La previdenza complementare è in forte espansione

maggio 22, 2018

 

 

 

La previdenza complementare in Italia rappresenta il secondo “pilastro” del sistema pensionistico nazionale dopo la previdenza obbligatoria (Inps, Inpdap, Casse professionali, ecc.) Il suo scopo, aderendovi, è quello di poter garantire una pensione aggiuntiva a quella pubblica. Nonostante la più grave crisi economica mondiale dal dopoguerra ad oggi, nel nostro Paese, il patrimonio gestito, i rendimenti ed il numero di adesioni  alla previdenza complementare sono, ormai da anni, in costante crescita.
Purtroppo però, il secondo pilastro della nostra previdenza nazionale vale solo il 10% del PIL, con circa otto milioni di iscritti, ma crediamo che il gap con il resto del patrimonio mondiale della previdenza integrativa, che ha superato i 41.300 miliardi di dollari, rappresenti un dato illuminante. Proseguire sulla linea politica di riforme dedicate alla previdenza complementare potrebbe essere il primo passo verso l’atteso salto di qualità “made in Italy”.
Il nostro Paese ha un sistema pensionistico fondamentalmente pubblico, agganciato al primo pilastro ed una previdenza integrativa troppo limitata e non obbligatoria. Sarà imprescindibile irrobustire questo secondo pilastro a sostegno del primo, il pubblico, sempre più gravato dalle variabili demografiche ed al terzo, quello rappresentato dalla previdenza integrativa individuale.
L’Unione Europea ha approvato recentemente la Direttiva Iorp2 il cui impatto sociale può essere sintetizzato nel rapporto trilatero tra lavoratori, imprese ed enti previdenziali, con indirizzo a scelte di capitalizzazione di lungo periodo, un investimento sul proprio sistema sociale e di welfare. L’obbiettivo italiano di un mercato dei capitali sviluppato che possa sostenere i pensionati assicurati, è certamente molto ambizioso e sfidante, ma non può non prescindere dalla presa di coscienza che la preferenza (molto radicata) per la liquidità, oggi più che mai, è diventata insostenibile per gli alti costi.
Il mercato assicurativo e bancario propongono interessanti soluzioni per iniziare subito a pensare al futuro, con Piani pensionistici individuali (PIP) e fondi pensione, a cui aderire in forma individuale o collettiva.  Prodotti adatti a tutti, dai più prudenti a chi cerca soluzioni dinamiche e potenzialmente più vantaggiose.
PIR, Piani Individuali di Risparmio, sono un nuovo modello di investimento a medio termine, nato per veicolare i risparmi delle famiglie verso le PMI italiane, attraverso l’investimento in strumenti finanziari come obbligazioni, azioni e quote di fondi delle PMI o aziende con stabile organizzazione in Italia. I PIR sono quindi a sostegno all’economia reale del Paese ed offrono un’agevolazione fiscale a chi investe sotto forma di detassazione delle plusvalenze per almeno 5 anni. I Piani individuali di risparmio, introdotti con la legge di Bilancio 2017, prendono le mosse dall’esperienza francese con i Plan d’Epargne en Actions (PEA) e quella d’oltre Manica con gli Individual Savings Accounts (ISAS).
R.S.

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