Diecimila posti a rischio col dissesto del Comune di Catania

novembre 1, 2018

 

 

Daniele Lo Porto

CATANIA – Non solo il contributo straordinario del Governo, se e quando lo deciderà, ma serve subito, è necessaria anche l ’anticipazione di cassa del contributo statale ordinario del 2019. Nel frattempo, le casse comunali dovrebbero avere un minimo di liquidità grazie alla scadenza dell’Imu di dicembre. Salvo Pogliese, sotto un cielo grigio di pioggia, non nasconde la difficoltà del momento: “Dobbiamo evitare il dissesto. E’ una battaglia della città, non solo dell’Amministrazione comunale. Lasciamo stare le polemiche. Non abbiamo al momento risorse per pagare gli stipendi dei dipendenti, della cooperative sociale, delle partecipate. Dobbiamo essere uniti e compatti”. Finita la manifestazione organizzata dai sindacati, associazioni produttive e diverse sigle, il sindaco è andato a Palermo accompagnato dall’assessore al Bilancio, Roberto Bonaccorsi. Al sottosegretario agli Enti locali, Stefano Candiani, ha rappresentato di nuovo l’ S.O.S. istituzionale. Il rappresentante del governo Conte sarà a Catania lunedì prossimo, si spera per portare la buona novella.

“Siamo contro il dissesto: ci sono in gioco 10.000 posti di lavoro tra dipendenti diretti e indotto, imprese e cooperative sociali, e ci sono in gioco anche servizi per cittadini e famiglie – sottolinea il segretario della Cisl, Maurizio Attanasio -. Ma la Corte dei Conti ha individuato le responsabilità della politica locale negli ultimi 20 anni. Quindi ci rivolgiamo proprio a tutto il fronte politico catanese perché si assuma la responsabilità di intervenire per salvare Catania da un disastro di cui la città non ha colpa”. Presente in piazza Università anche l’ex sindaco Enzo Bianco, autorevole esponente dell’opposizione e presidente del Consiglio nazionale dell’ANCI. In calendario è stato fissato per il 7 novembre un altro faccia a faccia tra sindaco, organizzazioni dei lavoratori, datoriali e associazioni in vista della manifestazione che si terrà Il 12 novembre.

Dal Giornale di Sicilia

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