“Eventi, pensieri e passioni”, riflessioni poetiche durante la pandemia di Lucia Patanè

“Eventi, pensieri e passioni”, riflessioni poetiche durante la pandemia di Lucia Patanè

GIARRE – La seconda raccolta pubblicata dalla poetessa giarripostese Lucia Patanè, nata a Jonia, un grande centro frutto dell’unione tra Giarre e Riposto, la stessa dove nacque il grande Maestro Franco Battiato, è il frutto di riflessioni maturate nel periodo di più stretta pandemia e, come dice la stessa Patanè, “si ricollega alla prima per gli eventi personali, per i sentimenti dell’anima che, anche a distanza, possono far vivere il solo pensiero, le delusioni di una società devastata dall’egoismo, dall’indifferenza e dal rifiuto di etnìe diverse. Infine la progressiva distruzione del pianeta per opera dell’uomo”.
Leggendo le liriche, si può affermare senza dubbio alcuno che i versi della Patanè attingono a quell’anima universale tanto cara ai romantici. Le persone emotivamente ricettive, quelle cioè affini al mondo dell’interiore poetico, troveranno buona parte di sé in questi versi dolci e forti contemporaneamente.

Il poetare di Lucia Patanè, così come nella prima raccolta è frutto di meditazione, di sofferenza interiore per il tempo che fugge sugli immensi sentieri dell’amore e dell’amicizia, ma l’apparente classicità tematica è vivificata in modo efficace dal “realismo esperienziale” che salva l’anima travagliata dell’autrice e che costituisce un’àncora umana e morale.
Una poesia che può definirsi di “ricerca”.
Come nel caso di “Prima che non avremo/più parola, e muti/giaceremo/nel buio nello della fine/…fammi sentire/tutto il calore/di un puro abbraccio,/che mi riempie/ di dolcezza il cuore”(Pini verdi e nera terra pag. 61) o “Chiudere il cassetto/dei dispiaceri e/degli errori/non toglie tutti i timori,/ma sarà la giusta strada/ per iniziare/una nuova giornata” (Una nuova giornata pag. 59).
Sono tuttavia presenti tra i versi momenti di lucido sconforto esistenziale: “Nel mio specchio/di vita/vedo l’oscurità di ciò che mi circonda…”(Consapevolezza, pag,22) o “E, quando/la brina, ignara,/ comincia a inumidire/il profumato sogno,/svanisce d’improvviso/l’incanto.”(Profumato sogno pag. 50).
Altri spunti di intenso lirismo ci vengono offerti sul tema del sociale, come nelle incisive “Degrado sociale” e “Oh, tu straniera”, dove la poetessa denunciando le storture della società opulenta pare voglia confrontarsi con l’ottusità del mondo. Seppur avvolti nel nobile velo della poesia, i suoi versi urlano denuncia per il senso di cattiveria, egoismo e ipocrisia che quotidianamente nota attorno a sé, mostrando chiaramente la sua indignazione nei confronti del perbenismo e della cecità sociale soprattutto nei confronti dell’immigrazione.
Questo lavoro, in sintesi è il canto poetico di una donna sensibile, ma forte, esperiente e non ingenua, temprata dalla vita, che sa opporre all’ottusità e alle brutture imperanti nel vissuto quotidiano, i suoi versi puri, semplici eppure toccanti ed incisivi, ricchi di una preziosità piacevole che incarna un animo nobile e sensibile tra disillusione e sogno.

Mario Pafumi

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