Festa della Repubblica e il nonno paracadutista

giugno 2, 2018

Paracadutista in via dei Fori Imperiali durante la celebrazione del 72° anniversario della proclamazione della Repubblica, Roma 2 giugno 2018. ANSA/GIUSEPPE LAMI

 

 

 

Daniele Lo Porto

Non un Rambo super palestrato, ma un nonno in mimetica dal sorriso imbarazzato tra le rughe di una vita in divisa. Ha centrato il materassino verde con precisione e naturalezza, nonostante sbandierasse un tricolore da 400 metri quadrati. Una vela di patriottismo sventolata nell’azzurro di Roma. Tutti col naso all’insù: il presidente Mattarella e i ministri freschi di parrucchiere e abito blu d’ordinanza, bambini e professori, partigiani e pensionati, ammiragli e reclute che ancora devono sagomare la pelle alla divisa. Sentiva la responsabilità di tanta esposizione mediatica, della grande responsabilità. E’ stato forse il suo lancio più difficile, tra centinaia, migliaia che avrà effettuato nella sua carriera.

Dopo l’atterraggio si è sistemato compulsivamente il basco granata, che è simbolo di onore e responsabilità, gloria e umiltà, senso del sacrificio e umanità. Ci piace pensare che sia stato scelto non solo per la bravura, i “ragazzi” della Folgore sono tutti bravi, da sempre, eroi di ogni giorno, ma per quel fisico asciutto, i capelli brizzolati, lo sguardo buono, le rughe di chi ha vissuto tante esperienze e quel sorriso imbarazzato. Da nonno in divisa.

E’ stata una sorta di riappacificazione tra le tante Italia che convivono il 2 giugno, Festa della Repubblica. Una festa di tutti, per tutti, senza più il ghigno livoroso ostentato nel recente passato da alcuni dei massimi rappresentanti delle Istituzioni.

 

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