Il Paese delle incompiute, dove incompiuto è anche l’elenco

aprile 17, 2018

 

 

Peccato che in Italia a formulare l’elenco delle incompiute sia solo il Ministero delle infrastrutture. Ben 762 quelle ufficialmente dichiarate dal SIMOI, il sistema informatico di monitoraggio delle incompiute del Ministero, ma c’è chi sospetta che quelle dichiarate siano solo quelle censite e che la realtà sia da collocarsi fra 900 e 1.000, con il Sud che fa la parte del leone nella graduatoria delle negatività .

Se al “bollettino di guerra”, come detto assai probabilmente parziale, dichiarato dal M.I.T si aggiungessero anche le incompiute del Ministero dello Sviluppo Economico gli Italiani avrebbero meglio contezza della inadeguatezza di chi ci ha governato e ci governa e di quanto è profondo il solco che separa il dire dal fare.
Sicuramente nella “top ten”, seguite a ruota dai tanti flop in materia di interventi nelle crisi aziendali e di mancati esercizi di golden share, si trovano la riforma delle Camere di commercio e l’elusione delle azioni, previste da leggi dello Stato di riequilibrio del divario del Nord dal Sud, e ciò sicuramente a beneficio tanto del Nord quanto del Sud stesso; tant’è che viene da chiedersi se non abbia ragione Camilleri quando afferma, in occasione del conferimento della laurea honoris causa, che negli ultimi 50 anni si è fatto di tutto per marginalizzare il Sud, danneggiando con ciò anche il Nord del Paese.
Ma veniamo alla riforma delle Camere di Commercio voluta per efficientare il sistema, ridurre i costi di gestione e rendere produttivo il patrimonio immobiliare di proprietà del sistema camerale.
Dalla data di avvio operativo della riforma (2015) si sarebbe dovuto procedere :
Alla riduzione del numero delle Camere da 105 a 60; SIAMO FERMI A 90;
Al mantenimento in vita delle Unioni regionali solo previa autorizzazione del Ministero; LE UNIONI REGIONALI SONO TUTTE LÌ ED IL MINISTERO NON SI PRONUNCIA;
Alla riduzione delle aziende speciali; PERCORSO NEMMENO AVVIATO;
Alla razionalizzazione delle sedi con mantenimento di una sola sede per Province accorpate onde procedere alla vendita o alla locazione, anche parziale,delle altre; PERCORSO NEMMENO AVVIATO;
Alla dismissione delle partecipazioni di capitale delle Camere di Commercio in società aventi fine di lucro; PERCORSO NEMMENO AVVIATO
Alla ricollocazione del personale delle sedi accorpate negli uffici giudiziari ; SONO TUTTI AL VECCHIO POSTO;
E allora: UN FLOP.
Nessuna monetizzazione di patrimonio immobiliare,nessuna riduzione di personale,nessuna riduzione di stipendi nemmeno per i ruoli soppressi.
Solo una deminutio per quelle Province che si sono viste, a questo punto ingiustamente, penalizzate sul piano della rappresentanza a favore di potenti oligarchie che si sono nel frattempo costituite, speriamo non con diritto ereditario.
Per compensare il posizionamento di vertice nelle incompiute del MIT, qui la Sicilia ha bruciato tutti i record; da 9 a 4 (meno 60%); non ha nemmeno controllato che due essendo Città metropolitane non sono accorpabili, e che altrettanto vale per le stesse due che hanno più di 75.000 imprese.
E veniamo all’altra grande incompiuta:il divario Nord Sud:
Il Country Report Italia del 2018 della UE  lancia un grido d’allarme; per il Sud recupero impossibile prima del 2025.
Se si fosse rispettata la clausola inserita nel 2009 ,per cui il 34% degli investimenti pubblici dovevano essere destinati al Sud, il PIL non sarebbe calato del 10,7% ma di meno della metà ;
I giovani disoccupati sarebbero stati meno di 200.000 e non mezzo milione.
Rileva il Country report ” questo è il risultato dell’assenza del Sud nel l’agenda politica nazionale degli ultimi decenni”.
Questo è il risultato dell’aver pensato che gettando fumo negli occhi la gente potesse non vedere.
La gente invece ha visto ed ha votato.
Non pensiamo che questo allarme debba dividere il Sud dal Nord; anzi deve essere l’elemento di catalizzazione.
Pensiamo invece al monito del celebre “per chi suona la campana”.
Alfio Franco Vinci

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