Il Cara di Mineo sta per chiudere, in crisi l’economia locale

giugno 15, 2019

CATANIA – L’annuncio, o meglio la conferma, l’ha data urbi et orbi davanti alle telecamere di “Porta a porta”: “Entro metà luglio il Cara di Mineo chiuderà”. Matteo Salvini della chiusura del Centro accoglienza richiedenti asilo nelle campagne del Calatino ne aveva fatto un cavallo di battaglia da sempre, prima come terreno di scontro politico con uno schieramento avverso (il NCD di Alfano e Castiglione) poi come una delle mission da portare a compimento da ministero dell’Interno, coerente con la sua linea anti immigrazione e con il contrasto al business della solidarietà. «E’ una buona notizia per chi, per anni, ha vissuto in zona subendo criminalità, come l’omicidio di due anziani coniugi, e disagi», ha sottolineato lo stesso ministro.. Nel centro attualmente ci sono 152 persone, dopo che da febbraio sono stati trasferiti con scadenza quindicinale contingenti di migranti destinati in strutture più piccole. Alcuni si sono allontanati volontariamente, perdendo però lo status di rifugiato. Quando si insediò il governo M5s-Lega a giugno dell’anno scorso gli immigrati presenti nella struttura erano 2.526. Il picco è stato registrato il 7 luglio 2014 con 4.173 ospiti, in un villaggio costruito per le famiglie dei militari statunitensi in servizio nella base di Sigonella che ne conteneva originariamente circa la metà. Un business da circa 100 milioni l’anno, che dava lavoro precario a centinaia di volontari e a diverse aziende per la fornitura di beni e servizi agli ospiti. Adesso, la desertificazione, tanto che il sindaco di Mineo, Giuseppe Mistretta, eletto un anno fa, ha annunciato una clamorosa protesta, dopo che ha scritto al capo dello Stato, Sergio Mattarella, al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e ai due vice premier Matteo Salvini e Luigi Di Maio. “Senza ricevere nessuna risposta”. Adesso il tempo è scaduto e lui si dice pronto a volare a Roma per consegnare la fascia tricolore. “Lo Stato ha deciso la morte del mio Comune. Se entro questa settimana non riceverò un segnale forte, non mi resta altra alternativa. Non sono nelle condizioni di poter amministrare la mia città”. I vertici del Viminale sarebbero dovuti arrivare entro marzo nella cittadina del Catanese. Una visita utile a stilare un “patto” per la chiusura del Cara, un documento in cui scrivere nero su bianco una serie di impegni per assicurare la rinascita di un territorio a cui “in tutti questi anni è stato imposto un grande sacrificio” denuncia Mistretta. “Dopo l’incontro al Viminale ho registrato il silenzio più assoluto – racconta -. Tutti gli annunci sono rimasti lettera morta. Nessuno è venuto a Mineo e ai miei appelli non ho ricevuto risposta. Salvini? Non l’ho mai sentito”.

“Lo Stato, il governo nazionale non possono abbandonare la zona del Calatino e in particolar modo il comune di Mineo che da sempre si sono spesi per il bene delle loro comunità ma anche per tutte le popolazioni che qui sono arrivate. La decisione di chiudere il Cara di Mineo sta di fatto lasciando per strada centinaia di cittadini che nel centro di accoglienza lavoravano. Bene lo svuotamento della struttura ma a questa deve necessariamente corrispondere un segnale del governo verso il territorio e verso Mineo che hanno bisogno di alcuni input del governo nazionale come chiesto più volte dal primo cittadino Giuseppe Mistretta”. A dirlo è la Cifa attraverso il suo vicesegretario regionale Gaetano Benincasa che sollecita le istituzioni nazionali a farsi carico del problema.“È assurdo che nessuno abbia risposto ai gridi di allarme lanciati dal sindaco Mistretta: gridi di allarme che arrivano anche da decine di piccoli e medi imprenditori che noi rappresentiamo e che ve-dono la loro economia soccombere. Ecco perché le misure urgenti auspicate da Mistretta, come una zona franca fiscale o una zona economica speciale, sarebbero un buon viatico per la creazione di nuove opportunità lavorative e occupazionali oltre che una possibilità di ripresa economica”, conclude Benincasa

“La chiusura del Cara di Mineo è l’inesorabile epilogo di una grande illusione, in una terra affamata di lavoro. Ma il governo nazionale deve adesso predisporre misure compensative a tutela di un’area fortemente degradata, come quella del Calatino, che nel Cara aveva trovato lo sfogo per centinaia di lavoratori, con una ricaduta anche per l’indotto». Lo dichiara il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, commentando la notizia della chiusura, dal mese di luglio, del Centro di accoglienza per richiedenti asilo nel paese del Catanese.
«Le misure compensative promesse da Roma nel 2012 – prosegue il governatore – non sono mai arrivate su quel territorio. Non vorremmo che al danno si aggiungesse la beffa. In tal senso, nei giorni scorsi, ho organizzato un incontro, con il presidente della Camera di commercio etnea Pietro Agen, il sindaco metropolitano di Catania Salvo Pogliese e il primo cittadino di Mineo Giuseppe Mistretta, per concordare un percorso comune. La Regione è pronta a fare la propria parte realizzando interventi infrastrutturali, a servizio delle aree a sud del centro abitato, qualora lì dovessero insediarsi aziende che possano assorbire una parte di lavoratori espulsi dopo la chiusura del Centro. Ci rivedremo entro fine mese per un confronto con i sindacati e le organizzazioni di categoria di industria, commercio e artigianato, in attesa di una risposta da parte del governo centrale».

 

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