Giarre celebra Santu Sidoru

maggio 23, 2019

 

 

GIARRE – Una solennità in fase di restauro ma ancora distante dagli antichi fasti risalenti agli anni venti del 900′. Anche quest’anno Giarre ha celebrato il suo Patrono Sant’Isidoro. Su input di Nino Russo, arciprete della Chiesa Madre, i festeggiamenti, nella loro fase iniziale, sono stati scanditi dal corteo del pane, con il gruppo folkloristico “Vecchia Folk Jonia” accompagnato da un variopinto carretto siciliano. Personaggi appartenenti alla storia della festa del Santo Patrono come il sacerdote Domenico Spina, promotore della nascita della chiesa Madre, il vescovo conte Bonadies, che fu colui che diede l’impulso per la nascita della chiesetta di Sant’Agata e Sant’Isidoro, e poi Sant’Isidoro, la moglie Maria e il figlio Giovanni, sono stati impersonati da soggetti che hanno compartecipato al corteo. La processione ha percorso le vie del centro storico nel segno delle sonorità siciliane e dei costumi che rievocano la vita agreste, perfettamente congruente con la vocazione di Giarre. Sull’altare del SS. Crocifisso è stata invece allestita la mostra de “U pani di Santu Sidoru”. Una scultura in pane raffigurante Sant’Isidoro e realizzata dal panificio Santitto ha invece dominato la scena nell’altare del SS. Crocifisso insieme a pani realizzati da altri panificatori. Al mercato del contadino in piazza Immacolata, dove sono state portate le reliquie del Santo, è invece avvenuto l’omaggio dei contadini e la benedizione dei frutti della terra. Il solenne pontificale è stato invece presieduto da Paolo Urso, vescovo emerito di Ragusa. Quest’ultimo ha evidenziato come il tralcio per produrre frutti debba essere attaccato alla vite. Se il tralcio si stacca dalla vite muore ed è destinato al fuoco. Tale metafora è stata formulata per indicare quanto Cristo debba essere presente nella vita del cristiano il quale deve vivere in comunione con Lui al fine di dare luogo ad una proficua osmosi. Urso ha sottolineato come Sant’Isidoro, santo spagnolo, oltre a fare opere di carità faceva della sua esistenza una vita di amore. Il Santo era l’espressione di come la fatica e il sacrificio fossero valori in grado di elevare l’anima di un individuo a Dio. La processione del fercolo lungo le vie cittadine e la benedizione dei campi avvenuta in piazza Immacolata (avvenute a distanza di quattro giorni dal Pontificale) hanno rappresentato un passaggio imprescindibile di una festività che tra la fine del 1800 e gli anni venti del 900′ raggiunse importanti livelli di devozione. In particolare il 1927 fu l’anno in cui fu festeggiato il centenario della consacrazione di Giarre a S. Isidoro Agricola. Nel 1881 si tennero solenni festeggiamenti in concomitanza con il livellamento del piano del Duomo e della realizzazione del basamento in marmo con ringhiera in ghisa attorno al prospetto della Chiesa Madre. Solenni e partecipati festeggiamenti vi furono invece alla fine dell’ottocento in concomitanza con il completamento della costruzione delle torri campanarie della Chiesa Madre. Una leggenda narra invece che nel 1886 due carabinieri portalettere napoletani, dopo aver ammirato da piazza Duomo la tanto spettacolare quanto inquietante colata lavica che minacciava Giarre, si trovavano vicino la Villa Umberto I (attuale villa Margherita) quando videro un uomo con dei calzari, un mantello sulle spalle e un bastone, che si dirigeva verso il centro di Giarre. Alla domanda su chi fosse, egli rispose “Sono la guardia della mia città” (ovvero Giarre). La tradizione volle che quella persona poi dileguatasi nel nulla, fosse Sant’Isidoro. La colata lavica che minacciava Giarre, successivamente a quell’episodio, si fermò.
Umberto Trovato

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