Imprese a controllo familiare: quale management possibile?

Imprese a controllo familiare: quale management possibile?

di Giorgio Caminito e Gabriele Tuccio, studenti del corso Principi di Management dell’Università di Catania

Le imprese di piccola e media dimensione, a conduzione familiare, sono una delle “colonne portanti” del sistema economico italiano e la loro diffusione è legata ad una serie di caratteristiche che le rende particolarmente attrattive.  Queste riescono a collocarsi in particolari settori di mercato, fungono da “ammortizzatori” delle grandi imprese, sono entità flessibili, hanno una struttura dei costi notevolmente inferiore.

Nelle imprese familiari, un sistema di governance ben funzionante deve favorire il raggiungimento di due obiettivi: il primo riguarda la capacità della famiglia proprietaria di esprimere una visione chiara del futuro della società; il secondo, invece, attiene alla possibilità del management (familiare o non familiare) di realizzare tale visione utilizzando le migliori risorse disponibili sul mercato.

Per certi aspetti, la presenza di una leadership imprenditoriale basata sulla famiglia è stata un punto di vantaggio in passato in termini di continuità e di crescita. Ad oggi, nell’epoca della condivisione delle informazioni e della creazione di reti tra aziende e professionisti, il mantenimento della gestione aziendale esclusivamente all’interno della famiglia rischia di diventare un fattore di rallentamento dello sviluppo aziendale. Se da un lato risulta chiara la necessità di applicare nuovi sistemi di management aziendale, dall’altro lato tale consapevolezza si scontra, talvolta, con la rigidità degli imprenditori nell’affidarsi a professionisti esterni che non vengono ritenuti necessari allo sviluppo dell’azienda o, peggio, vengono considerati come degli intrusi. Sono proprio tali rigidità, tipiche di molte realtà imprenditoriali italiane, gli ostacoli che frenano lo sviluppo delle PMI, sia nel mercato nazionale sia in quello estero, e che compromettono, talvolta, la sopravvivenza stessa dell’azienda. A fronte del desiderio degli imprenditori di “inglobare” e coinvolgere la famiglia, vi è la necessità di riconoscere che solo l’apertura ad influenze e contributi professionali esterni è la strada maestra da seguire per raggiungere il successo aziendale e ottenere risultati favorevoli. L’eventuale rigidità e la chiusura nei confronti del cambiamento diventano cause inevitabili del declino dell’azienda e persino della famiglia.

Il processo di managerializzazione delle PMI familiari è, certamente, tra i più complessi da realizzare ma, al contempo, l’unico in grado di garantire la continuità aziendale. Date le grandi difficoltà che la famiglia può riscontrare durante questo processo, è sorta una nuova figura professionale in grado di affiancare i dirigenti aziendali al fine di realizzare un progetto di cambiamento. Tale figura è il temporary manager, o “regista del cambiamento”. Quest’ultimo, infatti, si concentrerà maggiormente sulla continuità aziendale, oltre che sulla difesa e sullo sviluppo del proprio ruolo all’interno dell’organizzazione aziendale. Il temporary manager è un professionista poco incline a legarsi alle situazioni o alle persone e tale distacco gli consente di conservare una preziosa indipendenza di giudizio che gli permetterà di ascoltare i pareri delle risorse umane già presenti in azienda, senza essere influenzato da visioni aziendali consolidate. Per poter assumere il ruolo di “regista del cambiamento”, deve possedere, oltre all’esperienza, alcuni tratti caratteriali che gli consentano di sviluppare la propria leadership in maniera autorevole da coinvolgere la proprietà, il management e il personale nelle nuove visioni aziendali, che il cambiamento rende indispensabili. Il temporary manager non è un consulente, né il temporary management può essere considerato una via alternativa alla consulenza, in quanto trattasi di due ruoli professionali diversi che richiedono competenze distinte.

Questo nuovo e interessante profilo professionale si rileva particolarmente utile in alcune fasi critiche e/o di transizione della vita aziendale, come ad esempio durante il passaggio generazionale, l’internazionalizzazione, l’apertura di nuove filiali produttive e commerciali. Il suo compito è quello di trovare la soluzione al cambiamento più rapidamente possibile infatti, la rapidità di una svolta è spesso prioritaria rispetto all’entità del cambiamento stesso. Il professionista non è influenzato dal modus operandi storico dell’azienda, quindi propone soluzioni estranee alla stessa. Per tutte queste ragioni il temporary manager è un professionista indipendente che punta al risultato, ed è ben accetto dalla struttura in quanto il suo intervento è rivolto alla crescita dell’impresa a conduzione familiare.

Send a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *