È morto Nino Milazzo, il direttore diventato nonno dei suoi redattori

È morto Nino Milazzo, il direttore diventato nonno dei suoi redattori

Daniele Lo Porto

CATANIA – Questa foto mi è particolarmente cara e non la pubblico per vanagloria personale, ma perchè sintetizza quello che è stato per intere generazioni di giornalisti l’atteggiamento nei confronti di Nino Milazzo: di continua attenzione e costante rispetto. Da lui c’era sempre da imparare, in qualsiasi momento: dalle riunioni in redazione agli incontri tra amici in casa sua o in una conferenza-lezione, come fu quella organizzata da Rosario Faraci, allora presidente del Lions, nella sede del Credito Siciliano. Ed io, con non poco imbarazzo, da segretario provinciale di Assostampa, il sindacato dei giornalisti, ero relatore, tra altri, insieme a lui. Lavorare con Nino Milazzo non è stato un merito, ma una fortuna, grande, l’ho ripetuto spesso e se qualcosa ho imparato in questa professione è stato in gran parte per merito suo. Quando ci incontravamo gli ricordavo di considerarmi il peggiore dei suoi allievi e lui sorrideva, chissà, forse condividendo questa mia autocritica. Averlo frequentato, fino a pochi mesi fa, superate oramai da tempo, le barriere rappresentate dai diversi ruoli professionali è stato un privilegio condiviso con gli storici “ex di Telecolor”: Alfio, Fabio, Nicola, Valter, Katia, e ancora Antonio, Peppino, Fabrizio, Agata, Mimmo. Ricordo che nella sua prima esperienza a Telecolor, dopo l’addio al Corriere della sera, la breve ma significativa presenza a La Sicilia, ero l’unico a dargli del “lei”: un segno di rispetto che ho manifestato per anni. Poi il rapporto divenne di affetto sincero, corrisposto. Le sue telefonate anticipavano gli auguri per le feste tradizionali, puntualissime per il compleanno, contraddistinte da quella signorilità che insieme al rigore professionale ne ha caratterizzato la vita. Fu prodigo di consigli e suggerimenti: se da qualche anno Assostampa Catania ha di nuovo una sede, alle Ciminiere, il merito è suo che mi diede l’imbeccata giusta, quando proprio lì erano ospitati gli uffici del Teatro Stabile che lui presiedeva. Poi la disponibilità immediata di Paola Gargano Galatà, commissario straordinario della Città metropolitana, fece sì che la mia richiesta venisse accolta e il sindacato dei giornalisti – dopo la dolorosa chiusura del Club della stampa – ritrovasse una casa.

Per molti scompare una delle più autorevoli firme della scuola giornalistica catanese che si era affermata in campo nazionale, per noi “ex”, ma non reduci, è la perdita di una persona cara: un direttore diventato nonno.

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