Etna Comics: ecco i vincitori del premio Giuseppe Coco

giugno 10, 2019

Giovanni Lo Porto

Catania – Nelle sue nove edizioni Etnacomics si è confermata, di anno in anno, la più grande manifestazione della cultura pop del sud Italia. Cultura pop è un’espressione piuttosto vaga sotto la quale si è soliti includere tutto un insieme di arti per anni bistrattate dai media principali. I fumetti, in questo contesto, sono stati la bandiera di questa controcultura, pur avendo sin da subito dimostrato di essere tutt’altro che un’arte povera, sono stati per anni identificati come l’espressione di artisti minori rivolta ad un pubblico di bambini più o meno cresciuti, arte quasi di contrabbando. Proprio perché il giornalismo e il mondo di sedicenti adulti ha arbitrariamente deciso che l’arte della giustapposizione sequenziale di immagini non potesse avere altro target che quello degli adolescenti o preadolescenti, qualsiasi infrazione dei canoni, qualsiasi pretesa di parlare ad un mondo altro, adulto, è stata accolta con scandalo. Forse il peccato originario del medium è questa ostinata perseveranza nello stare tra due mondi: poter trattare qualsiasi tema senza voler rinunciare al piacere della lettura per se stessa. I fumetti più riusciti non sono quelli che si emancipano dalla loro impronta ludica, ma quelli che, pur spaziando da argomento in argomento, non rinunciano al gioco con lettore di giustapporre immagini, incastrarle in sequenze, ora in un continuum spazio-temporale, ora in analogia o contrapposizione.

I fumetti si leggono, non si guardano, anche – soprattutto – quando sono muti: due immagini apparentemente distanti, poste una accanto all’altra hanno nuovo significato, come due ingredienti che, pur rimanendo individualmente delineati, son perfettamente amalgamati nello sguardo attivo del lettore. È questo il gioco scandaloso del fumetto: chiede una partecipazione attiva del tutto ignorata da chi non li ha mai letti, da chi non ha ricevuto sin dall’infanzia la giusta alfabetizzazione al medium e dal medium stesso. Sono preclusi all’adulto che ha trascorso un’infanzia lontano da essi. Forse per questo son stati visti a lungo con sospetto, è un’arte per iniziati che chiude in un recinto una maggioranza di indegni. Da qui la definizione che a lungo ha pesato sul fumetto, roba per bambini, perché da questi cominciava la sua opera di seduzione, che si riduce a perversione agli occhi degli adulti non iniziati a tempo debito. Eppure, le origini del fumetto si riconducono attualmente a quel Topffer che si rivolgeva agli adulti. Autore satirico di cui possiamo rintracciare in Giuseppe Coco degno erede, non tanto per diretta ispirazione, quanto perché entrambi animati dalla stessa insolenza per i limiti di ciò che è decente e conveniente scrivere e disegnare e sui modi dell’espressione di questa insolenza. In entrambi si scorge davvero poca preoccupazione su quanto sia conveniente o meno il medium d’espressione.

Etnacomics anche per questo da quest’anno vuole omaggiare Giuseppe Coco, utilizzando le parole di Nello Pappalardo, non tanto perché autore siciliano, ma perché universale. Un autore ignorato in patria che alla fine degli anni ’50 abbandona la Sicilia e appena dieci anni dopo viene insignito di premi a Montreal. A Giuseppe Coco basta mettere appena il naso fuori dalla sua terra per essere riconosciuto per il genio che è. Un genio colto nel cui segno è possibile intravedere i riflessi delle avanguardie, dai volti caricaturali di Grosz, agli spigoli delle geometrie futuriste.

Alessandro di Nocera, direttore del premio, ha le idee chiare su cosa questo debba essere, non una riconoscimento all’ovvio, non un premio di comodo, di pura piaggeria, per blandire l’ospite più di spicco della manifestazione, ma un premio volto a sottolineare e a dare risalto a quegli autori meritevoli che avrebbero meritato maggiore attenzione.

Coadiuvato da una giuria d’eccezione il premio si articola in sette categorie di cui riportiamo i rispettivi vincitori:

Miglior disegnatore: Werther dell’Edera per i suoi lavori Il Corvo – Memento Mori su sceneggiatura di Roberto Recchioni e Le voci dell’acqua su sceneggiatura di Tiziano Sclavi.

Miglior Sceneggiatore: Lorenzo Calza sceneggiatore di molti episodi di  Julia, la serie ideata da Giancarlo Berardi

Miglior Colorista: Giovanna Niro Il Corvo – Memento Mori; Mister No Revolution

Migliore Autore Unico: Fabrizio Dori Il Dio Vagabondo pubblicata da Oblomov

Miglior Serie, Miniserie o collana: Cosma e Mito di Vincenzo Filosa e Nicola Zurlo

Miglior libro: Post Pink – antologia di fumetto femminista di Alice Milani, Sara Menetti, Sara Pavan, Cristina Portolano, Margherita Morotti, Alice Socal, Silvia Rocchi, La Tram e Josephine Signorelli

Premio Wow – Eccellenza Italiana nel Mondo: Sara Pichelli per Ultimate Spider-Man

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