Droga e giovani: "Puntare sulla riduzione del danno"

Droga e giovani: "Puntare sulla riduzione del danno"

di Katya Maugeri

Flavio e Gianluca avevano 15 e 16 anni e sono morti soli. Ognuno nella propria stanza. Senza ritrovarsi mai più, entrambi morti nel sonno. Sulla tragedia accaduta giorni fa a Terni, interviene il Coordinamento nazionale comunità di accoglienza esprimendo la propria preoccupazione per la chiave unicamente repressiva che sta prendendo il dibattito pubblico. E per le conseguenti azioni istituzionali proposte in merito alla morte dei due adolescenti. A quanto pare avvenuta in seguito all’intossicazione da una, o più, sostanze psicoattive.

Il Coordinamento nazionale comunità di accoglienza chiede l’immediata attivazione su tutto il territorio Nazionale, della riduzione del danno prevista dal Governo nei Livelli Essenziali di Assistenza che le Regioni sarebbero tenute ad assicurare nell’ambito del Servizio sanitario nazionale.

«Di fronte alla scomparsa di due adolescenti, Flavio e Gianluca, con tutta la vita davanti, la prima reazione è quella di rabbia e di impotenza. Una reazione che tocca il mostro senso di ingiustizia». Spiega Lorenzo Camoletto, formatore del Gruppo Abele e operatore storico del Drop in.

«Per chi come noi è impegnato ogni giorno sulla strada sul fronte della riduzione del danno, sui problemi legati all’uso e all’abuso di sostanze, la rabbia cresce ancora di più. Vediamo trattare questi temi alla luce di vecchi stereotipi e di strategie che sappiamo essere state fallimentari. Diventano concausa di tragedie di questo tipo. Esistono modalità consolidate di intervento e di relazione con le persone, che gli educatori possono mettere in campo in spazi specifici. Purtroppo a oggi dopo quasi tre anni soltanto una regione lo ha fatto».

I servizi di prossimità non sono attivati in tutti i territori e dove sono presenti, spesso, non viene garantita la continuità di cui avrebbero bisogno. Questo significa uccidere due volte i ragazzi. Vuol dire consolidare un modello in cui le persone, i giovani, sono lasciati a se stessi. Per poi usare delle parole stereotipate per riproporre modelli repressivi, quando servirebbero modelli di relazione, di attenzione e di ascolto.

«In queste settimane, i media si sono fatti portavoce di un dibattito pubblico e istituzionale basato su slogan, termini sterili e luoghi comuni. A partire dalla solita presunta “emergenza droga”», dichiara ancora il Coordinamento nazionale comunità di accoglienza. Proprio su questo, tengono a ricordare, che secondo l’ultima Relazione annuale sul fenomeno delle tossicodipendenze, con dati 2018 e presentata al Parlamento nel dicembre scorso, le sostanze illegali hanno provocato la morte di 334 persone, rispetto alle 93mila attribuibili annualmente al tabacco (il 14% di tutte le persone decedute) e alle 40mila uccise da malattie correlate all’alcol.

Riguardo alle “azioni istituzionali” da mettere in campo, sottolineano l’assenza a Terni di una qualsiasi unità di strada o progetto di riduzione del danno. L’ultima attività di questo tipo, peraltro di affiancamento o supporto al servizio dipendenze (SerD) e con rari presidi all’esterno, risale ormai a dieci anni fa.

Per il Coordinamento nazionale comunità di accoglienza, da decenni impegnato in numerose attività e progetti a stretto contatto con giovani e potenziali consumatori, la stretta repressiva è inefficace nel prevenire le morti. Anzi, è controproducente: rischia di spaventare e allontanare persino dai servizi di emergenza, mentre laddove in campo c’è la riduzione del danno, le morti scendono e le overdose calano fin quasi a scomparire.

Grazie alla riduzione del danno, infatti, il mondo adulto attiva un dialogo “alla pari”, non giudicante, con i giovani, attraverso una corretta informazione che mira a creare consapevolezza nelle loro scelte, riducendo così danni e rischi legati ai consumi (e quindi anche le potenziali vittime). Arrivando anche a prendere in carico quelli problematici che chiedono aiuto. A quanto pare le overdose erano in crescita anche nella stessa Terni, ben prima del clamore mediatico suscitato da queste ultime due tragiche morti.

«La rete nazionale del Coordinamento nazionale comunità di accoglienza, a partire dal 1980, ha maturato una consolidata esperienza nei servizi di prossimità e di attivati in Italia dai propri soci già a partire dagli anni Novanta. Questa più che decennale attività, ci porta oggi a chiedere alle Istituzioni il rispetto della nostra lunga storia e delle professionalità acquisite nel tempo e dai più riconosciute, riportando l’attenzione sulle politiche di prevenzione, educazione e riduzione del danno».

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