In giro per sagre alla ri-scoperta dei frutti dimenticati

ottobre 11, 2019

Elisa Musumeci
biologa e nutrizionista

Ottobre apre le porte all’autunno. La vendemmia, il buon vino, zucche, funghi e castagne, con i loro colori e profumi tipici, si rendono protagonisti di sagre e mercatini locali di ogni tipo. Amo particolarmente lo spirito delle sagre d’autunno perché, oltre godere del fascino della natura che vive il suo momento di piena maturità, prima dell’assopimento invernale, sono il luogo dove possiamo riscoprire antiche prelibatezze ortofrutticole ormai, ai più, dimenticate. 

Oggi vi parlo di un frutto particolare, che mi ricorda l’infanzia, gli anziani nonni e la malinconia del periodo “dei morti”, in gergo siculo; sto parlando della Sorba, o “Sovvi”, come li chiamavano i miei nonni. 

Sorbus domestica, è questo il nome scientifico di un albero appartenente alla famiglia delle rosaceae. È una specie originaria dell’Europa Meridionale, in Italia si trova sporadicamente in tutta la penisola e nelle isole, specie in Sicilia, nei boschi montani di latifoglie e in particolare nel versante orientale dell’Etna. Il suo frutto, può rassomigliare ad una piccola pera globosa o ad una piccola mela, in quanto presenta due sottospecie: Sorbus domestica malifera (sorbo mela) e Sorbus domestica pyrifera (sorbo pera). 

La sorba ha la particolarità di essere immangiabile finché appesa ai rami. La raccolta dei frutti, con un normale andamento stagionale, avviene ad Ottobre, quando questi presentano una colorazione giallo-rossastra ma, attenzione, non vi azzardate ad assaggiarli nel momento in cui sembrano dall’aspetto così invitante! 

Ciò che, da bambina, più m’incuriosiva di questi frutti era proprio il fatto che fossero acquistati con il loro bell’aspetto, ma mi era assolutamente vietato assaggiarli. Venivano legati in grappolo e appesi in casa, anche per un mese intero e più, aspettandone pazientemente la maturazione. La pazienza; virtù ormai sconosciuta, per la frenesia della vita d’oggi! 

La natura, invece, ci insegna anche questo. Beh certo, devo ammettere che, da un lato, guardavo i sovvi con sospetto, perché il loro aspetto non era decisamente dei più invitanti, una volta pronti per la degustazione. È un frutto assai bizzarro, in effetti. Soltanto quando assume un aspetto scuro e apparentemente marcescente, è pronto per il consumo, presentandosi al palato con una polpa farinosa e molle e un sapore dolce e vellutato. Un altro metodo di maturazione tipico, se pur non usato nella mia famiglia, era il cosiddetto “ammezzimento”.

Le sorbe venivano distribuite su un letto di paglia, così da favorire la riduzione dei tannini e un aumento degli zuccheri nella polpa. Da questa tecnica nasce l’antico detto. “Col tempo e con la paglia, maturano le sorbe”. I frutti del sorbo domestico erano più diffusi nei secoli passati. Negli ultimi decenni la coltivazione e il consumo dei frutti sono andati sparendo. Oggi sono considerati una rarità e vengono catalogati nei frutti dimenticati o frutti minori.

Fortunatamente, come anticipato, esiste ancora qualche coltivatore sull’Etna che li mette in vendita in questo periodo di sagre. Mi è capitato spesso di trovarne in occasione della famosa Ottobrata di Zafferana. Sicuramente le sorbe non saranno tra i frutti più gustosi, secondo gli standard cui siamo abituati oggi, ma quanta ‘memoria’, quante ‘tradizioni’, quanti valori e quanti sapori di una volta sono spariti con loro? Esistono oggi dei progetti di recupero di questi frutti dimenticati, considerati parte della cultura di un popolo. Oltre le sorbe ricordiamo anche giuggiole, corbezzoli, corniole e azzeruole, tra i più importanti frutti della tradizione in Sicilia. 

Proprietà terapeutiche e valori nutrizionali

Non solo tipicità mangereccia; i frutti del sorbo racchiudono preziosi principi attivi, utili alla nostra salute. 

L’etimologia del nome “Sorbus”, dal latino “sorbeo”, assorbire, descrive la sua più importante virtù terapeutica. Il frutto, quando ancora acerbo, è ricco di acido malico e sorbitolo con elevatissimo potere astringente che ne fa il miglior rimedio per arrestare anche i peggiori casi di dissenteria, nel riassorbimento di varici ed emorroidi. Utile anche in caso di ciclo con flusso particolarmente abbondante. 

Attenzione, invece, all’eccessivo consumo dei frutti maturi. Oltre al loro contenuto in acidi organici (acido citrico prevalentemente), alcoli, fibre solubili e vitamina C, sono, infatti, molto ricchi di carboidrati (glucosio e fruttosio). Se ne sconsiglia pertanto l’abuso nei regimi dietetici volti al dimagrimento e l’uso, anche moderato, nei soggetti diabetici ed insulino-resistenti. 

Curiosità

Dalla fermentazione dei frutti, gli antichi Celti ottenevano una bevanda, la Cerevisia, prodotta e apprezzata in Emilia Romagna fino al secondo dopoguerra. Caduta anch’essa in disuso per diversi anni, oggi, grazie alla rivalutazione dei frutti dimenticati, si ripropone a tavola con svariate ricette dolci e salate.

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