Da maestra a capo della burocrazia regionale, l’incredibile ascesa della zarina Patrizia Monterosso

settembre 8, 2018

 

 

 

 

PALERMO – “Il processo per Lombardo Crocetta e numerosi ex assessori per danno erariale, in soldoni dice che avevamo ragione. Per anni abbiamo detto che la presenza della dottoressa Monterosso ai vertici della burocrazia regionale era inopportuna, oltre che illecita”. Ad affermalo è Valentina Zafarana, capogruppo del M5S all’Ars. “Aspettiamo gli sviluppi – dice la deputata – anche se per ragioni di opportunità la dottoressa Monterosso doveva essere rimossa molto tempo addietro. Ricordiamo che una nostra mozione di censura all’Ars contro l’alta burocrate non è stata nemmeno calendarizzata nella passata legislatura”.

Durissima la relazione del procuratore regionale della Corte dei conti, Gianluca Albo, per le nomine di Patrizia Monterosso a Segretario generale. Critiche molto aspre legate soprattutto alla “consistenza” dei titoli nel curriculum della dirigente che per anni è stata a capo delle pubblica amministrazione siciliana.  “La parte politica dell’amministrazione – si legge nell’invito a dedurre – tende a rimuovere per ottenere la prevalenza dei propri desiderata fiduciari sul rigore normativo”. Il principio ‘rimosso’ sarebbe  verificare la presenza in “tutti i ruoli” della pubblica amministrazione (quindi anche tra i funzionari direttivi), prima ancora di rivolgersi all’esterno, di persone in grado di ricoprire quello specifico incarico. Imagistrati contabili entrano nel merito dei titoli della Monterosso. Per la Procura infatti la “formazione culturale e professionale della dottoressa Monterosso” non era “connotata da quelle peculiarità tali da giustificare il ricorso alla nomina di un soggetto esterno, consentito in presenza di personalità di spicco per titoli culturali ovvero per esperienze manageriali pregresse”. I titoli accademici della dirigente, ad esempio, ossia la laurea in Filosofia, un dottorato di ricerca in Filosofia e un assegno di ricerca non sarebbero “inerenti all’incarico”. E tra i titoli ecco anche quelli ai quali la giunta di Lombardo faceva riferimento parlando di assunzione al Ministero dell’istruzione, università e ricerca. “Meno comprensibile – incalza il procuratore in questo caso – la valorizzazione dell’assunzione a tempo indeterminato della dottoressa Monterosso presso il Miur, che si risolve in una assunzione nel ruolo di docente di scuola primaria (maestra elementare) incarico di grande rilevanza sociale ma all’evidenza sprovvisto di elementi valorizzabili nella scelta dell’incarico apicale tra tutti i dirigenti della Regione siciliana”.  La dottoressa Monterosso fu confermata nel suo incarico da Crocetta nonostante la condanna per colpa grave ad euro 1.279.007,04 per danno erariale commesso nella qualità di dirigente generale responsabile della formazione professionale in pregiudizio della Regione siciliana”. Gli amministratori “avvisati” da Albo dovranno, invece, se condannati, corrispondere alle casse regionali “appena” 839.000 euro.

Resta la curiosità di sapere perchè una maestra, esterna all’organizzazione della Regione siciliana,  sia stata promossa, ai vertici della burocrazia regionale e strenuamente difesa, prima e dopo, da due presidenti di diverso schieramento politico. Incuriosice, anche, il perchè Gianfranco Miccichè, presidente dell’Ars, abbia voluto mantenere nell’ambito della Regione Patrizia Monterosso, nominandola direttore della Fondazione Federico II, pochi  giorni dopo che il neo eletto presidente Nello Musumeci le aveva dato il foglio di via. I misteri della politica.

 

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