Giovanna Zizzo vuole realizzare il sogno della sua Laura: una "casa" per ragazzi e animali in difficoltà per aiutarsi reciprocamente

 

 

 

SAN GIOVANNI LA PUNTA –  Un luogo dove far convivere ragazzi e ragazze in difficoltà e cani, gatti, cavalli che possano ricevere e dare amore, in modo che gli uni siano di conforto agli altri, vicendevolmente. Uno scambio di affetto e di solidarietà, come forse è più facile che accada tra animali e uomini piuttosto che tra propri simili. E’ questo l’obiettivo di una mamma che ha perso forse nel modo più atroce possibile la propria figlia.

Conta il tempo da quando Laura non c’è più. Cinquantatre mesi senza di lei, giorno dopo giorno è un stillicidio di dolore, che si rinnova nelle aule scolastiche, nelle redazioni, anche nelle carceri dove racconta la storia di una famiglia distrutta, di una giovane vita stroncata dalla vendetta  insensata, bestiale del suo ex marito. Un dolore che è riesploso con prepotenza di recente quando la maestra della sua Laura ha trovato il diario di classe dove gli alunni, pieni di sogni, speranze, progetti, scrivevano come avrebbero voluto il loro futuro. Laura, accoltellata al petto, straziata dal padre in piena notte,  sensibile e matura per la sua età, si accontentava di immaginare un futuro possibile, fatto di piccole cose. Voleva aiutare i cani e i gatti abbandonati, randagi, feriti o malati, senza un amico umano. A San Giovanni la Punta, grosso centro dell’hinterland catanese, ne vedeva tanti, alcuni ristorati con una ciotola piena d’acqua e di croccantini, altri costretti a rovistare tra i rifiuti per trovare qualcosa da mangiare, a cercare un riparo nelle notti gelide, perché l’Etna non è lontana e il vento è freddo di neve. Giovanna Zizzo, 48 anni, ha un obiettivo fisso da quel tragico 21 agosto del 2014, quando Roberto Russo, 50 anni, voleva compiere una strage, ma fu bloccato dagli altri tre figli, dopo i primi fendenti inferti a Laura: fare vivere sua figlia ogni giorno rievocandola. Ma adesso ha una motivazione in più: in quel diario, riscoperto dalla maestra, “Lauretta” esprimeva la sua attenzione verso chi soffre: voleva “aiutare tutti i cani e i gatti maltrattati e abbandonati di tutto il mondo” e poi, più romanticamente,  “cavalcare un cavallo nero che chiamerei Stella per inseguire tutti questi sogni che ho nel cuore…Non importa quando, l’importante è che si avverino, anche se non tutti”, aggiungeva con la consapevolezza che alcuni sogni sono destinati a rimanere tali.

“Sarebbe fantastico  se riuscissimo a creare un luogo per accogliere animali in difficoltà e se quel luogo fosse anche un punto di ritrovo per i ragazzi che hanno qualche problema o che semplicemente non sanno dove andare e si ritrovano per strada. Parlo di ragazzi autistici o figli di famiglie disagiate, per esempio. Gli animali domestici creano empatia:  giocare con loro, prendersene cura, addestrarli, può essere una chiave d’accesso all’amore”, ha detto Giovanna nel corso di un suo recente incontro pubblico, uno dei tanti in varie località italiane, accompagnata da Vera Squatrito, nella foto in alto, una donna di Nicolosi, altrettanto forte, ormai la sua migliore amica con la quale si fanno compagnia e coraggio, mamma quest’ultima di una giovane donna uccisa in modo altrettanto violento dall’ex fidanzato.

Giovanna Zizzo, si definisce “ergastolana del dolore”,  insieme ai tre figli superstiti, due ragazzi e una ragazza. Anche l’ex marito è un ergastolano: il 30 ottobre dell’anno scorso ha  subito la condanna dalla Corte d’assise di Catania: era capace di intendere e di volere, omicidio volontario con le aggravanti. Inutile il tentativo difensivo di una perizia psichiatrica. L’omicidio della figlia era la fredda vendetta contro la moglie che non aveva perdonato il tradimento.

Dal Giornale di Sicilia

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