Dario Montana: "Dal prezzemolo al biologico: la mafia impone il pizzo"

|Katya Maugeri|

CATANIA – L’aggressività delle cosche è crescete e spazia sempre di più dalle attività tradizionali ai nuovi business. A Catania, in particolare, la criminalità organizzata è sempre più imprenditrice.

Dai mercatini di quartiere alla grande distribuzione, la mafia imprenditrice si è infiltrata dal micro al macro commercio?

«Le mafie nel tempo sono andate ad aggiungere nuove attività illegali senza mai abbandonare quelle precedenti. Non hanno mai abbandonato le campagne, il pizzo, gli appalti, il mercato della droga. Da sempre   si sono occupate di attività criminali in senso stretto e contemporaneamente hanno cercato di mimetizzarsi ed entrare in qualsiasi attività legale e/o illegale che potesse essere utile al raggiungimento dei loro obiettivi di ricchezza e potere, sempre attente alla ricerca del consenso e del prestigio sociale. Oggi, soprattutto nel nostro territorio – l’area metropolitana di Catania – dove le mafie hanno da sempre avuto una fortissima vocazione imprenditoriale, è molto difficile tracciare confini netti tra le attività illegali e quelle legali delle mafie.  Ad esempio proprio la storia che raccontiamo sui terreni confiscati assegnati alla cooperativa Beppe MontanaLibera Terra, quella della  famiglia Riela testimonia il predominio economico delle cosche sul nostro territorio.
Racconta di come un bracciante agricolo, disoccupato, con una famiglia numerosa da mantenere, possa diventare prima un dattilografo comunale e poi progressivamente dedicarsi alla costituzione di imprese, in una continua ascesa sino a raggiungere la posizione di monopolista di fatto in alcuni settori degli autotrasporti, che in Sicilia sono fortemente controllati dalla criminalità organizzata e forniscono i grandi centri commerciali e gli ipermercati. Il fondatore di questo sistema aziendale, senza disporre di capitali propri, è riuscito con successo a inserirsi nell’attività dell’autotrasporto proprio grazie alla disponibilità di capitali illeciti, ottenibili per la massima parte dalla criminalità organizzata catanese, senza mai aver subito lo stillicidio di rapine agli automezzi che caratterizza questo tipo di attività. Non dimentichiamoci che grande distribuzione vuol dire realizzazioni di centri commerciali, una delle attività economiche a più forte rischio di infiltrazione mafiosa collegata al cosiddetto ciclo del cemento e al riciclaggio, ma le mafie offrono i loro servizi a tutto tondo: anche nella scelta dei fornitori ai quali rivolgersi. È rilevante, infatti, la presenza delle mafie nei mercati del pesce, del pescespada soprattutto a Catania e in quelli ortofrutticoli come quello di Vittoria. Le mafie impongono i prezzi ai produttori, decidono i mezzi sui quali i prodotti devono viaggiare (anche con droga ed armi) e i banchi dove devono essere venduti. La presenza delle mafie ormai ha superato i confini dei mercati locali, dove impone il pizzo perfino ai venditori di prezzemolo, in pescheria. Il pizzo sul prezzemolo, infatti ovviamente non viene di certo imposto per portare denaro nelle casse delle cosche, ma è solo un modo per essere visibili, riconosciuti ed esercitare il controllo del territorio. Purtroppo le mafie sono presenti anche in mercati e in settori impensabili come il biologico. La forza delle mafie sta proprio nella sua capacità di utilizzare il proprio capitale sociale per orientare e regolare i settori soggetti ad autorizzazioni. Ma per restare nel settore dei mercati alimentari ed avere idea della presenza delle attività criminali si pensi, per un attimo, ad una vicenda tutta siciliana: dove l’intero dipartimento veterinario regionale è stato azzerato per truffa , falso ideologico, abuso d’ufficio, concussione. Oppure possiamo ricordarci delle inchieste relative alla mafia dei Nebrodi ed alle truffe sui fondi comunitari o ancora più semplicemente possiamo passeggiare in un quartiere popolare del centro della nostra città, vedere garage trasformati in stalle per cavalli, da utilizzare nelle corse clandestine e destinati alla macellazione illegale per finire serviti in un panino in una delle tante “putie”. Insomma le mafie non sono di certo una garanzia per il diritto alla salute ed alla sicurezza alimentare».

Recentemente l’agromafia è il nuovo segmento del business della criminalità organizzata il mercato del lavoro è inquinato dalla presenza mafiosa. Quali sono le possibili strategie per contrastare il fenomeno?

«Per una volta possiamo partire da un successo anche della società responsabile del nostro paese che ha visto raggiungere l’obiettivo di una nuova legge sul caporalato e lo sfruttamento del lavoro in agricoltura. Una legge che possiamo sicuramente considerare di contrasto alle mafie, ma l’importanza maggiore è che finalmente si inverte la rotta e si colpisce anche il datore di lavoro che utilizza nelle proprie aziende i lavoratori sfruttati dai caporali. Bisogna far crescere la consapevolezza che le mafie non hanno mai abbandonato le campagne e che anzi stanno ritornando sempre più alla terra. Purtroppo nelle nostre campagne manca ancora la consapevolezza e la capacità di riconoscere come criminali alcuni comportamenti che vengono spesso tollerati. Rilevante è ad esempio il fenomeno della “guardiania”, che è una vera e propria forma estorsiva, la cui consapevolezza viene acquisita solo quando si vuol porre fine al rapporto. C’è bisogno di un grande sforzo collettivo da parte dei consumatori che devono pretendere di conoscere per intero la filiera dei prodotti che scelgono: da chi , come e dove arrivano sullo scaffale di vendita. Ancora una volta combattere le agromafie vuol dire riappropriarsi e prendersi cura dei nostri territori. Occorre fare in modo che la remunerazione dei lavoratori e la possibilità di reddito degli agricoltori risultino adeguate e parametrite ad una vita dignitosa. È solo in un mercato liberato dal controllo delle mafie che può essere assicurata quella giustizia sociale che ci libera dall’oppressione».

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  1. Una lucida e profonda riflessione sull’impero mafioso che domina in Sicilia su ogni attività lavorativa ed imprenditoriale. Vengono i brividi nel leggerla. Si sente il respiro disgustoso dei mafiosi alle nostre spalle e l’impotenza totale a poterli contrastare.

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