Le "mine vaganti" dal grande schermo al palcoscenico del Teatro ABC

Le "mine vaganti" dal grande schermo al palcoscenico del Teatro ABC

CATANIA – Cambi di scena serrati, che alternando risate e sorrisi con momenti drammatici e di serie riflessioni. Attori tra il pubblico, eliminando le distanze canoniche dal palco alla platea. Applausi a più ripresa, quasi un’ovazione alla fine dello spettacolo, per i protagonisti di “Mine vaganti”, splendidamente interpretato da un sanguigno e fuori epoca Francesco Pannofino, Iaia Forte, madre sempre comprensiva e amorevole pur sorpresa dall’evolversi della familiare e una regale Simona Marchini.

Un altro grande evento, quindi, per la stagione di prosa “Turi Ferro” al Teatro ABC di Catania. La regia di Ferzan Ozpetek, ha adattato per il teatro uno dei suoi capolavori cinematografici. “Mine Vaganti” ha infatti ricevuto 2 David di Donatello, 5 Nastri d’Argento, 4 Globi d’Oro, il Premio Speciale della Giuria al Tribeca Film Festival di New York e i Ciak d’Oro come Miglior Film. In scena, brillanti e freschi:   Erik Tonelli, Carmine Recano, Roberta Astuti, Sarah Falanga, Mimma Lovoi, Francesco Maggi, Luca Pantini e Jacopo Sorbini. Lo spettacolo – prodotto da Nuovo Teatro in coproduzione con Fondazione Teatro della Toscana, sarà in scena al Teatro ABC di Catania fino a domenica 22 gennaio (ore 18).

La storia è quella della famiglia Cantone, proprietaria di un grosso pastificio, con le sue radicate tradizioni culturali alto borghesi e un padre desideroso di lasciare in eredità la direzione dell’azienda ai due figli. Tutto precipita quando uno dei due si dichiara omosessuale, battendo sul tempo il minore tornato da Roma proprio per aprirsi ai suoi cari e vivere nella verità.

“La prima volta che raccontai la storia al produttore cinematografico Domenico Procacci, lui rimase molto colpito aggiungendo entusiasta che sarebbe potuta diventare anche un ottimo testo teatrale. Poco dopo avviammo il progetto del film e chiamammo Ivan Cotroneo a collaborare alla sceneggiatura. Oggi, dietro invito di Marco Balsamo, quella prospettiva si realizza con un cast corale e un impianto che lascia intatto lo spirito della pellicola”, ricorda Ferzan Ozpetek. “Racconto storie di persone – prosegue il regista – di scelte sessuali, di fatica ad adeguarsi ad un cambiamento sociale ormai irreversibile. Qui la parte del pater familias è emblematica, oltre che drammatica e ironica allo stesso tempo. Le emozioni dei primi piani hanno ceduto il posto a punteggiatura e parole; i tre amici gay sono diventati due e ho integrato le parti con uno spettacolino per poter marcare, facendone perfino una caricatura, quelle loro caratteristiche che prima arrivavano alla gente secondo le modalità mediate dallo schermo. Il teatro può permettersi il lusso dei silenzi, ma devono essere esilaranti, altrimenti vanno riempiti con molte frasi e una modulazione forte, travolgente. A questo proposito, ho tratto spunto da personali esperienze”.

 

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