La Regione "distratta": perde un immobile e deve pagare 5 milioni di euro


 
 
 
Daniele Lo Porto

CATANIA –  Un “debito” della Regione di meno di 500.000 euro lievita fino a 5 milioni, dopo una sentenza del Tribunale e adesso un immobile costruito per gli appartenenti alle forze dell’ordine impegnati in attività anti-mafia tornerà all’impresa che ha realizzato la struttura, nel quartiere di Librino. Una situazione  paradossale denunciata da Giusi Milazzo, segretario del SUNIA, il sindacato degli inquilini, che si è rivolto al presidente Nello Musumeci e al presidente della Commissione regionale antimafia, Claudio Fava, l’unico a rispondere alla segnalazione. “Massima disponibilità ad incontrare il SUNIA e ad  approfondire la vicenda. La priorità è quella di garantire un’alternativa abitativa a tutte le famiglie che, a causa dell’inadempienza della Regione Siciliana,  rischiano di trovarsi senza un tetto. La Commissione antimafia – ha dichiarato Claudio Fava – quanto in suo potere per sollecitare un intervento rapido del Governo e per fare totale chiarezza sulla vicenda”.

Nel 2010 la Fasano Costruzioni, azienda esecutrice dei lavori, aveva citato in giudizio la Regione chiedendo la risoluzione del contratto di compravendita e la restituzione dell’immobile per il mancato pagamento di una parte del prezzo pattuito: 445.749,30 euro, il 15% del totale.   «La Regione – aggiunge Giusi Milazzo – fu  condannata con sentenza del febbraio 2013, divenuta definitiva per il mancato ricorso in appello, alla restituzione dell’immobile e al pagamento di 1.600.000 euro, per il lucro mancato, e a 18.000 euro per ogni mese di ritardo nella consegna dei locali, oltre le spese legali: un totale  di oltre 5.000.000 di euro, 10 volte quindi rispetto all’insolvenza di 450.000 euro che ha portato la Regione Siciliana a perdere la proprietà dell’immobile».

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