L’educazione civica a scuola e l’uguaglianza del grembiule nero

maggio 3, 2019

 

Alfio Franco Vinci

Il 6 settembre dello scorso anno pubblicavo, sull’autorevole settimanale RMF, edito a Varese, alcune riflessioni legate ai ricordi risalenti al 1958, anno di introduzione dell’insegnamento dell’educazione civica il Ministro della pubblica istruzione di allora, Aldo Moro, con proprio decreto introdusse per le scuole medie inferiori e superiori l’insegnamento obbligatorio per due ore settimanali della educazione civica e, facoltativamente, per le scuole elementari. Il nostro maestro del secondo ciclo di insegnamento, terza, quarta e quinta previo superamento degli esami di seconda elementare, un ex ufficiale degli Alpini, se ne avvalse.
L’insegnamento ci veniva impartito con particolare veemenza e rigore fin dalla prima lezione. Ricordo come si fosse ieri quando ci fece scoprire perché dovevamo portare i grembiulini neri; non solo per non sporcarci con penna e calamaio, ma perché a scuola dovevamo essere, ed eravamo, tutti uguali; l’unica differenza la faceva il merito.
Ci insegnarono, ed io non l’ho più dimenticato, che l’educazione civica consiste non solo nell’educare i cittadini di domani al rispetto delle leggi, ma anche dei principi etici. Non rubare, non ammazzare, non usare violenza, non sono solo norme contenute nel Codice penale, ma anche principi etici e regole religiose dei popoli civilizzati.
L’educazione civica, fin dall’antichità e a tutte le latitudini, dall’antica Grecia di Platone alla Cina di Confucio, ha contribuito ad educare i cittadini ad elaborare i concetti di diritto e di giustizia cui ispirarsi tanto nella vita privata, quanto in quella pubblica.
Quegli insegnamenti hanno aiutato a far crescere il nostro Paese, a concepire strumenti di solidarietà sociale, a rispettare l’uomo in quanto tale e quindi anche come lavoratore, a tutelare i minori e le donne, a vivere in una società degna di tale nome e a contestualizzare principi etici e norme giuridiche, per rendere più tangibili i primi. Molto, o meglio troppo, di tutto ciò non esiste più e i risultati sono quotidianamente sotto gli occhi di tutti per le strade, sui giornali e nei telegiornali. Ieri la Camera ha approvato la legge che reintroduce la materia di insegnamento in ogni ordine e grado, per 33 ore, con voto in pagella. Ora passa al Senato.
Speriamo che nessuno la giudichi troppo di destra e populista talchè  possiamo ricominciare a sperare in futuro meno violento e a dimensione più umana.

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