Libertinia, il borgo rurale nato a nuova vita

febbraio 21, 2019

 

 

 

CATANIA  – Cosa si nasconde dietro il nome Libertinia, il piccolo borgo rurale per anni dimenticato, posto nel cuore della Sicilia, nella Piana di Catania a 100 m. s.l.m., territorio di Ramacca? Si nasconde il CREA, un Ente di ricerca e di sperimentazione di Cerealicoltura e Colture Industriali, che da trent’anni studia e riproduce grani antichi e moderni che, unitamente all’innovazione, consente di conservarne la tipicità e la tradizione. Gli studi Del CREA di Acireale hanno permesso di rilanciare il nome di questo antico borgo, sperduto nell’entroterra siciliano, al punto da farne uno fra i più riconosciuti, nel settore, a livello internazionale.
Tutta la storia di Libertinia, armonicamente alla sua vocazione agricola è raccontata da Eletta Massimino e da Stefania Licciardello nel volume “Libertinia” edito da NÈON. “Qualche millennio prima, e ancora prima, c’era la terra. E tutto era incerto, poco rassicurante” – scrive Piero Ristagno, direttore artistico dell’evento nonché responsabile di NÈON teatro -. “La vita umana era un miracolo di sopravvivenza sempre a rischio di catastrofi e fame. Si sopravviveva insieme sommando il sapere di uno a quello di un altro – continua Ristagno – barattando frumento con uova, olio, ricotta, formaggio. Si sopravviveva in quanto comunità”. È partendo dalle basi, dalle radici di una comunità, quasi dimenticata, che Eletta Massimino muove i suoi scatti, entrando, col suo obiettivo, nei solchi polverosi di una terra bruciata dal sole, per immortalarla con gli occhi di chi sa vedere oltre la consueta ordinarietà delle cose, in linea con la sua decisa e trasversale visione del mondo. Tutto in relazione agli esseri umani che della terra sono l’essenza. A dispiegarne la valenza scenica, i testi poetici di Stefania
Licciardello, anche lei da anni collaboratrice del CREA che, prendendo spunto dal percorso fotografico della Massimino, lo innalza ai valori sublimi del canto. Il libro d’arte si arricchisce dell’intervento di Pippo Pappalardo, critico fotografico. A lui, il merito, uno fra i tanti, di avere catalizzato la combinazione del libro sul Mito di Demetra. All’evento, inaugurato lunedì 18 febbraio nei locali del Monastero dei Benedettini di Catania, Sala “Coro di Notte” e “Vecchie Cucine”, oltre a Piero Ristagno, erano presenti Sebastiano Tusa, Assessore regionale ai Beni Culturali e alla Identità Siciliana, Novella Primo, Docente del DISUM, Pippo Pappalardo, Critico Fotografico, Vittorio Graziano, Presidente della Mediterraneum Associazione culturale, Filippo Licciardello, vice sindaco del comune di Ramacca e Massimo Palumbo, Dirigente di Ricerca CREA. L’impegno degli autori ci permette di entrare in un contesto territoriale dalle valenze storiche
e territoriali estremamente profonde e ci consente altresì, di avere contezza delle profonde trasformazioni che, noi esseri umani, riusciamo ad apportare sul territorio e sulla nostra vita.

“Su Google – ricorda l’editore – non si trova questo libro, e neppure su Amazon. Se ne stampano 156 copie, come due mazzi di tarocchi”. La mostra fotografica, allestita nelle Cucine e Anticucine dell’ex Monastero dei Benedettini di Catania è visitabile fino a sabato 23 febbraio.

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