La scommessa vincente del First, “Se vogliamo vedere risplendere Catania, dovremmo amarla di più”.

maggio 22, 2019

di Katya Maugeri

CATANIA – È stato il primo locale ad aprire nel difficile quartiere di San Berillo. Un quartiere da sempre riconducibile allo spaccio, alla prostituzione, al degrado. Vicoli di una Catania abbandonata. Fino a quando due catanesi decidono di investire su quell’angolo di città: rendendolo vivo, civile, un incanto. “First”, una scommessa vinta, quella dell’imprenditore Giovanni Barone e della moglie Nicoletta Castiglione, giornalista catanese.

“Amo la mia città, l’ho sempre amata. Mi scorre nelle vene come la lava dell’Etna. Ho sentito il bisogno di sdebitarmi con lei. Di fare qualcosa per lei. Avevo già un lavoro quando ho deciso di lasciare tutto e ricominciare – racconta Giovanni Barone – accettare il mio sogno senza temerlo. Ho sempre amato piazza Goliarda Sapienza, c’è una magia e una poesia che la rende un luogo unico nel suo genere a Catania. Vederla invasa da macchine  posteggiate e sporcizia era una pugnalata. Quel che ho fatto è stato levare quel velo fatto di degrado e abbandono che avvolgeva quel tesoro. C’ho creduto sin dal principio, anche quando incontravo gli sguardi scettici della gente. E spero nel mio piccolo di aver ridato lustro a questo meraviglioso angolo della nostra città”.

Sono tanti i giovani che scelgono di lasciare la Sicilia, perché delusi, sconfitti, e con una valigia piena di sogni e aspettative. C’è chi sceglie di restare, non lamentarsi e agire. Resta perché crede nelle risorse di una terra, che anche se complicata, ha in sé un patrimonio vasto e generoso da offrire. Oggi il First è una realtà ben consolidata, un punto di riferimento per molti giovani. Un coro di voci belle e costruttive dinanzi a tanta diffidenza.

“La paura è una zavorra che ci tiene legati all’interno di quello che noi riteniamo essere il posto più sicuro per noi, spiega Nicoletta Castiglione – in fondo a volte va anche bene così. Non voglio dire che accontentarsi è sempre sbagliato, ma osare, ti apre porte che non sapevi neanche di volere aprire. Ti permette di superare i tuoi limiti e metterti in gioco, instillando in te una forza che forse non sapevi d’avere. Catania è una città divorata dal dissesto è vero, e spaventa non poco scommettere in queste condizioni. Gli aiuti esterni sono praticamente inesistenti, ma, se si agisce con coscienza, facendo un piccolo passo  alla volta, analizzando bene tutti i meccanismi del progetto che si vuol realizzare, anche una città come la nostra offre tantissime vie di successo. Abbiamo la fortuna di avere un ricco bacino turistico e  immense risorse ambientali . Siamo figli del vulcano, abbiamo la sua forza, basta solo crederci! Bisogna saper osare ma anche dosare. Siamo partiti da zero e non ho voluto strafare. Un passo alla volta. Bene ponderato, è questa una delle scelte fondamentali del First”.

Cosa serve ai catanesi per riconquistare la loro fiducia e la speranza di rivedere risplendere nuovamente Catania?

“Non è semplice chiedere ai catanesi uno sforzo del genere di fronte alla situazione amministrativa in cui ci troviamo. Ai catanesi serve solo ricordare il potenziale di cui è dotata la nostra città. Abbiamo tutto, splendidi paesaggi, gente di buon cuore, una memoria storica ricchissima, la politica deve aiutarci è vero, ma anche noi dobbiamo ricordarci che siamo gli abitanti di una città meravigliosa che va curata. Ogni giorno mi trovo costretto a ripulire la piazza da tutta l‘immondizia che la gente lascia in giro. L’inciviltà non la cura la politica. Se vogliamo vedere risplendere Catania, dovremmo amarla di più”.

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