La giovinezza e la disabilità: “Medea, un giorno ancora”

maggio 22, 2018

CATANIA – “Trova il modo”. Così semplice. Così difficile. E’ la chiave, quella consegnata da Monica Felloni agli studenti della V H e della V I del Liceo Classico Nicola Spedalieri di Catania.

La regista di NeonTeatro, insieme con il direttore artistico Piero Ristagno e la coreografa Manuela Partanni reduce dal recente successo con Invasioni inserito all’interno del prestigioso cartellone dello Stabile, ha creato e curato lo spettacolo “Medea, un giorno ancora”, andato in scena sul palco di Land – La Nuova Dogana nel debutto di sabato e nella doppia replica per il matinée di lunedi che ha coinvolto 650 studenti. E’ il frutto delle 200 ore di impegno profuso per realizzare il progetto voluto dalle professoresse Francesca De Santis e Sandra Raccuglia e previsto dall’alternanza scuola/lavoro introdotta nel sistema scolastico nel 2003, per poi essere resa obbligatoria dalla riforma della Buona Scuola apportata dalla legge 107 del 2015.

“Trova il modo”. Durante le prove è stato ripetuto come un mantra. Perché essere giovani è un  trauma. Perché la giovinezza è una foma di disabilità. “Noi  abbiamo da sempre a cuore quella che è una grande disabilità: essere giovani – quella di Stefania Licciardello, presidentessa di NeonTeatro non è una provocazione – in un tempo accelerato si è vecchi immediatamente. Il teatro ha a che fare con l’eternità; la scelta che Medea sia agito da una moltitudine di giovani scaraventa lo spettacolo in un qui ed ora che riguarda ciascuno di noi. Tutto questo ha a che fare con la speranza di essere tutti  figli di Medea, tutti Argonauti, figli del sole, e cambiare la storia perché è una storia nuova”.

Lo spettacolo, quindi, è stato il risultato di un percorso formativo, non una esibizione stilistica, un’esperienza fine a se stessa. Perché i tutor di NeonTeatro hanno fatto conoscere ai giovani che si apprestano ad affrontare gli esami di maturità il linguaggio del teatro, del teatro di Neon, del teatro della consapevolezza, della fiducia in se stessi, del coraggio di osservare, di accettare, di provare e riprovare e riprovare, di essere. La compagnia catanese che fa della diversità la normalità ha aiutato gli studenti del liceo classico non soltanto a tradurre in opera quanto appreso sui banchi, arricchendo l’interpretazione della tragedia di Medea e Giasone pure con alcuni brani in greco antico; soprattutto, ha permesso loro di andare oltre il compito dell’attore, ha permesso loro di mettersi in gioco, di superare il limite di giovane smarrito, intrappolato in una condizione oggi resa frustrante da una società che parcellizza tutto, che diluisce tutto, che della sostanza ha timore, che la sostanza vuole demolire, relegare, annientare. 

“La tragedia è il catalizzatore, il teatro archetipo, richiede totale, sconfinato abbandono. Seguivo la difficoltà dei ragazzi a lasciarsi andare nel confronto con Monica Felloni e Piero Ristagno – riferisce la professoressa Mariaeleonora Bonincontro, responsabile degli effetti scenici – Alla fine i ragazzi sono cambiati. Hanno avuto il coraggio di mettersi in gioco, molti hanno tirato fuori emozioni che forse non pensavano neanche di avere, hanno parlato, hanno urlato anche in una lingua antica rendendola attuale e capace di emozionare, prima timorosi, poi finalmente liberi. Hanno provato cosa significa fare fatica, provare frustrazione e trovare poi la via, ciascuno di loro adesso sa. Sa cosa significa avere il privilegio di fare visceralmente parte del mistero antico del teatro, scesi sino agli inferi delle passioni umane, le più indicibili e feroci. Hanno provato il contatto viscerale e primigenio con gli elementi, sentito intimamente la terra, il sole, il sacro. Hanno potuto sperimentare e comparare le ragioni del cuore e quelle dell’intelletto.

Questa esperienza li rende nuovi e dona loro il vero senso che la cultura classica trasmette”.

Tutti gli studenti delle due classi che hanno realizzato “Medea, un giorno ancora” hanno contribuito al successo del progetto, chi andando in scena, chi dando il massimo dietro le quinte nei vari ruoli che permettono ad una compagnia teatrale di esprimersi. Un corpo unico. Una società di cittadini diversi e uniti per una convivenza serena, produttiva, ricca.

“Medea, un giorno ancora” è qualcosa di magico, che resta, che ti porti dentro. E il Ponto, il tempestoso mare degli Argomauti, non fa più paura.

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