Invece di abolire le Province hanno cancellato gli stipendi

marzo 15, 2017

| Daniele Lo Porto |

CATANIA – La madre di tutte le riforme, come si potrebbe considerare l’abolizione delle tanto, ingiustamente, vituperate Province regionali, punto fermo del rivoluzionario Rosario Crocetta, si conferma un enorme flop amministrativo e un gigantesco specchietto mediatico per le allodole. Nessuno si è reso conto dei benefici dell’abolizione di organi di governo elettivi, come il presidente e il Consiglio, con un risparmio insignificante in termini economici, mentre quasi tutti i cittadini verificano giornalmente i disastri provocati da Enti con capacità operativa e di programmazione vicine allo zero, dove i dipendenti vengono pagati, quando vengono pagati, per oziare, in gran parte, spesso privi del benchè minimo carico di lavoro. E’ un dato di fatto che circa 6.000 dipendenti delle ex Amministrazioni provinciali, da quando gli enti sono stati commissariati, hanno prodotto ben poco, ma – in compenso – i dirigenti  hanno continuato a percepire le indennità per il raggiungimento degli obiettivi, secondo la consolidata prassi di una casta autoreferenziale e intoccabile. Altro che rivoluzione crocettiana. Ma i nodi prima o dopo dovevano venire al pettine  e per di più s’ingarbugliano  proprio all’inizio del semestre che si concluderà con l’appuntamento al seggio elettorale.

“Dopo l’audizione di ieri in Commissione bilancio è chiaro che, di questo passo, presto le ex Province cadranno nel baratro”. Il grido d’allarme è dei segretari regionali Agliozzo e Crocè (Fp  Cgil), Montera (Cisl Fp) e Crimi (Uil Fpl) che  sono stati sentiti in seconda commissione Bilancio e programmazione all’Ars, dove è iniziato l’esame della manovra Finanziaria.  “Le risorse finanziarie ad oggi ancora soltanto ipotizzate dal governo – proseguono le sigle – non bastano. Solo per garantire gli stipendi del personale servono 180 milioni e 210 milioni complessivamente per la mera sopravvivenza degli enti, al netto della erogazione di servizi fondamentali come le infrastrutture e le scuole, solo per citarne alcuni.
Ad oggi, sarebbero supposti e quindi non esigibili appena 70 milioni come compensazioni sull’Iva e altri 53 milioni dei quali, però, oltre 19 sono già destinati ai disabili e saranno imputati in un altro capitolo. Insomma, ad oggi le somme previste dal governo rappresenterebbero nemmeno la metà di quanto necessiti per mantenere in piedi gli enti ed evitare il fallimento. I fatti – proseguono i segretari regionali di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl – sono questi. Il resto sono solo chiacchiere”.  Per completezza d’informazione, alcuni degli enti sono nuovamente in grave ritardo con il pagamento degli stipendi. Per essi è stato già proclamato lo stato d’agitazione. “Ovvio che sinché le risorse necessarie non verranno reperite – concludono i sindacalisti – non molleremo la presa”.

 

 

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