Fleri, mezzo mese dopo il terremoto di Santo Stefano. A Zafferana Etnea e dintorni la parola chiave è “ascolto”

gennaio 10, 2019

Saro Faraci

FLERI – Sono trascorsi quindici giorni esatti dal terremoto di Santo Stefano che ha colpito Fleri, Fiandaca, Pennisi e un vasto comprensorio di frazioni e quartieri delle città di Zafferana Etnea, Santa Venerina ed Acireale. La Protezione Civile della Sicilia ieri pomeriggio ha diramato il seguente comunicato: ” Prosegue, senza tregua, il lavoro delle 67 squadre di tecnici attivati presso i 9 COC dei comuni interessati dal sisma di magnitudo 4.8 del giorno di Santo Stefano. Solo stati fin qui eseguiti 4050 sopralluoghi pari al 62% delle 6547 istanze presentate dai cittadini. Sono 2022 (pari al 50%) le abitazioni che risultano agibili, quelle parzialmente agibili 1.011 (pari al 25%) e la percentuale di quelle inagibili è intorno al 24% per un numero di 968, 39 sono le richieste ritenute non pertinenti. E’ salito a 1334 il numero degli sfollati, di questi 556 hanno fatto ricorso a sistemazioni autonome e 776 sono quelli ospitati in alberghi convenzionati con la Regione Siciliana. Due le persone ospitate in strutture pubbliche”.

Si prova a tornare alla normalità, ma non è facile. Attraversare le strade di Fleri al mattino presto e vedere tutt’intorno transenne, sbarramenti in cemento, nastri di interdizione e qua e là i lampeggiatori accesi della polizia, dei carabinieri, della guardia di finanza o dell’Esercito fa una certa impressione. Qui la gente, fin dalle prime ore del mattino, è abituata ad iniziare presto la giornata lavorativa; i ragazzi in età scolastica sono fermi alla pensilina dove passa il bus che li porta ad Acireale o, per gli universitari, a Catania; le donne vanno in Chiesa dove mons. Russo celebra la S.Messa. Un po’ di queste sane abitudini si sono modificate per via del terremoto, ma si stanno riprendendo lentamente; c’è tanta voglia di ritornare nelle proprie case, c’è soprattutto il desiderio di tornare presto alla normalità. La comunità, molto compatta, ha reagito bene e sembra molto decisa a riprendersi presto.

Dopo quindici giorni proviamo a fare un bilancio, che questa volta non tiene il conto delle case agibili e inagibili nè degli sfollati. E’ un bilancio morale, in cui la parola chiave ricorrente ci è sembrata ascolto. Ascolto è quello che ha provato a fare la TV di Stato, nelle trasmissioni salottiere del pomeriggio, rappresentando una situazione che non sempre corrisponde al vero; da Roma hanno provato a spettacolarizzare l’informazione, facendo passare gli abitanti delle zone etnee per abusivi e non rispettosi delle norme sull’antisismicità degli edifici. Meno male che le redazioni giornalistiche regionali sia della RAI che di altre testate radiotelevisive hanno rappresentato il quadro in modo più chiaro e puntuale. Ascolto è quello che hanno dato immediatamente alla gente del luogo le istituzioni nazionali e regionali fin dalle prime ore successive al terremoto di Santo Stefano: a Fleri, si sono visti tra gli altri il vice premier Luigi Di Maio, il presidente della Regione Nello Musumeci e, per ben due volte in pochi giorni, l’Arcivescovo di Catania Mons. Salvatore Gristina. Si è dato conforto alla gente, ma si sono presi anche impegni ben precisi che adesso dovranno essere rispettati. Ascolto è quello che chiede ancora la gente a tutti gli altri attori del complesso ed articolato sistema della Protezione Civile, per dar via alle ristrutturazioni delle case. Il presidio locale della Protezione Civile, per fortuna, è rappresentato dalla municipalità locale e dunque dal Sindaco Alfio Vincenzo Russo e, al netto di qualche intoppo burocratico regionale o nazionale, ciò dovrebbe rappresentare una garanzia per velocizzare tutte le pratiche di finanziamento, di concessione del CAS e delle altre provvidenze finanziarie a valere sullo stanziamento del Governo nazionale. Ascolto è anche quello del Vulcano. Ad ogni minimo borbottio della “Muntagna”, ad ogni minima oscillazione della terra la gente sta all’erta. E’ normale ed è giusto che sia così, anche in ottica preventiva. Haroun Tazieff, il vulcanologo franco-belga di origine polacca morto vent’anni fa che conosceva benissimo il complesso sistema dell’Etna per averlo visitato in occasione di numerose eruzioni, sosteneva che non c’è modo migliore di prevedere le evoluzioni del Vulcano se non ascoltandolo continuamente. In fondo, è quello che fa l’Osservatorio etneo dell’INGV di Catania che monitora in tempo reale andamento dei terremoti e delle eruzioni e, con le proprie evidenze scientifiche, informa tutti in modo corretto, smentendo anche le bufale ricorrenti come quella di un Big One, di un terremoto di proporzioni spaventose che – a detta di alcuni, ma senza nessuna prova – dovrebbe colpire a breve l’Etna. Una sciocchezza!

Proprio perchè la comunità di Zafferana è attenta all’ascolto, per sabato 12 gennaio, alle ore 18.45, a casa Dusmet in via Vittorio Emanuele 75 a Fleri, è stato organizzato un incontro pubblico sul tema Fra terremoti ed eruzioni. Vivere su una terra che sta ancora nascendo che vedrà come relatore il vulcanologo Boris Behncke, ricercatore dell’INGV. All’incontro, organizzato dal gruppo di giovani del movimento spontaneo #rialzatifleri e dalla comunità della Parrocchia Maria Ss. del Rosario, ha assicurato la propria presenza pure il dott. Salvatore Scalia, già Procuratore Generale presso il Tribunale di Catania, che è stato chiamato a ricoprire il ruolo di Presidente del comitato tra i cittadini interessati dal terremoto di Santo Stefano.  

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