Dopo Totò Riina, il “caso Santapaola”

giugno 22, 2017


|Katya Maugeri|

CATANIA – Un altro detenuto “eccellente”, anche lui come Totò Riina con seri problemi di salute. Si tratta di Antonino Santapaola, fratello del capomafia “Nitto”, difeso dall’avvocato Giuseppe Lipera, ed è la moglie, Santa Rapisarda a segnalare la disattenzione da parte dell’amministrazione penitenziaria nei confronti dello stato di salute del marito, detenuto definitivo, in regime di 41 bis, presso il carcere di Opera-Milano.
Nei giorni scorsi “mi è stato comunicato scheletricamente che mio marito è stato ricoverato  per essere sottoposto ad accertamenti sanitari, disposti da questo Istituto – dichiara Santa Rapisarda – durante l’ultimo colloquio, effettivamente lo avevo trovato un più spossato del solito, e senza che io sapessi nulla, giorni precedenti era stato sottoposto ad un intervento chirurgico e si è presentato con il catetere. Profondamente allarmata di quanto mi veniva comunicato  mi sono rivolta al difensore di fiducia di mio marito per comprendere principalmente la diagnosi d’ingresso in Ospedale e le condizioni di salute del medesimo. Sino ad oggi, nonostante il sollecito inviato dal nostro legale alla Direzione del Carcere, nel quale si richiedevano maggiori informazioni circa lo stato di salute di mio marito, non abbiamo ricevuto nessun riscontro, limitandosi solo alla comunicazione formale  dei tempi dei colloqui tra il paziente, i familiari e l’avvocato”.

E continua “Sono più che convinta che è un mio diritto, così come per l’avvocato di fiducia, conoscere le condizioni di salute di mio marito nonché la diagnosi d’ingresso in Ospedale, l’aver omesso di comunicare le ragioni del ricovero è assolutamente ingiustificabile, inammissibile ed inaccettabile”, esprime il suo disappunto la moglie di Santapaola, una mancanza di rispetto sottolineando che vive da sola, non ha figli e “per me è un enorme problema e disagio potere raggiungere, peraltro con tutte le restrizioni che impone la Direzione del carcere, l’Ospedale San Paolo di Milano, solo per sapere i motivi per cui la Direzione Sanitaria del Penitenziario si è determinata a disporre l’urgente ricovero in Ospedale di mio marito. Nella qualità di moglie del detenuto-paziente-ricoverato tale diritto non mi può essere assolutamente negato!”

La sua richiesta è semplice, chiede di conoscere le condizioni di salute del  marito e il motivo per cui è stato ricoverato. Nei giorni scorsi una grande bufera sul caso Riina, anche lui detenuto in regime 41 bis circa la pronuncia della Cassazione che ha stabilito che essendo il detenuto malato ha diritto ad una morte dignitosa, ma “io non sto chiedendo che mio marito venga scarcerato, nonostante lo stesso sia affetto da gravissime patologie, ma solo di sapere il motivo perché è stato ricoverato e le sue attuali condizioni di salute” dichiara la Rapisarda, inoltre continua “Sono convinta che in Italia non bisogna parlare solo del caso Riina, ma di tutti quei casi, come quello di mio marito, dove i detenuti e i familiari di questi vengono trattati con assoluta superficialità e indifferenza, calpestando il diritto sacrosanto di conoscere le patologie del proprio congiunto che da una settimana è ricoverato presso un presidio ospedaliero lontano senza avere la possibilità di saper il motivo”.

Santa Rapisarda, amareggiata ha deciso di rivolgersi al presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Rosy Bindi, chiedendo un immediato intervento, richiedendo di adottare tutti i provvedimenti opportuni, al fine di conoscere quello che a oggi la Direzione della Casa di Reclusione di Milano-Opera le ha negato.
Detenuti e polemiche, tante – facili e spesso lecite -, ma viene da chiedersi se dentro quelle celle viene rinchiusa anche l’umanità tanto ricercata da chi sta fuori, ma così difficile da manifestare quando un familiare – non importa di quale famiglia mafiosa, e da quale reato sia colpevole – chiede di conoscere lo stato di salute di un suo caro. Non importa quale sia il suo nome.

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