Il Coronavirus "grazia" i bambini

Il Coronavirus "grazia" i bambini

di Daniele Lo Porto

CATANIA –  I bambini sono meno esposti alle conseguenze gravi o letali del virus Sars Cov2 che ha provocato la pandemia nota come Covid 19. Lo hanno rilevato le autorità sanitarie cinesi in base al censimento  di 3.142 casi di infezione in età pediatria (da 0 a 14 anni), con un solo bambino deceduto per conseguenza diretta della malattia. Un dato importante, certamente positivo, come la minore incidenza dell’infezione sulle donne, ma che deve essere analizzato con ulteriori riscontri scientifici e, soprattutto, senza abbassare la guardia.

In Italia la situazione sembra analoga, almeno stando al documento della SIAATIP (Società Italiana di Anestesia, Analgesia e Terapia Intensiva Pediatrica), recentemente pubblicato nella sezione “Buone Pratiche Cliniche, destinato a tutti gli operatori sanitari coinvolti nella gestione del paziente pediatrico e collaborante con gli anestesisti rianimatori.  Il documento, il cui primo autore è Roberto Giugno, direttore dell’Unità operativa complessa di Pediatria dell’Ospedale “Gravina” di Caltagirone, vede la collaborazione di un gruppo di studiosi e esperti a livello nazionale. “Nel documento – spiega il dottor Giugno – si parte da un’analisi generale dell’infezione da Sars-Cov2 in età pediatrica, per poi concentrarsi su un possibile meccanismo di infezione che ne spieghi la diversa espressività in età pediatrica, nelle donne e nella popolazione in generale. Ringrazio il dottor Galante per aver colto l’intuizione di questo studio e per la scelta di condividerlo con la comunità scientifica che guida”. I dati della letteratura evidenziano che l’infezione da Sars-Cov2 ha una minore gravità nei bambini, i quali si infettano come gli adulti, ma presentano una sintomatologia meno grave.

– Dottore Giugno, al “Di Cristina” di Palermo 5 bambini ricoverati e poi dimessi, senza complicazioni. Perché l’infezione non è letale per i piccoli?

“Il Covid 19 sembra colpire in modo decisamente meno violento i bambini e anche le donne. Di recente abbiamo notizie solo di un piccolo deceduto a New York in seguito all’infezione, ma al momento non abbiamo riscontri se avesse altri problemi di salute e se, quindi, l’unica causa è da addebitare alla pandemia in corso.  Le cause della minore incidenza sui bambini non sono ancora note ma potrebbero essere riferibili a diverse motivazioni cliniche come ad esempio a differenze nelle risposte immunitarie dei piccoli rispetto agli adulti. Sembra verosimile che la risposta immunitaria innata possa essere più attiva nei bambini, quindi con maggior protezione. Il sistema immunitario innato è la prima linea di difesa contro i patogeni e risulterebbe in grado di rispondere immediatamente agli agenti esterni. Il sistema immunitario adattivo, al contrario, impara a riconoscere gli agenti patogeni specifici ma impiega più tempo a rispondere. Se la risposta immunitaria innata è più forte nei bambini esposti questo aspetto spiegherebbe perché l’infezione attacchi più facilmente gli adulti attraverso una maggiore sintomatologia. Nel documento inoltre si approfondisce un’altro aspetto del probabile meccanismo di infezione del virus, che riguarda il ruolo del recettore ACE2, dei suoi livelli di espressione e differenziazione e polimorfismo””.

-Lo studio cinese è un punto di partenza, a che punto è l’indagine scientifica in Italia?

“Stiamo aggregando e confrontando i dati che provengono innanzitutto dalle zone più colpite dalla pandemia, Bergamo, Milano e la Lombardia in genere, per poi poterle integrare su una prospettiva nazionale e analizzare tutti i dati clinici. Non è un lavoro semplice, soprattutto in questa fase che siamo costretti  fronteggiare una emergenza imprevedibile per dimensione e durata”.

-Dottore Giugno, qual è la situazione nell’Ospedale di Caltagirone?

“Da dicembre a tutto marzo, abbiamo registrato nell’Unità di Pediatria un numero di casi di infezioni e problemi alle vie respiratorie  decisamente superiore allo scorso anno, ad esempio. Oltre cento bambini con febbre alta e addirittura polmonite, tanto da dover ricorrere all’ossigeno terapia ad alti flussi. Riteniamo possibile che l’aumento di casi in modo rilevante oltre la media sia causato dal coronavirus. Potremo avere un riscontro oggettivo solo quando effettueremo analisi cliniche su tutti i soggetti con reattivi affidabili, ma sarà necessario tempo e danaro. Abbiamo un bacino d’utenza di oltre 200.000 persone, tra Calatino e alcuni comuni del Nisseno”.

-I bambini sono, quindi, percentualmente più asintomatici? Rappresentano un involontario pericolo per i nonni?

“Possono essere asintomatici o sviluppare in modo molto lieve gli effetti del Sars Cov2, quindi mantenere la regola di non metterli a contatto con anziani o altri soggetti a rischio resta assolutamente valida. Consideri un altro fattore: gli adulti hanno una probabilità 25 volte maggiore di morire di varicella rispetto ai bambini. Sebbene l’influenza possa essere devastante per i neonati, i bambini più grandi di solito sopravvivono più degli adulti, i tassi di mortalità per influenza stagionale negli adulti sono 10 volte superiori ai tassi di mortalità nei bambini. Dati storici: durante la Sars, che nel 2003 provocò la morte di 774 persone e ne infettò più di 8.000, i casi tra i bambini furono molto pochi, appena qualche decina. In un rapporto del 2007, gli esperti del Centers for Disease Control and Prevention riportavano che i bambini sotto i 12 anni presentavano sintomi di Sars più lievi rispetto agli adulti. Nessun bambino o adolescente morì a causa di questo coronavirus ”.

Allo studio hanno contribuito: Dario Galante, direttore UOC di Anestesia e Rianimazione, Ospedale di Cerignola e San Severo di Foggia,  presidente SIAATIP; Giovanni Consani, UOC di Anestesia e Rianimazione, Azienda Ospedaliero Universitaria di Pisa; Alberto Benigni, USSD Anestesia e Rianimazione 5^ Pediatrica, ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo; Flavio Badii, UOC di Anestesia e Rianimazione, Ospedale di Vittorio Veneto; Dino Pedrotti, UOC di Anestesia e Rianimazione, Ospedale S. Chiara di Trento; Rosanna Zanai, UO Terapia Intensiva Cardiochirurgica, CCPM Centro Cardiologico Pediatrico del Mediterraneo, Taormina.

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