Esami di maturità 2019. Non c’è mai una seconda occasione per fare una buona impressione la prima volta

maggio 2, 2019

Saro Faraci

Non c’è mai una seconda occasione per fare una buona impressione la prima volta, diceva lo scrittore e drammaturgo irlandese Oscar Wilde. Questo aforisma potrebbe dedicarsi a quell’esercito di studenti che, dal 19 giugno 2019, affronterà i nuovi esami di maturità. La nuova formula, prevista dal d.lgs. 62 del 2017, contempla adesso due prove scritte e una orale, quest’ultima totalmente rivisitata perché non prevede più l’interrogazione tradizionale sulle materie oggetto dell’esame né la discussione della tesina multidisciplinare redatta autonomamente a casa dagli studenti. L’orale assomiglierà più ad un colloquio situazionale nel quale discutendo di vari argomenti, di cui uno tratto da una busta sorteggiata, lo studente dovrà far capire alla commissione esaminatrice quanto sarà “maturo” nel senso letterale del termine, ovvero come avrà conseguito il profilo culturale, educativo e professionale al termine del percorso scolastico. Non sappiamo fino a che punto di queste novità abbiano piena consapevolezza i maturandi, attualmente, se non sono in viaggio di istruzione, alle prese con le ultime interrogazioni, con gli ultimi compiti in classe, con la chiusura dei programmi scolastici e con le valutazioni (i voti) su ogni singola materia. Diversi istituti scolastici hanno già fatto qualche simulazione sia delle prove scritte che dell’orale; ma le prove simulate non sono sufficienti da sole a preparare i maturandi se non si accompagnano ad un lavoro, motivazionale e psicologico, sugli atteggiamenti degli studenti e sullo spirito mentale con cui affrontare gli esami. Ancora una volta, e duole costatare ciò, i maturandi passano in secondo piano e rischiano di essere le cavie, speriamo non le vittime sacrificali, di una riforma che, per quanto intempestiva e perfettibile, il mondo della scuola non ha ancora del tutto metabolizzato.

Di questa maturità edizione 2019 si è più parlato per i malumori registratisi fra i docenti e i Dirigenti scolastici che non per le implicazioni che ne potranno derivare ai maturandi. E’ sempre così quando, a partire già dalla cosiddetta “Buona Scuola” varata dal governo Renzi, si prova ad affrontare in Italia il tema della modifica degli ordinamenti scolastici. Tutti sul piede di guerra! Piaccia oppure no, la riforma è appena entrata in vigore e, per quanto circolari ed ordinanze ministeriali si susseguano una dietro l’altra per dare forma ai nuovi esami, gli studenti saranno valutati adesso con nuove regole del gioco. Le quali, nelle intenzioni del legislatore, sembrano più puntare ad una visione olistica del grado di maturità degli studenti che non ad una verifica puntuale dei processi di apprendimento scolastico almeno nella interpretazione tradizionale di apprendimento basato su conoscenze ed abilità conseguite nelle singole discipline. Le famiglie non hanno forse compreso del tutto la portata innovativa della nuova maturità e si affidano ciecamente alle determinazioni che saranno adottate in fretta e furia dai docenti e dai consigli di classe entro il prossimo 15 maggio. Il nuovo documento del consiglio di classe, ai sensi dell’art.17 del d.lg.s 62 del 2017, è un elaborato che “esplicita i contenuti, i metodi, i mezzi, gli spazi e i tempi del percorso formativo, i criteri, gli strumenti di valutazione adottati e gli obiettivi raggiunti, nonché ogni altro elemento che lo stesso consiglio di classe ritenga utile e significativo ai fini dello svolgimento dell’esame”. Si tratta dunque di un documento molto importante, sostanziale e non più formale, dal quale le Commissioni esaminatrici trarranno spunti utili e decisivi per strutturare le prove d’esame, in particolare il colloquio orale.

Agli studenti toccherà il compito dunque di ben presentarsi al cospetto delle Commissioni d’esami, di non sfigurare, di far capire agli esaminatori, agli esterni in particolare, come conoscenze, abilità e competenze sono maturate e si sono acquisite negli anni della scuola, specialmente nell’ultimo triennio. I ragazzi, da poco maggiorenni d’età, dovranno fare tante cose in meno di un’ora di colloquio: padroneggiare gli argomenti inerenti l’esperienza dell’alternanza scuola-lavoro; far capire quali competenze hanno acquisito in tali percorsi extrascolastici e come queste sono state decisive ai fini dell’orientamento sulle scelte post-diploma; discutere di Cittadinanza e Costituzione, ovvero argomentare la conoscenza dell’educazione civica; rispondere a domande ampie che, a partire da ciò che è contenuto nella busta sorteggiata (incipit), potranno spaziare fra le diverse materie del programma scolastico, ma – precisa il Ministero – senza mai fare forzature, senza dettagliare eccessivamente i quesiti, senza entrare nello specifico altrimenti l’orale si trasformerà in una somma di interrogazioni. Insomma, si tratterà di una specie di colloquio conoscitivo nel quale i maturandi, che hanno già dato nel corso del triennio, dovranno dimostrare il profilo culturale, educativo e professionale conseguito.

E così la partita sembra giocarsi sul piano del personal branding, ovvero del come comunicare correttamente se stessi, le esperienze svolte, il proprio curriculum scolastico, l’impegno di cittadinanza attiva, le proprie ambizioni personali e le aspettative sul futuro, in particolare di quello immediato subito dopo il diploma. Personal branding non significa però dire bugie, spettacolarizzare se stessi, propagandare idee pur di fare bella figura; piuttosto dovrebbe essere un naturale complemento, sul piano comunicativo, di ciò che lo studente ha fatto nel triennio e su come si è impegnato. La posta in palio è alta, perché è qui in ballo la maturità scolastica e il relativo voto.

Per questi motivi, l’orale sarà importante e, come ricorda ancora una volta Oscar Wilde, “non c’è mai una seconda occasione per fare una buona impressione la prima volta”.

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Le precedenti puntate di questa inchiesta sono state pubblicate nei giorni scorsi:

  1. Come raccontare l’alternanza scuola lavoro
  2. Come affrontare il colloquio sull’educazione civica
  3. Il documento del Consiglio di classe
  4. La sorpresa nella busta
  5. Ma agli studenti chi ci pensa?
  6. E se agli studenti rivolgessero la fatidica domanda?

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