“Il Cacciatore”: Paolo Briguglia delinea il profilo inedito di Tony Calvaruso, autista di Leoluca Bagarella

marzo 21, 2018

Katya Maugeri

CATANIA – Il racconto della mafia è una epopea dalle mie sfaccettature. Aneddoti ancora sconosciuti da approfondire, strade secondarie che non tutti osano attraversare: una storia con protagonisti che vivono all’ombra della loro stessa vita. Ma raccontare la loro storia è importante, essenziale per fare conoscere questo fenomeno che non sembra affatto un ricordo lontano.

“L’anno in cui ho compiuto diciotto anni coincide con le stragi che uccisero Falcone e Borsellino: avere la città con le camionette dei militari a ogni angolo, con sirene assordanti, con la mafia pronta a sparare, e ragazzi morti all’uscita della scuola perché travolti dall’auto della scorta che correva terrorizzata per non lasciarsi prendere, ha decisamente segnato la mia persona. Da quel momento informarmi sul fenomeno mafioso è diventato importante”. Lo racconta Paolo Briguglia, durante la nostra intervista. Attore che nella serie Il cacciatore – realizzata da Cross production per Rai fiction e diretta da Stefano Lodovichi e Davide Marengo – interpreta il ruolo di Tony Calvaruso, autista e braccio destro di Leoluca Bagarella, – interpretato da David Coco -, pentitosi subito dopo l’arresto del boss corleonese, catturato nel luglio del 1995. Stesso ruolo interpretato ne Lo Scambio, il film scritto e diretto da Salvo Cuccia.

“Noi siciliani dobbiamo continuare a raccontare queste storie facendo attenzione che non diventi un puro genere cinematografico, quindi inutile, non positivo, e che il racconto della violenza non diventi una esaltazione dei boss. Raccontare quanto il rapporto tra Stato e mafia, e forze dell’ordine e mafia sia stato intrecciato. Io ho ascoltato molto la voce di Tony durante le sue deposizioni – continua Briguglia – avevo bisogno di sentire questo racconto per capire la sua posizione sulle storie vissute. Per la prima volta raccontiamo un personaggio che sta tra i due mondi: quello della giustizia e quello delle bestie, dei cattivi. Lui non aspira a diventare un affiliato a Cosa nostra non è uno che vuole uccidere per fare carriera ma un personaggio ambiguo perché non si rende conto di chi è circondato. Lui non vuole uccidere però è disposto ad andare a lavorare per chi uccide, lui non vuole diventare un mafioso ma accetta denaro e fare il prestanome a dei mafiosi”. Una serie, Il cacciatore, ispirata a “Il cacciatore di mafiosi” del magistrato Alfonso Sabella, che racconta la vera storia del magistrato in uno degli spaccati più cruenti della lotta tra lo Stato e la mafia nei primi anni ’90.

A pochi giorni di distanza dalla sua uscita dal carcere, Tony Calvaruso incontrerà chi lo aiuterà a diventare l’autista di Leoluca Bagarella, all’epoca il boss dei corleonesi è latitante e considerato responsabile delle diverse stragi che hanno messo in ginocchio l’Italia. Diventerà così il principale confidente di don Luchino, anche se il compito di Tony sarà di stare alla guida e trasportare il boss lungo le strade della città. Sicuro di potersi tenere lontano dagli omicidi, il personaggio di Paolo Briguglia scoprirà che non gli sarà possibile mantenere la distanza da Cosa nostra.

Un personaggio che cattura l’attenzione del pubblico sin dalle prime battute, dai primi sguardi in cui ammette al boss di “pensare anche troppo”. “Tony racconta nelle sue deposizioni che Bagarella parlava tantissimo – spiega Paolo Briguglia – lui aveva preso a cuore questo giovane uomo al quale raccontava e viveva la sua vita. Aveva paura di questo uomo anche se rispondeva al lavoro con dedizione, ma lui faceva altri ragionamenti: probabilmente pensava ad allontanarsi, lui inizia ad elaborare e a condannare quello che vede succedere e comprendere che lui lì non ci vuole stare”.

Il cacciatore è una serie dai toni inediti, ci si trova dinanzi a un prodotto ambizioso: le riprese, il montaggio, la colonna sonora, le scene in cui si racconta la violenza. Quella spietata, dei cattivi. Le torture, i dialoghi diretti, intensi, crudeli. La mafia pretende di avere delle regole, un codice d’onore e questa serie racconta proprio la loro sete di potere, ben lontana da ogni codice, da ogni regola.
E lo fa attraverso un linguaggio inedito, moderno che “serve a trascinare all’interno di questa serie spettatori anche giovani – spiega Briguglia – per raccontare loro chi sono questi personaggi. Spettatori che altrimenti vedrebbero solo la noia del solito film sulla mafia, noi raccontiamo in maniera autentica il vero profilo di ognuno di loro: questi uomini sono delle bestie. Tony Calvaruso rappresenta la personalità di moltissimi siciliani che pur non volendo diventare mafiosi si ritrovano – consapevolmente – a convivere con la mafia, lavorare grazie alla mafia, stringere la mano a dei mafiosi.
Un personaggio mai visto, attento ai dettagli, sensibile ai disagi, un profilo mai raccontato prima d’ora che emerge in questa serie con pensieri, gesti e timori inediti, raccontati fino in fondo. Lo stesso Sabella spiega che Calvaruso è uno dei pochi che può essere considerato pentito e non solo collaboratore.

“Lo stato era in guerra” afferma il protagonista Saverio Barone, interpretato da Francesco Montanari, e Il cacciatore ne racconta ogni retroscena, in quei dettagli crudeli e spietati che hanno l’odore del sangue, di codici d’onore violati in una trincea ancora attiva seppure silente. Perché la mafia ha solo cambiato forma, metodi di investimento ma resta incredibilmente un sistema capillare.

(ph: Floriana Di Carlo)

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