I boss a caccia di subappalti. Nel mirino ditte catanesi

Katya Maugeri

CATANIA – Mirano alle aziende catanesi i boss agrigentini. Per conquistare i subappalti di alcuni lavori pubblici: piste ciclabili strade, ristrutturazioni di scuole. L’ultima indagine della Dda di Palermo sulle cosche di Agrigento ha svelato i tentativi di infiltrazione mafiosa in alcuni opere. Dalle intercettazioni si evince che un esponente di vertice della famiglia  di Cammarata, Calogerino Giambrone, aveva segnato in un pizzino un elenco di imprese catanesi che lavoravano nella sua zona. Bisognava infiltrarsi nella società, bisognava riscuotere il pizzo. Storia di quotidiana amministrazione per i boss di Cosa nostra, che non conoscono limiti ma segnano e sognano solo di ampliare i propri confini. Fino ad arrivare a Catania.

Nel pizzino erano indicate due imprese edili

L’ordinanza del gip Filippo Serio dice che nel pizzino erano indicate innanzitutto due imprese edili: una di Catania e l’altra di Paternò, una delle quali «aggiudicataria dei lavori di riconversione a pista ciclabile extraurbane appaltati dal Comune di Melfi», scrivono i magistrati nel provvedimento che lunedì ha portato in carcere 56 persone.

Gite fuori porta e territori da conquistare. Fantasiosi e ambiziosi, i boss. Le intercettazioni dicono che Antonio Maranto, capo del mandamento di San Mauro Castelverde (provincia di Palermo) assicurò in prima persona il suo interessamento. Ma suggerì a Giambrone prudenza e pazienza: secondo le logiche mafiose, bisognava attendere che le imprese prendessero contatti con i propri referenti di origine.

I boss agrigentini cercavano però di avere presto il risultato. In un’occasione, avrebbero contattato uno degli imprenditori catanesi per proporgli il noleggio dei propri mezzi. A una ditta edile di Sant’Agata li Battiati i boss agrigentini volevano invece imporre il pizzo per due cantieri presenti nei territori di Aragona e Grotte, appaltati dal Comune di Aragona. Le intercettazioni non ci dicono come andò a finire. Ma una cosa è certa: i boss agrigentini puntavano dritto alle floride aziende catanesi impegnate sul loro territorio di competenza.

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