Emergenza casa, la storia (infinita) della famiglia Pernice

luglio 29, 2019

di Katya Maugeri

CATANIA – «Insieme abbiamo ritrovato la forza. Finalmente sotto lo stesso tetto, anche se la nostra avventura non è ancora finita: siamo alla ricerca di un lavoro che possa renderci indipendenti», Eleonora D’Arrigo conosce bene l’indifferenza di chi si volta dall’altra parte mantenendo le distanze da una condizione di disagio e privazione. Ma la sua è una storia di lotte e speranza.

Quattro anni fa iniziava il suo incubo, in quella che tecnicamente viene definita “condizione di disagio abitativo”. Dopo un periodo di forte maltempo la sua casa diventa inagibile, a nulla serve informare il proprietario, che invece di dare soccorso procede con lo sfratto. La famiglia Pernice si trova all’improvviso per strada. Il marito è ospitato al dormitorio il Faro mentre lei e i bambini vengono accolti in una casa di accoglienza per donne vittime di violenza domestica.

Quella che doveva essere una sistemazione temporanea diventa definitiva. «Quattro anni di disagi, tra bed and breakfast, domande irrisolte, silenzi, per poi finire divisi», racconta Eleonora con  un sottile filo di voce, «a Catania manca l’interesse, dobbiamo ammetterlo. Ti giudicano e coloro che attraversano momenti di difficoltà economica arrivano persino a vergognarsi, perché la gente ama puntare il dito contro. Mi sentivo rifiutata dalla città, e sempre educatamente cercavo risposte per non essere dimenticata. Dicevano di aspettare: giorni, settimane, anni. Quattro, per l’esattezza».

La soluzione, quella che mette in luce un eccellente gioco di squadra tra amministrazione e forze sociali, arriva nel marzo 2019: la Fondazione Ebbene con il suo centro di prossimità Mosaico viene a conoscenza della situazione della famiglia Pernice e in quei giorni il Comune di Catania pubblica l’“avviso esplorativo rivolto al terzo settore, con l’obiettivo di reperire alloggi ad uso abitativo da concedere in locazione temporanea ai cittadini in emergenza abitativa.”la  Fondazione Ebbene non possiede immobili, ma inizia la ricerca di una casa.

La ricerca chiaramente è ardua: i locatari difficilmente si dichiarano favorevoli all’affitto ad enti pubblici o privati che siano. Alcuni immobili non corrispondono ai criteri da rispettare, altri sono troppo piccoli per poter ospitare una famiglia di cinque persone. Non si demorde. La soluzione alternativa arriva quando, ai servizi sociali si presenta un’altra fondazione, Santa Maria del Lume che intende offrire il suo supporto mettendo a disposizione un immobile di proprietà della stessa fondazione. «Ripenso a quel periodo con angoscia e infinita solitudine. Piangevo da sola, e dimostravo gli altri di possedere una forza che, in realtà, cominciava a vacillare. Questa esperienza – terribile – mi ha insegnato tanto. Non eravamo mica solo noi ad avere questi problemi. Sono tante le persone che perdendo il lavoro, perdono tutto e si ritrovano con l’indifferenza puntata addosso».

Negli ultimi tre anni, infatti, gli sfratti sono aumentati di oltre il 1800%. Un dato che racconta la difficoltà di molte famiglie, basti pensare che nel 2016 erano 39 quelle che sono state obbligate a lasciare la casa in cui risiedevano mentre a fine 2018 sono diventate 736. Un dato dal quale emerge la povertà in crescita: il 90% sono sfratti incolpevoli. Incolpevoli perché il mancato pagamento dei canoni di locazione dipende da un mutamento della condizione economica della famiglia per cause che non possono esserle addebitate. Perdita del lavoro, chiusura di attività proprie, la crisi insomma. Famiglie con una vita normale che spesso in breve tempo perdono la capacità di sostenersi, di fare pasti adeguati e continui, che perdono la loro casa.

«In questo percorso tortuoso e doloroso c’è chi non ha mai smesso di esserci: l’assessore ai servizi sociali, Giuseppe Lombardo e la fondazione Ebbene. Ci siamo sentiti coccolati, capiti, la loro presenza ha alimentato la nostra forza e la mia speranza. Non potevo crollare, ai miei figli spiegavo che quella che stavamo vivendo era solo una fase. Una triste fase, ma la vita era altro: fatta di diritti per i quali avremmo lottato e di momenti spensierati da vivere insieme. Insieme e non divisi».

Il connubio perfetto, per aiutare la famiglia Pernice è la collaborazione tra privato sociale e amministrazione: Ebbene diventa quindi il garante dei Pernice che hanno inoltre la possibilità di ricevere dal Comune 250, 00 euro mensili da destinare al pagamento dell’affitto fissato per  425,00. La differenza la coprirà la Fondazione Ebbene che si intesta anche le utenze e reperisce il mobilio necessario e che complessivamente prendere in carico la famiglia e accompagnarla perché possa uscire da questa condizione di povertà e dipendenza.

«La gente che vive questo disagio non deve mollare – ripete più volte Eleonora – deve tutelare e difendere la propria dignità e alimentare la forza. Lo ripetevo ogni giorno, come un mantra, che tutto sarebbe passato, che il buio avrebbe lasciato spazio alla luce e nuovi progetti da realizzare».

Il coraggio e la tenacia di non piegarsi davanti alle tempeste della vita, una madre lo sa e cerca di costruire castelli effimeri di sorrisi pur di mantenere l’equilibrio, per non intaccare la voglia di sognare ai propri figli. Eleonora racconta la sua storia, adesso che la stampa e la gente non le chiede più nulla. “La loro storia non è più notizia”, e invece lo è.
È la preziosa testimonianza di quanto sia importante lottare per un futuro migliore, anche se sommersi e inghiottiti da sabbie mobili. Cosa manca ai catanesi?  – chiedo sorridendo – «Il coraggio, risponde lei senza pensarci, i cambiamenti fanno paura. Solo se hai il coraggio di cambiare, cambia tutto. Oggi mi sento bene, orgogliosa di essere una catanese che ha lottato, mi sento una guerriera. Sì, e sorrido. Finalmente».

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