Droga: dalla trasgressione alla rinascita

giugno 26, 2019

di Katya Maugeri

COSENZA – “Ero minorenne quando ho conosciuto la sostanza.  Dodici anni di dipendenza con un consumo maggiore di eroina”, inizia così la storia di Saverio, un uomo che oggi è libero da ogni dipendenza e che nei giorni scorsi ha partecipato alla cerimonia delle “graduazioni” al centro terapeutico Il Delfino di Cosenza, diretta dal presidente Renato Caforio. È uno dei dieci uomini che dopo il percorso terapeutico è riuscito a liberarsi definitivamente dalla sostanza e riprendere in mano la sua vita. Da uomo sano, da uomo libero.

Oggi, si celebra la trentatreesima giornata mondiale contro il consumo ed il traffico illecito di droga, indetta, sin dal 1987, dall’assemblea generale delle Nazioni Unite che ricorda l’obiettivo comune a tutti gli Stati membri di creare una comunità internazionale libera dalla droga. L’uso delle sostanze è entrato in gran parte nel sistema, in una società che spesso emargina i consumatori, quei tossicodipendenti che spesso vengono considerati solo un problema. Ed è con la storia di Saverio, una storia di speranza e di rivincita che vogliamo ricordare questa giornata come una lotta da affrontare giornalmente con azioni concrete che possano salvare tanti giovani da questo baratro, da questo tunnel che conduce alla morte.

“Sono figlio unico e i miei genitori mi hanno sempre responsabilizzato su tutto, ho maturato una presunzione esagerata e credevo di poter gestire tutto”, mi racconta in queste giornate estive, che nel suo caso non ha influito nessuna “cattiva compagnia”, né una necessità economica, nessun disagio sociale. “Ero curioso, tutto qui”, lo dice con fermezza senza attribuire colpa a nessuno. “Ero curioso” continua a ribadire, a me non mancava nulla, volevo conoscere la sostanza e i suoi effetti. E li ho conosciuti, eccome. Inizialmente mi sentivo un eroe, indistruttibile, invincibile, ma col tempo la sostanza ti devasta e perdi tutto. L’eroina diventa come una medicina: non puoi non assumerla, smetti di avere una vita sociale, tutto sempre perdere consistenza, persino i pensieri: offuscati, confusi, lontani. Non li afferri più. “E poi, dopo dodici anni di abuso, ho scelto di voler abbandonare questo tunnel che mi impediva di vivere come avrei voluto, volevo tornare ad essere un uomo normale. Non riuscivo più a socializzare con gente che non faceva uso di sostanza, l’eroina ti porta ad isolarti, ero uno straccio. Ad un certo punto la curiosità che mi aveva spinto dentro quel vortice di morta stava diventando forza di volontà, forza prepotente che mi suggeriva di vivere. La mia motivazione era semplice: volevo ritornare ad essere una persona viva, allegra, in forma. Dovevo trovare la via d’uscita, dovevo. Chi desidera liberarsi da queste catene non può pensare di farcela da solo, no. La presunzione deve lasciare spazio all’umiltà: lasciarsi aiutare, rispettando i propri tempi, sì, ma affidandosi a delle strutture che siano in grado di comprendere e aiutare l’utente e ritrovare la sua strada. Sono orgoglioso di essere stato un utente del Centro Il Delfino, qui la porta era sempre aperta, mi sentivo a casa. Proprio come quelle porte mai chiuse da mia madre, nonostante il mio atroce vissuto. Il Delfino era casa. Un luogo dove poter riflettere, e riprendere con orgoglio quello che avevo costruito, abbandonandolo in un angolo della mia vita. Un posto costruttivo dove fare i conti con se stessi. La prima comunità alla quale mi sono affidata  era incentrata sul lavoro, ma io non avevo bisogno di quegli stimoli, che conoscevo bene, in realtà avevo ben chiaro il valore e lo spirito lavorativo, avevo bisogno di altro. Di essenza, di ritrovarmi. E il progetto che anima Delfino, punta sul progetto uomo. In che modo? Ascoltandoti, umanizzando l’utente mettendo al centro del mondo l’uomo, con tutte le sue sfaccettature”.

Mi racconta che tornare a casa, quello è stato difficile perché per riprendersi fisicamente e psicologicamente realmente occorre circa un anno e mezzo, ma era determinato nel suo cambiamento, ormai sapeva bene cosa fare: tornare a vivere e lasciarsi alle spalle quel capitolo spento e doloroso. Ha ripreso a lavorare con la stessa passione a integrarsi in quella società che durante quei lunghi dodici anni lo aveva emarginato. “Dobbiamo stare bene con noi stessi per tornare davvero ad essere lucidi”.

Durante la cerimonia, i dieci ex utenti hanno parlato con i giovani ragazzi che stanno intraprendendo il percorso terapeutico per liberarsi dalla dipendenza. Sono sempre in aumento i giovani che trovano della sostanza stupefacente la via di fuga o il benessere effimero, tornare indietro, quello è meno facile, è un impegno arduo e una sfida da rinnovare ogni giorno. “Lo stimolo lo troveranno – spiega Saverio – ogni persona deve concedersi del tempo: io ho impiegato dodici anni, conosco gente che ne ha impiegati trenta e chi un anno. È tutto molto soggettivo, dipende dalla nostra motivazione, ci sono troppi sentimenti in ballo: la rabbia, la demotivazione, serve riflettere e stare in comunità, in quelle – come Il Delfino – che ti permettono realmente di intraprendere un percorso introspettivo utile che porta alla lucidità. Accettando persino la ricaduta, perché non esiste il fallimento esiste la presa di consapevolezza che l’aver sbagliato di nuovo potrà solo renderti più lucido per attuare un cambiamento radicale.
Serve una mente lucida per scegliere e prendere la decisione. La droga condiziona ogni scelta, è come una persona che non ti lascia libero di pensare, né di agire come vorresti. Devi disintossicarti da ogni sostanza, da ogni dipendenza per tornare a pensare, riflettere lucidamente, ed è in quel momento che trovai lo stimolo. Quello di ritornare a vivere, a respirare, da uomo libero”.

La cannabis rimane la sostanza illegale più utilizzata nella vita dagli studenti tra i 15 e i 19 anni, seguita, nell’ordine, dalle nuove sostanze psicoattive (NPS), spice, cocaina, stimolanti, allucinogeni ed eroina. È quanto emerge dalla Relazione annuale al Parlamento 2018 sullo stato delle tossicodipendenze in Italia, curata dal Dipartimento per le politiche antidroga.
Il confronto con i risultati delle precedenti rilevazioni evidenzia come negli ultimi cinque anni il consumo nel corso della vita sia leggermente aumentato, mentre per le altre forme di consumo si è assistito a una sostanziale stabilizzazione.
I dati rivelano che il 33,6% degli studenti (circa 870.000) ha utilizzato cannabis almeno una volta nella vita, il 25,8% (circa 670.000) ne ha fatto uso nel corso del 2017, il 16,4%, (circa 420.000) ha riferito di averla consumata nel corso del mese di svolgimento dello studio e il 3,4% ha dichiarato di averla consumata frequentemente (20 o più volte nell’ultimo mese).
Gli studenti che riferiscono di avere sperimentato la cocaina almeno una volta nella vita sono poco più di 88.000 (3,4%), 49.000 quelli che ne hanno fatto uso nel corso del 2017 (1,9%) e quasi 33.000 quelli che l’hanno usata nel mese antecedente la compilazione del questionario (1,3%). L’1,1% degli studenti (circa 28.000) riferisce di aver fatto uso di eroina almeno una volta nella vita; lo 0,8% (oltre 20.000) l’ha assunta almeno una volta nel 2017 e lo 0,6% (15.500) nel mese precedente la compilazione del questionario.

Non serve “sballarsi” per provare emozioni forti, non è con l’abuso di sostanze che si diventa eroi coraggiosi. Si vive realmente quando si è liberi di pensare lontano dalle catene. Le sostanze sono trappole che prima o poi risucchiano l’anima. E cambiare si può, ritornare al punto di partenza e scegliere – stavolta la vita – è un percorso che se intrapreso con forza di volontà si trasformerà in occasione. L’occasione che vi farà gioire di emozioni pure e non indotte. Perché le emozioni che contengono “sostanza” fanno solo rima con morte.

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