L’ambientalista uccisa dalla mafia, in tv il film dedicato a Renata Fonte

febbraio 4, 2018

Il ciclo del progetto Liberi sognatori, fiction targate Taodue sul coraggio e l’impegno civile contro la mafia, nato da un’idea del produttore Pietro Valsecchi, si concluderà stasera con la messa in onda in prima serata di Una donna contro tutti – Renata Fonte. Una donna, un’eroina ambientalista, una politica che credeva nei suoi ideali.

È una storia da ricordare e raccontare quella di Renata Fonte (interpretata da Cristiana Capotondi), assessore del comune di Nardò, uccisa nel 1984 dalla criminalità organizzata. La fiction, diretta da Fabio Mollo, narra la vita della Fonte, amministratrice locale incorruttibile che, in totale solitudine, scelse di non chiudere gli occhi di fronte a chi minacciava un territorio incontaminato. La Fonte si impegnò nella sua comunità – perché a Nardò ci era nata e cresciuta – ma al tempo stesso era anche madre di due bambine, da quando era giovanissima, e moglie di Attilio.

Negli ultimi mesi della sua vita, Renata combatte contro tutti. Anche contro il marito, Attilio, che la supplica di scegliere: o lui o la politica. Nell’attesa che lei decida, accetta una proposta di lavoro in Belgio. Renata combatte anche contro il partito, che le chiede di cambiare. Perché questa donna che vuole sempre fare di testa sua, diventa ogni giorno più difficile da gestire. Renata non cede perché si rifiuta di pensare che la politica sul territorio debba piegarsi ogni volta a grandi interessi e piccole clientele. Mancano pochi giorni alla presentazione dell’adeguamento del piano regolare, passaggio strategico per difendere l’area di Porto Selvaggio per cui Renata tanto si è battuta. Pochi giorni ma che Renata non vedrà mai, perché la notte del 31 marzo 1984 viene uccisa. Ma all’inizio la verità non sarà facile da dimostrare: Renata è bella, giovane, il marito da qualche tempo si è trasferito in Belgio: si penserà quindi a un delitto passionale.

Solo grazie all’impegno di un commissario e alla testimonianza di due donne, si arriverà a individuare gli esecutori e i mandanti di primo livello. Grazie al suo sacrificio, l’area di Porto Selvaggio, ancora oggi tra le più belle del Salento, non è mai stata toccata dal cemento.

Con questa storia di ferrea determinazione si conclude un ciclo di storie importanti, necessarie per la crescita del nostro Paese tra la fine degli anni ’70 e gli anni ’90. Per questo Taodue ha voluto dar voce a quattro figure emblematiche della lotta contro le mafie e le ingiustizie, raccontando di quattro sacrifici indelebili, simbolo di un’Italia che resiste e non si arrende alla sopraffazione e alla corruzione. Ricordando e raccontando così le storie di: Libero Grassi, Mario Francese ed Emanuela Loi .

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