La Sicilia, l'autonomia e l'autonomia differenziata

La Sicilia, l'autonomia e l'autonomia differenziata

Riceviamo e pubblichiamo.

Egregio Direttore,

E’ molto importante precisare che non siamo contro l’istanza di autonomia delle regione del Nord, anche perché sarebbe una contradizione senza una effettiva motivazione, che al momento interessa le regioni del meridione, a mio dire, giustificata dall’andamento della spesa per lo sviluppo di una parte dell’Italia. Il rapporto di “leale collaborazione ”, così lo identifica lo Stato italiano, non si fonda sull’effettiva confederazione con il resto del continente.

Come Lei ben saprà, la nostra autonomia non è mai stata applicata, dicono che sia a causa dei decreti attuativi che mancano; non è proprio la verità, in quanto il DPR 1074/1965 è a tutti gli effetti di legge il “decreto attuativo” tra l’altro citato nella Delibera n. 197/2018, contenente le norme di attuazione dello Statuto in materia finanziaria, a firma dell’ex vicepresidente nonché ex assessore all’economia Gaetano Armao.

Nella suddetta Delibera, tale Decreto, viene citato come un mezzo noto per rivendicare la nostra specialità, in riguardo all’integrale attribuzione di ogni tributo erariale; l’interpretazione delle prescrizioni statutarie, si legge nella Delibera, deve avvenire alla luce delle norme di attuazione dello Statuto, in particolare, degli artt 1-7 del citato D.P.R. 26 luglio 1965 n. 1074 e s.m.i.. Che fine ha fatto questa Delibera? La Commissione paritetica doveva agire d’ufficio, eppure non è stato così.

Questa è una estrema sintesi di una storia tanto vecchia quanto distorta, per la quale i siciliani devono pagare un prezzo molto alto, in termini di mancato sviluppo economico, sociale e di piena autonomia decisionale su come investire le proprie risorse.

Dal punto di vista del Meridione

Circa dodici anni fa, la Svimez ha calcolato il gap tra il Nord e il meridione in ben 400 anni, adesso immagino che siamo arrivati a ben oltre il doppio, quindi, per le regioni meridionali è legittimo esprimere il tutto il loro dissenso.

Dicono che siamo spreconi. E’ vero, abbiamo fatto scelte politiche a volte per un tornaconto personale, talvolta la scelta è stata fatta con la pancia, ma è anche vero che, a conti fatti, i trasferimenti diminuiscono per l’esodo di massa verso il Nord Italia o verso gli altri Stati europei, la sanità non è efficiente così come tanti altri servizi, come le politiche sociali per i meno abbienti e per i disabili, per esempio.

Dal punto di vista della Sicilia

Come già detto, la questione siciliana è avulsa da quella del meridione, Le nostre istanze di autonomia sono sempre state disattese, anzi, i governi che si sono sempre succeduti, ha sempre usato l’autonomia a convenienza se doveva dei soldi alle casse regionali e viceversa.

La questione di fondo è che prima di poter dare maggiori funzioni e, quindi, maggiori risorse alle regioni del Nord, sarebbe il caso che prima venga definita la nostra autonomia e che le due isole maggiori e il meridione, possano correre come il nord, piuttosto di andare ancora con il carretto.

L’Eurispes ha calcolato che ogni anno lo Stato ci scippa 10 miliardi di euro:

“La Sicilia è dissipatrice? Solo fake news: è lo Stato a sottrarre risorse all’Isola

Lo Stato sottrae alla Sicilia circa 7 miliardi l’anno in Iva e Irpef pagate dai siciliani che invece dovrebbero rimanere per Statuto nell’Isola.

Secondo il Presidente dell’Osservatorio sul Mezzogiorno dell’Eurispes, Saverio Romano: «sulla distribuzione delle risorse in Sicilia e nel Sud, sulle politiche fiscali adottate negli ultimi decenni, sugli investimenti che non sono stati mai fatti in infrastrutture materiali e immateriali, sulle disparità perpetrate ai danni dei cittadini del Meridione, su uno Stato che nei confronti della Sicilia ha sempre avuto un braccio lungo nel prendere e uno corto nel dare. Va fatta una definitiva operazione verità, presupposto essenziale per invertire la rotta e per togliere argomenti falsi ai detrattori del Mezzogiorno. Occorre reintrodurre, per legge, il principio secondo il quale chi produce in Sicilia, anche se ha sede legale fuori da essa, pro quota di produzione deve pagare le tasse in Sicilia! Lo Stato centrale, al di là dei governi e del loro colore, dimostri coi fatti che non ci sono cittadini di serie A – quelli del Centro-Nord – e cittadini di serie B – quelli da Roma in giù, Isole comprese».

Operazione verità

Intorno alla gestione della cosa pubblica girano troppi falsi convincimenti: a parte i 10 miliardi l’anno, la macchina amministrativa siciliana, a differenza delle altre regioni, si autofinanzia, quindi, lo Stato non mette nessuna quota parte per i servizi regionali. Dopo gli accordi fatti dall’ex Presidente Crocetta, per non andare troppo indietro, la Sicilia ha vissuto un lento impoverimento, anche nel godimento dei diritti costituzionalmente garantiti.

In successione è arrivato il “vincolo del pareggio di bilancio”, il piano di riparto nella sanità che non ha più garantito le prestazioni sanitarie ai lavoratori con redditi bassi, tra l’atro da quasi quattro anni si parla di un nuovo fenomeno che sta dilagando, ovvero i working poor, i c.d. lavoratori poveri. Per ultimi ci sono i crediti che la Sicilia vanta nei confronti dello Stato. Ogni fine anno spuntano dei soldi che lo Stato deve per Statuto alla Sicilia e il governo in carica li cede senza colpo ferire, come i novi miliardi di accise che il Presidente Schifani ha ceduto in cambio di 200 milioni di euro.

Si ricorda quando Crocetta rinunciò al gettito dei contenziosi costituzionali? Ebbene, oltre a questo ha ceduto la nostra sovranità legislativa ed esecutiva, cancellò i residui attivi per accontentarsi delle briciole. Nel frattempo, questi regali allo Stato , hanno creato dei disavanzi, quando invece i crediti non più esigibili dovrebbero essere stralciati, invece per i siciliani diventano debiti da spalmare in comode rate trentennali.

Ecco perché è necessario sollevare un polverone su questo argomento: in virtù del nostro Statuto, alla Regione deve essere riconosciuta l’attribuzione di ruolo di regolatore sociale ed economico.

Maria Francesca Briganti, coordinatore dell’associazione Le Partite iva

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