“La logica della lampara” per la siciliana Signora in giallo

maggio 19, 2019

Gerardo Marrone

L’oceano è lontano, Jessica Fletcher pure. Una “Signora in Giallo”, però, vive (e scrive) anche in riva allo Ionio. È Cristina Cassar Scalia, catanese di adozione ma originaria di Noto, che conferma con “La logica della lampara” – romanzo edito da Einaudi Stile Libero – il successo di “Sabbia Nera”. Esattamente un anno fa, quel best-seller aveva segnato nel migliore dei modi il debutto di Giovanna “Vanina” Guarrasi nell’affollato ballo degli investigatori … di carta. Adesso, il vicequestore della Squadra Mobile – palermitana in servizio a Catania – affronta un secondo caso di omicidio, muovendosi tra il proprio ufficio di via Ventimiglia e il luogo del delitto, l’affascinante e tenebrosa via Villini a Mare, alla Scogliera. Con puntate da Trezza a Riposto, passando per i paesi etnei. E una missione di lavoro a Roma.

Colletti “biancosporco” e perverse passioni impegnano la sicilianissima Vanina Guarrasi in un’inchiesta difficile, appassionante, ben costruita e ancor meglio descritta dall’autrice. Che ha una penna efficace, fluida, e la capacità di costruire personaggi “veri”, decisamente coinvolgenti. Sullo sfondo, Sua Maestà l’Etna che non regala (si fa per dire) piogge nere come nel precedente lavoro di Cristina Cassar Scalia ma domina, sempre e comunque, il tessuto connettivo del libro. Anzi, lo ispira per esplicita ammissione della scrittrice che tra le righe di “La logica della lampara” sottolinea come il quadro d’insieme dell’indagine somigli “a un’eruzione dell’Etna dopo un lungo periodo di calma”. “Via il tappo e fuori tutto – spiega – Prima l’esplosione, poi la colata lavica. Il materiale che aspettava di uscire, poco per volta, finalmente trovava la via”. Fiumi di magma. Da cui prende forma un testo consigliato agli amanti del genere e, ancor più, agli innamorati pazzi di questa terra di Sicilia, finalmente affrancati da quelle beghe di campanile – lo sgangherato derby Palermo-Catania, ma non solo – che ammorbano l’aria e immiseriscono tutti. Come se già non bastassero le miserie nostre.

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