Economia siciliana: 1,7 milioni in condizioni di povertà

agosto 8, 2018

Il tasso di disoccupazione ufficiale in Sicilia si è aggirato nel primo trimestre intorno al 23,1% – ovvero di 1,1 punti in più dell’anno precedente – mentre il ”tasso di mancata partecipazione” comprese le persone che non cercano ”attivamente” lavoro ha toccato il 41,6% – 41,3% nel primo trimestre 2017 – sono dati che confermano quanto spiegato dal responsabile scientifico Report Sicilia, Pietro Busetta commentando i dati del Report Sicilia, realizzato dal Diste Consultingper Fondazione Curella.

Una ”crescita assai moderata per l’economia siciliana – dichiara Busetta – nella prima parte di quest’anno anche per la debolezza dei consumi delle famiglie residenti, consumi frenati anche dalla poco favorevole dinamica dell’occupazione”. ”Nonostante la spesa sia contratta è tuttavia affiancata una positiva accelerazione degli investimenti in beni strumentali, sostenuti, tra l’altro, dagli incentivi fiscali dovuti alle leggi di bilancio dell’ultimo biennio”. Il modesto recupero dell’economia, emerso negli anni recenti, “non arresta la disoccupazione che continua a rappresentare un problema sociale di massima importanza: colpite nel primo trimestre scorso più di 400 mila persone”. Inclusi anche coloro che ”non cercano attivamente un’occupazione”, ma sarebbero disponibili a lavorare qualora se ne presentasse l’occasione, il numero dei disoccupati ”potenziali” sfiora il milione. Se s’includessero le persone che svolgono non volontariamente un’attività a tempo parziale il numero sarebbe ancora più inquietante. La spesa dei residenti quest’anno continuerà a risentire, oltre che della precarietà del mercato del lavoro, delle condizioni di disagio di larghi strati della popolazione: si stimano circa 1 milione e 700 mila siciliani in condizioni di povertà relativa, dei quali quasi 700 mila in povertà assoluta (100.000 in più dell’anno precedente), 1,3 milioni di famiglie che non possono far fronte a spese impreviste, 330 mila giovani (tra i 15 e i 29 anni d’età) che non studiano e non lavorano.

In Emilia Romagna, una delle regioni più sviluppate del Paese – aggiunge Pietro Busetta – il tasso di disoccupazione del primo trimestre è pari al 6,5% – era al 7,0% dodici mesi prima – mentre il tasso di occupazione arriva al 68,4%. Un semplice calcolo dimostra cheper pervenire a quei parametri ottimali gli occupati in Sicilia dovrebbero ammontare a non meno di 2 milioni 250 mila unità, per cui mancherebbero all’appello circa un milione di lavoratori”.

Le previsioni 2018. ”Nel secondo semestre, si prefigura una lieve, ulteriore accelerazione della domanda e della produzione delineata già nel primo semestre e un ritorno in territorio positivo dell’occupazione, dopo la débâcle del primo trimestre (-0,7% su base annua). L’aumento del PIL è stimato pari allo 0,9%, un tasso prossimo a quello del 2017 (+0,8%) ma migliore della ”crescita zero” di due anni fa”, osserva Alessandro La Monica, presidente Diste Consulting.

La fase di debole recupero dell’occupazione segnalata nel 2017 (+1,1%)rallenterà allo 0,7%, con la creazione netta di appena 9.000 posti di lavoro, mentre il tasso di disoccupazione si stabilizzerà intorno al 21,3%, solo 0,2 punti in meno del 2017. I consumi delle famiglie (residenti e non), conserveranno una dinamica modesta (+0,7%) sostenuta per la maggior parte dall’espansione della spesa dei non residenti, mobilitati tra l’altro dagli eventi collegati al riconoscimento della città di Palermo quale Capitale Italiana della Cultura 2018.

Una grande mano all’economia siciliana arriverà dall’ulteriore crescita degli investimenti di sostituzione di macchinari e attrezzature (+3,6% dal +3,1% del 2017), incoraggiati dalle agevolazioni fiscali riconfermate o rafforzate dall’ultima leggedi bilancio, dall’accresciuta disponibilità delle banche a concedere prestiti e dal basso costo del denaro, dalla necessità di rimpiazzo di equipaggiamenti ormai obsoleti. Per gli investimenti in costruzioni si sconta un incremento del 2,1% (+0,6% nel 2017) ricollegato alla costante progressione degli interventi di riqualificazione ed efficienza energetica del patrimonio immobiliare, alla discreta rianimazione dell’attività nel comparto della costruzione d’immobili destinati ad attività economiche, nonché alla frenata della tendenza cedente degli investimenti del segmento abitativo. Al contrario, si manterrà parecchio depresso il segmento dei lavori pubblici a causa della vischiosità nell’utilizzo dei fondi europei e della farraginosità dei meccanismi di spesa.

Sul versante della produzione tutti i grandi rami di attività segneranno aumenti, sia pure discordanti. Nell’industria in senso stretto il valore aggiunto registrerà un incremento in volume prossimo al 2,2%, in lieve regresso rispetto alla dinamica del 2017 (+2,6%) favorita dall’ottima performance delle esportazioni di manufatti. Per l’agricoltura, silvicoltura e pesca si stima una crescita del 3,2% che recupera una parte del calo precedente (-4,2%). Il valore aggiunto prodotto dal settore delle costruzioni conseguirà un incremento dell’1,8%, dopo l’impercettibile rianimazione segnalata nel 2017 (+0,3%). Nel variegato insieme di attività dei servizi si prevede il proseguimento – con analoga cadenza – della fase di risalita inaugurata due anni fa (+0,7%).

”Va chiarito – sottolinea Alessandro La Monica – che nonostante la maggior parte degli indicatori rilevino dinamiche congiunturali positive, gli effetti della crisi sono stati talmente devastanti per il già debole tessuto produttivo siciliano che i benefici sono assolutamente irrilevanti. La crescita del PIL dello 0,9% prevista per il 2018 e dell’1,2% stimata per il 2019, l’occupazione sempre su dinamiche positive sia quest’anno che l’anno venturo, il tessuto delle imprese in crescita di oltre un punto, gli investimenti che viaggiano con incrementi abbondantemente oltre i tre punti – continua La Monica – non sono certo sufficienti ad alleviare una situazione di grave disagio con un pesante tasso di disoccupazione e 250.000 famiglie su un totale di 2 milioni in condizione di povertà assoluta, le 13.300 imprese scomparse, non possono sradicare la percezione che la crisi non è finita”, conclude La Monica.

Le previsioni 2019. Per la prima volta nell’ultimo decennio, l’anno venturo, l’evoluzione dell’economia siciliana potrebbe risultare più favorevole rispetto alla dinamica nazionale. Il
”sorpasso”, atteso arrivare in una fase di rallentamento dell’economia italiana, sarebbe favorito più che altro dalla peculiare struttura produttiva della Sicilia, fortemente sbilanciata a favore dell’agricoltura e del terziario pubblico e privato, settori che avvertono meno gli effetti delle tensioni congiunturali. Paradossalmente, al sorpasso contribuirebbe lo scarso peso delle esportazioni sui mercati esteri, previsti entrare in fibrillazione perla probabile intensificazione delle misure protezionistiche. L’esercizio di previsione sconta comunque un graduale anche se lento rilancio delle opere pubbliche, con la messa in moto di un numero non trascurabile di attività industriali. Le proiezioni indicano una crescita del PIL in volume dell’1,2% a fronte di un +1% su scala nazionale. Allo sviluppo del prodotto non si assocerà però un alleggerimento delle difficoltà esistenti sul mercato del lavoro: l’occupazione crescerà dello 0,6%, mentre il tasso di disoccupazione dovrebbe conservare l’elevato livello del 2018 (21,3%). Al sostegno fornito dagli investimenti (+2,9%) si affiancherebbe una discreta ripresa di tono dei consumi (+1,1%), che beneficeranno dell’espansione del turismo. Dal lato della produzione si prevedono sviluppi estesi sia ai settori che producono beni sia a quelli che erogano servizi.

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