Ex Province, Catania: a rischio stipendi e servizi ai cittadini


 
 
 
 

CATANIA — Al grido di “Abbasso le Province!” si è compiuto uno scempio, a Roma e a Palermo. In Sicilia enti commissariati da oltre quattro anni, con incarichi continuamente cambiati, proprio per non dare continuità di gestione, 6.000 dipendenti costretti a non lavorare, dirigenti superpagati a fronte di scarsissima responsabilità, servizi per i cittadini drasticamente tagliati, scuole pericolanti e strade chiuse per mancanza di manutenzione. Questi i risultati della rivoluzione a chiacchere del Governo Crocetta. “Un bilancio di 148 milioni di euro di spesa corrente, 65 milioni il prelievo forzoso dello Stato, 56 milioni di disavanzo, 30 milioni di sanzioni. È la drammatica condizione economica in cui si trova la Città Metropolitana di Catania.

Una situazione comune alle altre ex Province regionali siciliane, denunciata oggi dalle segreterie provinciali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl in occasione dello sciopero indetto dalle segreterie nazionali per chiedere al governo nazionale maggiori trasferimenti e l’abolizione del prelievo forzoso. Una manifestazione si è svolta stamattina in via Etnea, davanti alla Prefettura, sostenuta anche dai segretari confederali provinciali Giacomo Rota (Cgil), Maurizio Attanasio, (Cisl) ed Enza Meli (Uil). Una delegazione con i segretari generali provinciali della Funzione pubblica Gaetano Agliozzo (Fp Cgil), Armando Coco (Cisl Fp) e Stefano Passarello (Uil Fpl) ha consegnato al Prefetto un documento sulla vertenza.

Le segreterie provinciali e regionali delle Funzioni Pubbliche di Cgil, Cisl e Uil denunciano l’assenza di «un progetto politico di riordino, dopo la cancellazione di quattro anni fa fatta da Crocetta con un annuncio in televisione. Da allora solo interventi tampone, mancanza di risposte che, assieme a un pesante prelievo forzoso da parte dello Stato, hanno provocato una grave crisi economica». Una situazione che mette a rischio non solo il pagamento dello stipendio ai dipendenti ma anche l’erogazione di servizi ai cittadini come la manutenzione di scuole e strade e l’assistenza ai disabili.

«Oggi – sottolineano – il dissesto per molte ex Province è alle porte: il prelievo forzoso del governo nazionale sulle imposte versate in Sicilia è arrivato a 260 milioni e del tutto insufficienti sono i trasferimenti straordinari della Regione per garantire gli stipendi ai lavoratori. La Città metropolitana di Catania, ad esempio, è stata anche ulteriormente penalizzata dalla recente distribuzione dei 21 milioni regionali con appena 200mila euro!».Per le segreterie delle Funzioni Pubbliche di Cgil, Cisl e Uil «è necessario chiedere al governo regionale l’immediata riorganizzazione delle ex Province regionali e le giuste risorse, altrimenti sarà il disastro totale».

Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl condannano il tentativo del governo regionale di mettere in contrapposizione la vertenza dei lavoratori precari con quella delle ex Province e ribadiscono la propria contrarietà al taglio del 15 per cento delle dotazioni organiche, come prevede la legge regionale 15/2016. In Sicilia, il personale in servizio nelle ex Province regionali è già diminuito da 6013 a 4914 unità e si prevede, nel 2020, una ulteriore riduzione degli organici di oltre 500 unità.
Per le segreterie delle Funzioni Pubbliche di Cgil, Cisl e Uil non possono esserci esuberi rispetto alle funzioni che le ex Province sono chiamate a svolgere. Devono essere governati eventuali processi di mobilità verso i Ministeri ed è necessario rendere disponibili le risorse per pagare gli stipendi ai dipendenti e consentire agli enti di svolgere i servizi di competenza.

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