Dall'idea al progetto all'impresa: ad Economia Aziendale vanno in scena gli imprenditori hi-tech del domani

Saro Faraci

CATANIA – Si fa a presto a dire startup, ma soprattutto è troppo presto perchè un’idea di business possa trasformarsi subito in progetto imprenditoriale e poi diventare in pochissimo tempo un’impresa vera e propria, magari di quelle che la legge riconosce come start up innovative. Per carità, tutto è possibile. Ma le startup di successo sono veramente pochissime, la maggior parte sono etichettabili come lifestyle business, ordinaria amministrazione per quanto ben fatta, capace di stare sul mercato e profittevole. E’ di recentissima pubblicazione un libro provocatorio di Federico Pistono, dal titolo Startup zero.0. Imparare dai fallimenti per creare successi in cui l’autore, uno startupper incallito e oggi pure investitore, prova a sfatare alcuni miti sulla moda delle startup per tornare a parlare seriamente di impresa e di mercato, prima ancora che di cultura d’impresa e di orientamento al mercato che sono spesso i baluardi dietro i quali si difendono a spada tratta gli startupper.

Conoscere e far conoscere il mondo di chi prova o di chi ha già sperimentato il “fare impresa” rimane però sempre utile e formativo. Specialmente se ciò avviene all’interno di un’aula universitaria dove gli studenti oggi, futura classe dirigente domani, si pongono mille domande alle quali non sempre trovano risposta e magari rilanciano con altre domande. Di fronte alle domande bisogna imparare a fare l’inchino, come suggerisce Mika al suo amico Joakim nel libro di  Jostein Gaardner C’è nessuno?. «E più profonda è la domanda, più profondo è l’inchino» aggiunge il protagonista del libro che poi chiosa: «Non devi mai piegarti davanti a una risposta. Una risposta è il tratto di strada che ti sei lasciato alle spalle. Solo una domanda può puntare oltre».

Dunque, nel mondo delle start up vige la regola delle domande. Più se ne fanno, e meritano tutte attenzione, più si affinano le idee, i progetti, i piani imprenditoriali e perfino quei termini, spesso incomprensibili ai più, come i business model o i revenue model. Le domande aprono nuovi orizzonti conoscitivi e permettono sovente di demolire alcune certezze che, soprattutto nelle fasi iniziali della vita di un’impresa, sono pericolose perché foriere di pregiudizi, di strani convincimenti, e di (in)sane presunzioni. Ecco perchè solo chi ha il coraggio delle proprie idee non si sottrae al confronto con il mondo universitario.

Questa mattina, un centinaio di studenti del corso di laurea in Economia Aziendale non hanno lesinato domande e interrogativi ad imprenditori in provetta e startupper nonchè qualche imprenditore che, dopo dieci anni di esperienza sul campo, ormai può considerarsi fuori dalla fase di start up, ma ugualmente impegnato giorno dopo giorno a trovare soluzioni aziendali ai problemi di altri, che siano imprese o consumatori non fa differenza. Nel corso di uno Startup & PMI Day allestito per l’occasione, agli studenti frequentanti il corso di Economia e Gestione delle Imprese è stata data l’opportunità di incontrare i due team vincitori della recente edizione di Start Up Weekend Catania, ovvero Coorto e Immersivart, il primo team impegnato nella realizzazione di un mercato virtuale di intermediazione fra domanda ed offerta di orti urbani, il secondo invece alle prese con un’app in grado di portare nei musei la realtà aumentata per la fruizione delle opere d’arte nascoste. E poi è toccato a Giancarlo Sciuto, laureato in Economia Aziendale, raccontare la storia di Seotesteronline, la start up accelerata da TimWCap che a breve rilascerà un’applicazione per la ottimizzazione dei siti web al fine di incrementarne visibilità e posizionamento sui principali motori di ricerca, a cominciare da Google. Infine, è intervenuto Fabrizio Garufi, uno dei primi startupper a Catania quando il termine startup dieci anni fa non era di moda. Ingegnere elettronico, laureatosi a Catania ed allievo della Scuola Superiore di Catania, Garufi ha vinto un periodo di incubazione in una struttura dell’Università di Catania prima di lanciare la sua azienda, Techlab Works, operante ormai da anni sul mercato del biomedicale e della videosorveglianza e del digital signage. Oggi la sua azienda, che impiega otto persone, può dirsi una delle eccellenze siciliane nell’information technology, dato che le sale operatorie del Rizzoli a Bologna, del Gaslini a Genova e recentemente del Policlinico a Catania sono tutte moderne ed attrezzate con tecnologia hard e soft interamente “made in Sicily”.

Interessante il dibattito seguito agli interventi degli ospiti e le domande loro rivolte. E adesso, quale sarà la prossima domanda da rivolgere a startupper e neoimprenditori?
 


 
 

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