Grammichele, bottiglia incendiaria contro i migranti

settembre 20, 2018

Daniele Lo Porto

GRAMMICHELE – “E’ un gesto grave, da condannare severamente, che fortunatamente non ha provocato danni alle persone, che non va minimizzato, ma neanche esasperato. A Grammichele non c’è un’emergenza ordine pubblico, non ci sono casi di xenofobia, siamo una cittadina che accoglie e integra da anni. Sono convinto che si tratti di un gesto isolato”. A parlare è Giuseppe Purpora, (nella foto in basso) il sindaco della città esagonale, che ha saputo dell’episodio solo a distanza di giorni, informato dal maresciallo dei carabinieri. Esattamente otto giorni fa, di sera, è stata lanciata una bottiglia incendiaria contro la struttura che ospita la SPRAR, dove sono accolti temporaneamente alcuni migranti maggiorenni nordafricani. Una fiammata, il portone e il vetro di una finestra anneriti dal fumo, nient’altro. “Si spera di scongiurare la matrice di odio razziale, seppur condannando l’atto vandalico si auspica che i fatti possano circoscriversi a una semplice ragazzata”, afferma Ulisse Privitelli, responsabile dell’area immigrazione per la Cooperativa San Francesco.

I migranti africani sono meno di dieci, pochi rispetto alle comunità di rumeni e albanesi che vivono a Grammichele da anni svolgendo la loro attività lavorativa nei campi. “Adesso sono di meno – spiega il sindaco – perché la crisi economica ha colpito naturalmente anche le aziende agricole ed è diminuita la richiesta di mano d’opera. Molti , quindi, stanno risalendo la Penisola verso aree dove è più facile lavorare”. I rapporti tra popolazione è “stranieri” sono buoni ci conferma il primo cittadino: l’iniziativa, puramente simbolica, di concedere la cittadinanza ai bambini nati in Italia, da famiglie che vivono e operano nel territorio di Grammichele è stata ben accolta.

“Esprimo incondizionata solidarietà ai responsabili, operatori ed ospiti del servizio protezione richiedenti asilo e rifugiati per il grave atto intimidatorio subito, un atto da condannare fortemente e moralmente inqualificabile – commenta il sindaco di Vizzini, comune capofila, Vito Cortese -. Episodi di tale gravità non possono trovare spazio nella cultura dell’accoglienza dimostrata negli anni, anche se fanno intendere quanto sia ancora necessario promulgare e diffondere la cultura della solidarietà e dell’accoglienza”. Le indagini sono svolte dai Carabinieri della locale stazione con l’ausilio dei militari della Compagnia di Caltagirone. Il gesto, non rivendicato, potrebbe essere la classica “bravata”.

Dal Giornale di Sicilia

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