Cultura: Simone Pozzati "del sacro e del profano"

È uscita per DiamonD EditricE nella collana Dittici, la V raccolta antologica di racconti del XXI secolo dal titolo Del Sacro e del Profano. L’opera, curata dall’autore Simone Pozzati, è costituita da diciotto racconti, vicende narrate senza filtri, dove non c’è posto per il perbenismo e dove prendono vita, in maniera del tutto spontanea e bestiale, solipsistiche abiezioni del sé. Un insieme di validi scrittori e brillanti penne del panorama nazionale. Spiccano autori noti, tra cui la scrittrice di romanzi Marilù Manzini, il poeta Antonio Veneziani, il regista Livio Galassi, il biografo e poeta Ignazio Gori, lo scrittore Maurizio Valtieri, lo scrittore ed editore Simone Di Matteo, presente in veste non solo di autore ma anche di illustratore grafico per quel che concerne la copertina del volume, e non ultimo lo stesso Simone Pozzati. Degna di nota la presenza del cantautore Andrea Del Monte e dell’autore Simone Romano.

Questa raccolta va a chiudere la prima e fortunata serie dei Dittici, un insieme di antologie caratterizzate da tematiche contrapposte, tra le quali sono presenti Del Rosso e del Nero, Dei Vizi e delle Virtù, Eros e Thanatos, Del Giorno e della Notte. Dunque la congerie della raccolta farà del Sacro, un pretesto per riscoprire il corpo e del Credo, un mero vincolo profano.

Si legge nella nota introduttiva al libro a firma di Simone Pozzati:

Avvertenza: si sconsiglia la lettura ai bigotti

La Letteratura, e in particolare questa antologia, è solo per curiosi, per coloro che sono disposti a mettere in dubbio le proprie credenze. Ribaltare il punto di vista è il bello della scrittura. Un ambiente neutrale dove un santo può scrivere con gli occhi di un assassino e l’assassino con gli occhi del santo.

Sacro e Profano si sposano da sempre in contrasto. Si veda, ad esempio, l’arte nei dipinti di Tiziano o nella scultura del Bernini.

I due termini però, nell’accezione assunta oggi, non sono uno il contrario dell’altro. Non per una concezione puramente relativistica o caotica. Ma perché la storia del linguaggio ha subito a mio avviso un processo di ribaltamento di contenuti e valori. Messo in atto dall’uso travisato di parole e simboli da parte dei poteri, e sancito da un passaggio storico fondamentale, verosimilmente iniziato con l’eliocentrismo di Copernico. Momento di frattura dove crollarono dogmi secolari, e in cui l’uomo poté giungere alla verità senza l’ausilio di entità superiori o tramiti. Un esempio recente quanto eclatante può essere l’utilizzo della svastica da parte dei nazisti. In origine simbolo preistorico di luce per culture religiose originarie dell’India.

Pro-fanum significa fuori dal tempio o meglio ancora avanti il tempio. Mentre sacrum significa da radice indoeuropea attaccato, avvinto, incollato o può riferirsi ad una radica sanscrita andando ad indicare verbi come seguire, accompagnare.

Dunque sacro non è solo il religioso pellegrinaggio davanti ad una reliquia o un menhir. Sacro può essere il sesso nei secoli demonizzato da alcune confessioni. E profano per alcuni fu il bosco in cui altri culti vi radicarono i loro templi (venerati) distrutti. Così come alcuni uomini con i sacri voti, vestiti da paramenti benedetti profanano corpi innocenti. Profane guaritrici furono bruciate su roghi. E innocenti trucidati sotto l’effige di qualche Dio. Il fuoco sacro non è quindi sempre una buona cosa, e nella vita di sacro ci vuole tanto osso o sedere o anche culo per i più sinceri e veraci.

Immagini sacre ne potremmo parlare lungamente ma non vorrei offendere i bigotti che a questo punto della pagina hanno già storto il naso e somatizzato uno strabismo di venere acquisito. Perché tutto ciò che è sacrilego e scelleratamente provocatorio incuriosisce anche il più testardo. Per cui non avranno seguito le mie avvertenze e saranno andati avanti.

«A te convien tener altro viaggio»

rispuose, poi che lagrimar mi vide,

«se vuo’ campar d’esto loco selvaggio»;

(Divina Commedia, Canto I)

Allora buona lettura auspicandomi che le pagine di questa antologia instillino una goccia di dubbio. Se sacra o profana lo deciderete voi. Siete ancora in tempo per abbandonare questo viaggio.

                                                                                                                    

Simone Pozzati, classe 1989, scrittore e autore di canzoni, presente in diverse antologie, tra le ultime Mi ricordi il mare (L’Erudita Edizioni – giugno 2018) con il racconto Maledetto (a)mare. Il suo primo libro, Labbra Blu (DiamonD EditricE 2015), adottato nelle scuole del Lazio, è una raccolta di storie nere che rievocano le dantesche e infernali cantiche. Sempre per la DiamonD EditricE ha redatto il libro contro la violenza sulle donne Era mio padre. Per Augh Edizioni nel 2017 scrive Il drago di Carta, una favola per bambini, illustrata da Valeria Cerilli, sul valore dei sogni, diventata anche spettacolo teatrale di burattini. Ha collaborato come autore al disco In Bianco e Nero dei Remida,(Radiocoop Edizioni), band modenese per la quale ha già scritto in precedenza, con la collaborazione di Davide Ognibene, l’ironico brano Gli Spostati, dedicato all’omonima coppia della V edizione di Pechino Express formata da Simone Di Matteo e Tina Cipollari.

Send a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *