E' tornato Raffaele Lombardo. E l'orgoglio dei lombardiani


 

ENNA – Vestito blu, giacca senza cravatta, occhiali da sole. La prima apparizione in pubblico, in ambito politico, dopo l’assoluzione al processo  d’appello per l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, Raffaele Lombardo l’ha fatta ad Enna, tra i suoi fedelissimi, circa 900, per la rinascita dell’ autonomismo, ma l’ Mpa è morto per far nascere il Movimento per la Sicilia.

“Se lo Statuto fosse stato attuato, la Sicilia sarebbe una terra ricchissima. E da qui bisogna ripartire: dalle risorse, dal materiale umano e dalle condizioni straordinarie che già ci sono per vivere in autonomia. La Sicilia è una nazione con un popolo, un territorio, una lingua, una cultura ed una storia millenaria radicata nel cuore del Mediterraneo. Una terra che aspetta solo l’occasione per intraprendere una strada verso lo sviluppo. Una strada che si chiama indipendenza, ma che non può fermarsi solo a questo”. Ripartono da queste considerazioni di  Raffaele Lombardo  gli autonomisti che si sono riuniti ieri, a Enna, alla vigilia del 71* anniversario dell’Autonomia Siciliana, per dare vita al MOVIMENTO PER LA SICILIA, un nuovo partito del territorio per rilanciare il progetto mai sopito di rendere la Regione libera dalle privazioni imposte dallo Stato nazionale.

Ci sono i senatori Antonio Scavone e Giuseppe Compagnone, gli ex assessori Gaetano Armao e Paolo Ezechia Reale, Paolo Colianni, l’ex deputato Cateno De Luca e il deputato regionale Roberto Di Mauro che, in una sala gremita da oltre 900 persone tra amministratori, militanti e rappresentanti di organizzazioni, ha aperto i lavori della mattinata.

“Oggi – ha spiegato Lombardo  – si chiude la fase politica dell’Mpa, ma non gli ideali che hanno dato vita al Movimento Autonomista. E da questi ideali dobbiamo ripartire guardando in faccia l’emarginazione e le aggressioni mediatiche e politiche che abbiamo subito, ma che, di certo, non ci hanno fermato. La Sicilia è stata dimenticata insieme a tutto il Meridione ed è giunto il momento di dire basta e riprenderci quello che ci spetta”.

Gli fa eco Armao: “In questi anni sono stati persi tanti punti del Pil tornando a una situazione precedente al 2005. Se non reagiremo a questa situazione ci ritroveremo una terra desertificata e sempre più impoverita. Prendo in prestito le parole di Luigi Sturzo perchè serve davvero il coraggio di tutti per far rinascere questa Regione. Lo Statuto va rivisto e poi attuato. Senza guardare al passato in maniera ridicola, ma al futuro in maniera costruttiva, immaginando una nuova ‘Via della Seta’ da interlocutori tra l’Europa, l’Africa e la Cina stigmatizzando ogni forma di clientelismo”.

Le richieste sono chiare e le snocciola il senatore Antonio Scavone: “Da Roma abbiamo lottato contro le trivelle, abbiamo presentato un piano di sviluppo per il Sud, abbiamo lavorato sui dati Svimez portando nell’Aula di Palazzo Madama la drammatica situazione della Sicilia, ma non siamo stati ascoltati. Allora, dobbiamo ripartire mettendo in campo un partito del territorio, riaprendo il contenzioso con il governo per l’attuazione integrale dello Statuto, pretendere l’assegnazione delle accise, una forte fiscalità di sviluppo per chi investe e crea nuova occupazione, la realizzazione di una zona economica speciale”.

E ancora: “Una profonda riforma della pubblica amministrazione regionale all’insegna del principio di sussidiarietà, riservando all’amministrazione compiti di indirizzo e di coordinamento. Un nuovo rapporto con il meridiolanismo aggiornato della Svimez e con il Masterplan per il Sud del governo. Un nuovo rapporto con l’Unione Europea, capace di far leva sulla posizione baricentrica della Sicilia nel Mediterraneo. Tutto questo non può che passare se non dal convolgimento di tutti coloro che nella società civile siciliana sono interessati al cambiamento e alla trasparenza. E’ il momento di mobilitare tutti i siciliani su un’idea nuova e antica al tempo stesso. E’ giunto il momento dell’autodeterminazione. Vogliono farlo lombardi e veneti. Lo hanno fatto scozzesi e catalani. Perché non noi? Bisogna solo toccare il cuore del popolo siciliano, suscitarne l’orgoglio. Siamo costretti a prorogare i precari degli enti locali di anno in anno, in attesa di un placet romano che mai arriverà. Invochiamo da sempre una fiscalità di vantaggio o compensativa e ci vengono a raccontare che sia l’Europa a non consentirla. Continua il penoso gioco del Ponte sullo Stretto: non si deve fare e ci costerà, in risarcimento per inadempienza contrattuale, più della sua stessa realizzazione. Le nostre storiche banche, che stampavano financo moneta, sono state distrutte per delle sofferenze risibili rispetto ai crediti non esigibili del sistema bancario nazionale, nei confronti del quale il governo interviene ogni giorno. Il risultato è che da noi il denaro costa molto di più e il risparmio drenato in Sicilia viene investito altrove, stante l’inaffidabilità delle attuali prospettive della nostra terra. Accettiamo di essere trattati come una razza inferiore o sapremo prendere in mano il nostro destino?”.

E allora ecco i prossimi passi: “Con questa giornata – ha concluso Scavone – istituiamo una Costituente aperta ad altre professionalità disponibili, disposta a lavorare sul Web, che sappia aprire un confronto con tutti coloro che vorranno dare il proprio contributo, a partire dai giovani. Dalla Costituente ci aspettiamo, in poche settimane, una bozza di nuova Costituzione e sarà poi proposto un referendum. Dobbiamo imparare a parlare con i giovani, ad usare il loro linguaggio, i loro strumenti di comunicazione. Aiutiamoli ad affermarsi politicamente e a costruire il futuro di una terra nobile culla e crocevia delle grandi culture della storia”.

Nell’immediato proporrà all’Ars una legge speciale per il turismo e una riforma delle province che preveda il decentramento di consistenti competenze regionali e che restituisca ai cittadini la facoltà di tornare ad eleggere i propri rappresentanti, abbattendo i costi della politica. Il Movimento valuterà le alleanze non secondo la distinzione destra/sinistra che ritiene inadeguata, ma secondo la coerenza con il proprio programma. In altri termini: sarà pronto a correre in aiuto del vincitore della competizione elettorale, per dare maggior peso alla maggioranza e a se stesso, nel rispetto di una consolidata strategia politica del centro col il baricentro oscillante da sinistra a destra.

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