Gaetano Zito, il ricordo di un sacerdote buono, colto e aperto al dialogo

ottobre 9, 2019

 

di Saro Faraci

Non è facile, in questo momento di dolore per tutta la Chiesa catanese, per la sua famiglia e i suoi tantissimi amici, accettare la notizia della scomparsa di monsignor Gaetano Zito, Vicario episcopale per la Cultura dell’Arcidiocesi di Catania, deceduto ieri nel tardo pomeriggio dopo una breve ma intensa malattia. E’ solo ricorrendo alla fede, quella fede cristiana solida e forte in difesa della quale Gaetano Zito era uno dei più affidabili “soldati di Dio”, che si può temperare il dispiacere del distacco dalla vita terrena e, con la preghiera, restituire proprio al buon Dio il dono che ci ha fatto durante questi anni di averlo come sincero amico e leale compagno di tante avventure.

Gaetano era innanzitutto uomo di fede e di studio. Entrato prestissimo al seminario vescovile di Nicosia quando aveva appena dieci anni, fu ordinato sacerdote a 23 anni dopo essere stato alunno del seminario arcivescovile di Catania, proseguendo poi la sua formazione allo Studio Teologico San Paolo, dove conseguì il baccalaureato in Teologia. Non si fermò però qui, perché fu studente della facoltà di Storia Ecclesiastica della Pontificia Università Gregoriana di Roma dove conseguì prima la licenza (1979) e poi il dottorato (1986). La sua sterminata passione per i libri, quelli veri rilegati non i files digitali dei moderni ebook, lo spinse a conseguire due ulteriori diplomi, uno in Archivistica e l’altro in Biblioteconomia. Vastissima la sua attività scientifica e altrettanto nutrita quella di docenza, con una presenza per sette anni pure all’Università degli Studi di Catania dove fu Professore a Contratto al corso di laurea in Scienze dei beni culturali. Direttore dell’Archivio storico diocesano, fu Preside dello Studio Teologico San Paolo di Catania dal 1999 al 2005 e nuovamente dal 2008 al 2014. Ultimamente era Rettore della Chiesa di San Nicolò l’Arena accanto al Monastero dei Benedettini. Relatore in più di 250 convegni e conferenze anche a livello internazionale, è stato autore di numerose pubblicazioni, di articoli scientifici e di contributi scritti, alcuni dei quali come “Metodologia. Note per lo studio, la ricerca e la redazione del lavoro scientifico” (Libreria Editrice Vaticana) rivolti al pubblico giovanile degli studenti universitari e degli allievi delle scuole teologiche. Ogni anno, all’interno del corso di laurea in Economia Aziendale, era solito tenere un seminario proprio dedicato alla metodologia dello studio.

A parte il suo sorriso così bello e disarmante, di monsignor Zito ricorderemo sempre la sua straordinaria intelligenza, una grande intelligenza emotiva direbbero gli studiosi di psicologia moderna, l’unica e sola capace di attivare contemporaneamente cervello e cuore, entrando direttamente nell’animo delle persone, anche quelle che lo conoscevano per la prima volta. Era fortemente empatico Gaetano Zito, capace di affascinare la platea durante una conferenza, di appassionare il lettore dei suoi scritti storici, di entrare nel cuore delle persone durante una chiacchierata, dalla più leggera a quella più seria che necessitava della cura dell’anima che, da buon sacerdote, non faceva mai mancare a nessuno

Con Gaetano Zito, cui ci legava la forte e comune passione per la penna, e dunque per lo scritto, abbiamo condiviso insieme un percorso di servizio alla Chiesa catanese come consiglieri di amministrazione dell’Opera Diocesana Assistenza, una delle organizzazioni non profit più grandi in Sicilia e dedita alla riabilitazione dei disabili, alla stessa stregua dell’Oasi di Troina, la città in cui era nato e cui rimase sempre legato. Non sono stati anni facili quelli dell’Oda, perchè l’ente appesantito da debiti pregressi era continuamente in sofferenza; si era sempre sul punto di adottare decisioni difficili in cui la fredda logica dei numeri avrebbe potuto prevalere sull’importanza delle risorse umane. Ed invece, proprio perchè dietro l’Oda c’era una lunga storia di assistenza agli ultimi che affondava le sue radici nelle prime opere di carità della Chiesa catanese verso i poveri e gli ammalati, e quella storia monsignor Zito la conosceva bene, è sempre prevalsa la “terza via”, quella capace di coniugare l’apparente inconciliabile. Perchè, come sosteneva padre Zito, c’è sempre un fine superiore al quale protendere, un obiettivo più elevato che supera i conflitti e le tensioni, le difficoltà contingenti ed è capace di guardare avanti. Nel caso dell’Oda, quel fine superiore era e rimane non far mancare mai l’assistenza e il servizio ai disabili e alle loro famiglie.

Monsignor Zito era un grande sognatore. Sono i sogni che rendono vitale una persona e ne lasciano intatto il ricordo bello anche quando la persona lascia, come Gaetano ieri sera, la vita terrena. Da presidente della Fondazione Synaxis stava lavorando al progetto di un grande centro internazionale per la cultura e il dialogo fra le religioni che avrebbe fatto di Catania uno dei punti di riferimento più accreditati della cooperazione internazionale. Come tutti i grandi progetti ambiziosi e visionari, si doveva scontrare però con le miserie e le debolezze umane, sempre pronte a contrastare e distruggere, anziché collaborare e creare. Insieme a padre Luigi Ferlauto, fondatore dell’Oasi di Troina e scomparso qualche anno fa, stava lavorando inoltre al progetto di creare una Università del Cambiamento, non una istituzione di istruzione accademica, ma un vero e proprio laboratorio internazionale di idee, di pensiero e di programmi per promuovere, diffondere e sviluppare la cultura del cambiamento in tutti gli ambienti, dalla pubblica amministrazione alla scuola, dalle organizzazioni di volontariato ai movimenti politici. Anche di quel progetto non se ne fece più nulla, per via di alcune difficoltà che si sarebbero potute superare con un po’ di buon senso. Resta il conforto di aver lavorato con lui ad alti livelli, senza porsi freni alla immaginazione, senza alcun retropensiero, senza arginare la forza dirompente della cultura e dello studio.

Uno studioso, un sognatore, ma fondamentalmente un uomo buono. Capace di ricordare sempre ai suoi ex parrocchiani di Monte Po, la prima comunità di cui fu parroco, che la vita terrena è sicuramente difficile, impegnativa e induce in tentazione, ma che solo la fede può restituire all’uomo la dignità di persona che pensa, ama, aiuta il prossimo e pertanto merita tutto l’amore del buon Dio. E con quelle poche ma semplici parole, li rimetteva subito in carreggiata.

Buon viaggio Gaetano, uomo buono, colto e aperto al dialogo!

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