Elezioni europee: "Tra Salvini e Di Maio una sfida patologica, in stile Game of Thrones"

Elezioni europee: "Tra Salvini e Di Maio una sfida patologica, in stile Game of Thrones"

Gerardo Marrone

È stata la campagna elettorale del “fuoco amico”. Combattuta per mesi dai… carissimi nemici di governo Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Una disputa stupefacente, anche per chi di professione fa lo studioso di esternazioni e frasi “a uso pubblico” dei leader di partito. Marica Spalletta, docente di Media e Politica alla Link Campus di Roma, ammette: “Era lecito attendersi una campagna elettorale dai toni robusti tra i due esponenti di Cinque Stelle e Lega, ma talune estremizzazioni cui abbiamo assistito vanno oltre la fisiologica competizione. Perché, piuttosto, hanno incarnato la versione più patologica di una battaglia per il potere in perfetto stile Game of Thrones !”.

Fiumi di dichiarazioni. E di insulti. Quali sono state le parole-chiave della sfida italiana per un posto al (pallido) sole di Bruxelles?

– “Questa campagna elettorale si è contraddistinta certamente per la presenza di alcune parole-chiave ricorrenti, accomunate tra loro dal fatto di attingere a piene mani dal più consolidato dizionario dell’hate speech (discorsi dell’odio, ndr). Purtuttavia, e questo è un evidente paradosso, a caratterizzare questa campagna non sono state a mio avviso le parole-chiave più dette, quanto piuttosto la grande esclusa, ovvero l’Europa”.

Anche alla luce dei risultati, cosa ha pesato di più sul voto?

– “A mio avviso la sua temporalità, ovvero il posizionarsi a un anno esatto dalla costituzione di un Governo su cui pochi avrebbero scommesso prima dell’inizio della Legislatura. Le elezioni dello scorso 4 marzo hanno infatti consegnato una geografia politica totalmente cambiata, finanche stravolta, ma ancora in fieri, complice anche la non definizione del rapporto tra la Lega e lo storico, quanto ingombrante, alleato Silvio Berlusconi”.

Berlusconi?

– “Il voto di ieri ci ha detto che, forse, la stagione politica di Berlusconi si è conclusa o che, quanto meno, esiste una maggioranza di quel che è stato per 25 anni il centro-destra in Italia che può fare a meno di Berlusconi. Questa, credo, sia la prima e più importante vittoria di Salvini. Poi, certo, dalle urne esce una totale ridefinizione dei rapporti di forza all’interno dell’Esecutivo. Resta ovviamente da chiedersi quale peso bisogna effettivamente dare al voto europeo perché, in assenza di adeguata ponderazione, il rischio è quello di fare la fine del Matteo Renzi di cinque anni fa (la clamorosa vittoria Pd alle Europee, ndr)”.

Sempre in aggiornamento il dizionario dei leader politici. Ormai “a misura” di social, o ancora prevalentemente condizionato dalla tv?

– “Entrambi, direi. La campagna elettorale, in quanto momento topico di un rituale politico fondato sul concetto di campagna permanente, richiede ancora la capacità di mixare sapientemente media mainstream e media digitali. Da questo punto di vista, è indubbio che Matteo Salvini incarni oggi il leader politico che meglio sa mediare tra i diversi strumenti di comunicazione: nativo digitale da una parte e capace di essere se stesso, confermando la propria cifra narrativa anche in televisione. Il battibecco con la Gruber, da questo punto di vista, è quanto mai significativo”.

Insomma, grillini battuti sul loro stesso terreno?

– “In questa campagna elettorale ciò che è mancato al Movimento 5 Stelle è stato proprio quell’apporto derivante dalla televisione che, invece, è stato strategico e funzionale nel successo di un anno fa. Nel momento in cui la campagna elettorale per le Europee si è così profondamente… nazionalizzata, andava probabilmente fatto un altro tipo di investimento in quel capitale elettorale così strategico qual è la televisione”.

Siamo tutti convinti di aver già visto tutto. Invece, no. Qualcosa, qualcuno, è riuscito a sorprenderla in queste Europee?

– “La risposta più scontata potrebbe essere: i numeri. Tanto quelli in positivo di Matteo Salvini, che quelli in negativo di Luigi Di Maio. In realtà, a sorprendermi è sicuramente il gioco delle alleanze che potrà venire dopo il voto, sia a livello nazionale che a livello europeo, complice anche il risultato delle altre forze politiche, riassumibile nella crescita sensibile di Fratelli d’Italia, nel viale del tramonto al quale sembrerebbe confinato Berlusconi e, infine, nel sostanziale immobilismo del Partito Democratico. Ecco, forse questa è la cosa che mi ha sorpreso di più”.

Il risultato del Pd?

– “Una crescita esponenziale, così come una ulteriore perdita di consensi, sarebbero stati a mio avviso stati preferibili rispetto all’immagine che ci consegna le urne. Ovvero, un partito sostanzialmente immobile, che assiste da mero spettatore alla competizione tra Lega e Movimento 5 Stelle”.

Immagini-simbolo di una sfida: il bacio della croce per commentare il voto, dopo il comizio con il rosario in mano. Anche così, con la forza dei simboli, il vicepremier leghista ha vinto questa competizione?

– “Anche, ma non nel senso che si potrebbe intendere. Mi spiego. Io credo che Salvini, da grande stratega della comunicazione quale dobbiamo riconoscergli essere, sapesse benissimo che presentarsi a un comizio con il rosario in mano avrebbe sollevato un vespaio di polemiche, ma proprio per questo ritengo che abbia scelto questa via”.

Cioè?

– “Nel bene o nel male, purché se ne parli. È un vecchio detto che Matteo Salvini, a mio avviso, ha fatto pienamente proprio. È stata una buona scelta? I risultati direbbero di sì. È stata una scelta di buon gusto? Lord Eddard Stark avrebbe detto sicuramente di no, ma la regina Cersei Lannister (personaggi delle celebri Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, la saga di George R.R. Martin, ndr) gli risponde: Al gioco del trono o si vince o si muore. E mai, come in questo momento storico, il nostro Paese sembrerebbe aver assunto le tinte fosche dei Sette Regni di Westeros”.

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