Esami di maturità 2019, si avvicina lo “spauracchio” della nuova prova orale. Come raccontare l’alternanza scuola lavoro

aprile 26, 2019

Saro Faraci

Scuola a singhiozzo fino ai primi di maggio e poi sarà un’unica volata verso la conclusione delle lezioni e le agognate vacanze estive. Non per tutti, però. Chi dovrà affrontare gli esami di maturità allungherà ancora i tempi prima del meritato riposo e, da quest’anno, dovrà cimentarsi pure con qualche novità introdotta dall’entrata in vigore del decreto legislativo 13 aprile 2017 n.62, la riforma che disciplina i cambiamenti dell’esame di Stato.

Tra le novità più temute la prova orale, totalmente ridisegnata, che sarà diretta ad accertare il “conseguimento del profilo culturale, educativo e professionale della studentessa o dello studente”, così recita il testo di legge. Il colloquio non inizierà più con la discussione di una tesina preparata autonomamente a casa, ma partirà da un argomento sorteggiato all’inizio dal candidato. Come funziona il sorteggio? La Commissione predisporrà un numero di buste chiuse pari al numero dei candidati ma superiore di due. Il giorno dell’esame il Presidente della commissione estrarrà tre buste e il candidato dovrà sceglierne una. A quel punto si apriranno le danze. Durante l’orale, gli esaminandi dovranno presentare pure una relazione sull’attività di alternanza scuola-lavoro svolta durante il triennio e dovranno rispondere ad alcune domande di educazione civica.

Questo è lo stralcio dei commi 9 e 10 dell’art. 17 del decreto legislativo di riforma degli esami di maturità

Ogni esame mette ansia. Figuriamoci un esame strutturato con più prove come quello di maturità, dove – trattandosi di una novità – anche gli stessi commissari può darsi che non avranno ancora le idee chiare su come impostarlo.

Affronteremo nei prossimi articoli i temi dell’argomento sorteggiato e delle domande di educazione civica. Oggi parleremo di alternanza scuola-lavoro per aiutare gli esaminandi a capire come discuterne in sede d’esame orale.

Il comma 9 dell’art.17 del decreto legislativo stabilisce che lo studente dovrà raccontare l’esperienza di alternanza scuola lavoro e potrà farlo sia con una relazione (scritta) sia avvalendosi di una presentazione multimediale, ad esempio preparando alcune slides in power point o con altri applicativi similari (come ad esempio Prezi).

Non sono molte le scuole italiane che hanno pianificato adeguatamente le attività di alternanza in questi anni, da quando tale modalità didattica innovativa – così l’ha etichetta a suo tempo il Miur – è entrata in vigore con la legge 107 del 2015 (la cosiddetta “Buona Scuola”).  Demonizzata dai professori che, senza conoscerla a fondo nei presupposti che l’hanno originata, l’hanno bollata come un’attività perditempo che ruba ore allo studio dei ragazzi; improvvisata dai delegati e dagli stessi Dirigenti scolastici costretti ad inventarsi qualsiasi attività pur di inseguire la norma e non disattenderne la applicazione; non compresa dagli stessi studenti e dalle loro famiglie che l’hanno spesso giudicata inutile; criticatissima sui social e i mezzi di comunicazione di massa da chi continua a ritenere che la Scuola non debba occuparsi di competenze ma solo di fornire abilità e conoscenze agli studenti; strumentalizzata, anche politicamente, da chi ritiene che in questo modo le aziende del territorio si assicurano manovalanza gratis per un certo lasso di tempo, l’alternanza scuola-lavoro è stata una esperienza che non ha avuto vita facile in tutte le scuole italiane.

Adesso, ironia della sorte, saranno i maturandi 2019 a doverla raccontare alla commissione degli esami di maturità, inventandosi autonomamente un modo per rappresentare l’esperienza maturata in questo genere di attività extra-scolastiche. Trattandosi di iniziative spesso attuate in modo frammentato, coinvolgendo più soggetti esterni alla scuola ed occupandosi di attività estremamente eterogenee fra loro, questa opera di “narrazione” dell’alternanza scuola-lavoro che dovranno fare i maturandi non si prospetta semplice. Ma non è nemmeno impossibile. Vediamo perché.

Bisognerà far capire ai commissari d’esame che l’alternanza è stato un tentativo di innovazione nella didattica introdotto dalla legge 107 del 2015 nella direzione di realizzare un modello di “scuola aperta”. In linea di principio, si trattava di un cambiamento culturale per la costruzione, anche in Italia, di un sistema duale che coniugasse le specificità del tessuto produttivo con il contesto socio-culturale del Paese. Il tentativo forse non è riuscito in fase applicativa, perché i problemi di gestione della Scuola sono tanti in Italia. I presupposti dell’alternanza scuola lavoro, prima ancora che nella discussa legge sulla “Buona Scuola”, vanno però ricercati nel sistema di competenze chiave per l’apprendimento permanente, oggetto di una specifica raccomandazione dell’Unione Europea (Parlamento e Consiglio) già dal 2006. Le competenze sono definite “alla stregua di una combinazione di conoscenze, abilità e attitudini appropriate al contesto. Le competenze chiave sono quelle di cui tutti hanno bisogno per la realizzazione e lo sviluppo personali, la cittadinanza attiva, l’inclusione sociale e l’occupazione”, così recita l’Unione Europea.

In particolare, le otto competenze chiave sono:

1. comunicazione nella madrelingua: capacità di esprimere e interpretare concetti, pensieri, emozioni, fatti e opinioni sia oralmente che per iscritto.
2. comunicazione nelle lingue straniere: come sopra, ma comprende abilità di mediazione (ossia riassumere, parafrasare, interpretare o tradurre) e di comprensioni interculturale.
3. competenza matematica e competenze di base in scienza e tecnologia: solida padronanza sicura delle competenze aritmetico-matematiche, comprensione del mondo naturale e capacità di applicare le conoscenze e la tecnologia ai bisogni umani percepiti (quali la medicina, i trasporti o le comunicazioni).
4. competenza digitale: uso sicuro e critico della tecnologia dell’informazione e della comunicazione in ambito lavorativo, nel tempo libero e per comunicare.
5. imparare a imparare: capacità di gestire efficacemente il proprio apprendimento, sia a livello individuale che in gruppo.
6. competenze sociali e civiche: capacità di partecipare in maniera efficace e costruttiva alla vita sociale e lavorativa e di impegnarsi nella partecipazione attiva e democratica, soprattutto in società sempre più differenziate.
7. spirito di iniziativa e imprenditorialità: capacità di trasformare le idee in azioni attraverso la creatività, l’innovazione e l’assunzione del rischio, nonché capacità di pianificare e gestire dei progetti.
8. consapevolezza ed espressione culturale: capacità di apprezzare l’importanza creativa di idee, esperienze ed emozioni espresse tramite una varietà di mezzi quali la musica, la letteratura e le arti visive e dello spettacolo

Un modo, dunque, interessante per “raccontare” l’esperienza dell’alternanza scuola-lavoro agli esami di maturità è provare a “raccontare” come attraverso questa “insalata” di esperienze che gli studenti hanno svolto nel triennio alcune di queste otto competenze chiave di apprendimento permanente si sono formate, sono maturate e si sono sviluppate e quali potranno risultare utili per le future scelte del maturando. Una volta completati gli studi, infatti, il maturando deciderà se proseguire all’Università o candidarsi per un’esperienza nel mondo del lavoro.

Qualche esempio di “narrazione” dell’alternanza attraverso le competenze? Se gli studenti durante l’alternanza sono stati assegnanti qua e là ad attività di assistenza a musei, biblioteche oppure visite monumentali, è possibile che abbiano maturato e sviluppato sia consapevolezza ed espressione culturali (competenza n.8) sia capacità di gestire il proprio apprendimento in gruppo (competenza n.5). Chi è stato invece impegnato in attività di impresa-simulata per la creazione di start up avrà sicuramente perfezionato la competenza n. 7 (spirito di iniziativa e di imprenditorialità). Chi è stato coinvolto in attività teatrali, non c’è dubbio che avrà sviluppato di più la competenza n.1 (comunicazione nella madrelingua) ma anche quella n.6 (competenze sociali e civiche) perché attraverso il teatro nella globalità delle esperienze vissute maturano pure capacità dell’individuo che un domani saranno utili per essere un buon cittadino nella società. E via dicendo, senza trascurare le competenze digitali che lo studente avrà maturato sicuramente da qualche parte – magari partecipando alla progettazione e realizzazione di un sito web o di un’app – e che per l’Unione Europea oggi sono diventate un importante strumento di competitività dei Paesi membri a livello mondiale.

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