La fine di Alitalia sarebbe un bene per il turismo al Sud

ottobre 9, 2019

CATANIA – “So che potrà suonare strano ai non addetti ai lavori o a chi vede nell’Alitalia uno degli ultimi baluardi della nostra italianità ma, con assoluta onestà intellettuale, non posso che augurarmi l’uscita di scena definitiva della nostra Compagnia di bandiera che ha dato ormai ampia dimostrazione di non riuscire a competere, in alcun modo, nel mercato mondiale dal quale, tra l’altro, non viene in alcun modo presa in considerazione. Si, ne auspico la definitiva uscita di scena, certo che tutto il comparto del turismo made in Italy non potrà che trarne enorme giovamento”. Salvo Zappalà, operatore turistico con strutture ricettive in diverse località della Sicilia, al solito è chiaro e diretto ed esprime le sue analisi senza inutili giri di parole.

“Quella che finora è stata una politica protezionistica non ha fatto altro che danneggiare il turismo di casa nostra mentre la scomparsa di Alitalia, oggi, non farebbe altro che aprire – anzi spalancare – le porte sul mercato italiano delle vacanze. Questo, se solo la politica fosse minimamente capace e competente per capirlo. Speriamo ma, intanto, ancora stenta ad apportare le giuste modifiche e gli spazi che Assoclarence assegna alle compagnie aeree sono tutti calibrati in funzione della salvaguardia di Alitalia che, di contro, dimostra di non sapere “volare alto” continuando a perdere enormi quantità di denaro sulle tratte europee ed internazionali”.

A chi affida, allora, la sua sopravvivenza la nostra tanto amata Compagnia di bandiera?

“La tenuta di Alitalia si gioca tutta sul Sud d’Italia e sulla Sicilia, in particolare. La sopravvivenza di Alitalia, è bene sottolinearlo e ribadirlo a viva voce, pesa su cinque milioni di siciliani costretti ad una mobilità ridotta a causa delle tariffe incredibilmente alte, un costo sproporzionato e non sostenibile per chi ha necessità di partire per studio, lavoro o anche per motivi di salute. Figuriamoci per chi vuol fare del turismo. Questo, unito all’atavica carenza di infrastrutture alternative, degne di un Paese civile, non fa altro che contribuire all’arretratezza del nostro Sud e della Sicilia, in particolare. Destinati ad essere, come sempre, fanalino di coda in termini di sviluppo e di progresso. Pensate, ad esempio, agli Hub – le porte d’ingresso così chiamate nel sistema aeroportuale dove arrivano i voli intercontinentali ed internazionali prima di essere smistati per le varie coincidenze – parlo di quelli italiani (Roma e Milano che, tra parentesi, si fanno una sciocca concorrenza venendo meno alla loro mission), essi finiscono per rappresentare una sorta d’imbuto per il Sud mentre, curiosamente, ci vengono in aiuto Emirates, Turkisk e, prossimamente United Airlines. E’ grazie ad essi che, di fatto, siamo collegati con i più importanti hub mondiali e sono sempre essi che rappresentano una vera e propria boccata d’ossigeno per per i siciliani che vogliono uscire dall’isolamento coatto in cui sono costretti e destinati. Utili, ancor di più, per quel movimento turistico internazionale che oggi riesce ad arrivare in Sicilia bypassando proprio Roma e Milano. Alitalia invece li porta fino a Roma o Milano e li lascia lì visto che il prezzo da pagare per scendere al sud spesso costa di più di quanto abbiano pagato per arrivare a Roma o Milano”.

Lei faceva riferimento alle responsabilità della classe politica. Quali sarebbero le colpe e come porre rimedio?

“Cosa aspettano i nostri governanti a farsi carico della questione e a provare a risolverla? E’ per questo, e per molto altro, che auspico la “fine” di Alitalia, compagnia non più competitiva, politicizzata all’inverosimie, dai costi altissimi e scarsamente considerata a livello mondiale, il classico “carrozzone” di italica memoria. I dipendenti verrebbero assorbiti dai competitors che in assenza di scorrette pratiche protezionistiche potrebbero incrementare notevolmente il traffico da e per l’Italia potendo riassorbire in pochi mesi tutto il movimento passeggeri e merci” Dottore Zappalà, ci spieghi meglio, perchè è meglio per il Sud se Alitalia chiude? L’uscita di scena di Alitalia e la liberazione dei relativi slot farebbe aumentare il traffico aereo verso l’Italia e porterebbe il nostro Paese a potersi confrontare con i suoi due maggiori competitor europei per incoming turistico, parlo di Francia e Spagna e questo partendo da un semplicissimo conteggio. L’italia conta 175 milioni di passeggeri contro i 250 milioni di Spagna e 245 di Francia con un inspiegabile scarto, quindi, di circa 70 milioni di transiti. Sapete a quale fetta di passeggeri si riferisce questo scarto? Presto detto: proprio ai 70 milioni che mancano al Sud! Sud – verrebbe da dire prendendo in prestito la canzone di una bellissima canzone della Nannini – bello ed impossibile e aggiungo irraggiungibile. Tutto ciò per colpa della politica protezionistica a favore di Alitalia e a danno dell’intera economia italiana. 70 milioni di transiti A/r vuol dire 35 milioni di passeggeri che, presumendo restino in Italia per circa 4 notti, svilupperebbero con 100 euro di spesa per passeggero al giorno (stima centro studi di Banca Intesa) circa 140 milioni di presenze ovvero cifre di svariati miliardi sottratti all’economia dell’intero territorio. Pertanto, 35 milioni di passeggeri per 4 notti x 100 euro di spesa media totalizziamo 14 miliardi l’anno in mancati introiti. Nei 10 anni di ritardo possiamo affermare che abbiamo rinunciato per colpa della disastrosa politica dei trasporti a circa 1400 miliardi di euro, lasciandoli ai nostri competitors di prossimità, quali Francia e Spagna, che non credo abbiano di più di noi in termini di appeal turistico”.

Cosa vede, quindi, all’orizzonte? Qual è la soluzione migliore per tutti?

“Non so se si arriverà mai a mettere la parola fine sulla storia infinita di Alitalia. La speranza, la mia, almeno, è quella anche in considerazione dei recenti tentativi di accordo con Delta o Lufthansa che il governo si decida ad accettare le condizioni poste da questi due potenziali acquirenti, rinunciando alla anacronistica idea di far accollare i circa 5.000 esuberi che i sindacati difendono”, conclude Salvo Zappalà.

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