Le vite storte di Nunzia Scalzo

maggio 1, 2019

 

 

 

 

CATANIA – Otto storie di vite storte, otto storie di donne dall’amore tormentato e finito in tragedia per poi essere raccontate nelle aule dei tribunali. Sono le storie che ci racconta Nunzia Scalzo, giornalista di vaglia, già direttrice del settimanale “I Vespri”, consulente grafologa del Tribunale di Catania nonché di altre sedi giudiziarie, laureata in filosofia, con voto 110/ 110, presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Catania. E proprio dai verbali e dai resoconti stilati nelle aule giudiziarie dei vari tribunali che Nunzia Scalzo trae il materiale documentario per descrivere gli amori, le speranze, le illusioni ed i tormenti di donne la cui vita, per amore o per forza, si è poi conclusa tragicamente nel sangue. Omicidi e fatti di sangue realmente accaduti in Sicilia nel secolo appena scorso, alcuni dei quali sono stati risolti mentre altri no. Storie in cui le protagoniste – siano esse vittime o, talvolta, carnefici – sono sempre e comunque definite «Buttane». Storie, quelle della Scalzo, in cui si narra la vicenda umana di donne da sempre in lotta contro un destino avverso che si è accanito contro di loro, spesso vittime di pregiudizi, maldicenze, ingiurie, di scarsa considerazione ed oggetto di un pensiero strutturato da una certa cultura maschilista, machista, mai eradicata e forse impossibile da eradicare, in fondo sempre serpeggiante nella mente della maggior parte degli uomini: “Tutte le donne sono buttane, tranne mia madre, mia sorella, mia moglie e mia figlia”, questo tante volte, purtroppo, il comune sentire e l’assunto che troppo spesso, ancora oggi, emerge nelle aule giudiziarie, come peraltro messo ben in evidenza, già quasi mezzo secolo fa, dalla seguitissima rubrica televisiva “AZ: un fatto, come e perché”, condotta – come si ricorderà – sul primo canale della Rai dal grande Ennio Mastrostefano.

“Raccontare la storia di ciascuna di loro – ci dice Nunzia Scalzo – è stato quasi come vivere con loro, un tentativo di scandagliare i loro sentimenti, le loro sensazioni, le loro emozioni, di immaginare le loro parole, i loro dialoghi e, soprattutto, è stato un modo per scoprire aspetti della società siciliana di un tempo passato che, purtroppo, in certi ambienti del nostro entroterra, non è ancora passato del tutto ed anzi è più vivo che mai. ‘I fimmini su tutti buttani!’ Quante volte questa espressione è stata detta, ridetta, sentita, risentita, usata e riusata nei discorsi maschili e maschilisti, nelle chiacchiere da bar, nei litigi tra uomini e donne e ora, purtroppo, anche sui social, usata in mille modi e in svariate circostanze con l’intento di offendere fin nel più profondo dell’anima una donna. È un insulto – precisa la Scalzo – che, per quanto sempre condannato, mantiene comunque un certo suo fascino, un che di morboso e di diabolicamente irresistibile già solo solo a pronunciarlo. È l’offesa che meglio rende il carattere dispregiativo nei confronti di una donna solo perchè essa è femmina”.

E così l’Autrice ci presenta le storie delle Vite Storte di Giulia Trigona, Assunta Raimondi, Concetta Mortellaro, Maria Catena Furnari, Sofia Lo Verso, Antonietta Longo, Emma Pinto e Rosa Leone, donne oggi dimenticate e per la maggior parte perfette sconosciute, ma che con le loro vicende hanno posto l’accento su un complesso, fitto e quasi impenetrabile mondo femminile siciliano. Sono storie piene di colore e di passioni fortissime, talvolta violente, vissute con forza e intensità, ma perlopiù in silenzio e con grandi sofferenze fisiche e, soprattutto, psicologiche. Obbligo di far trovare pranzo e cena al capo famiglia all’ora stabilita e mangiare quello che c’è. Mai lamentarsi per stanchezza, caldo, freddo, fame e legnate, perché se le hai prese erano necessarie, chiaro! Mai piangere, neppure dopo una rovinosa caduta o per un dolore improvviso. Badare ai figli e mai discutere gli ordini. Vincere qualsiasi paura, anche quella dell’anima che è fatta di niente, dire sempre e solo di sì ogni volta che il marito ne ha voglia anche se stai male o semplicemente non hai voglia tu. Sono questi alcuni dei dettami non scritti, ma impressi a fuoco nella testa di ogni femmina nata e vissuta in Sicilia che ancora oggi qualche anziana indica come rimedio per mantenere integra la famiglia. Chi si ribella muore, perde se stessa, anche solo sul piano emozionale e sentimentale, ma muore, nel corpo, nella mente e nell’anima. È quello che, purtroppo, capita ancora oggi e molto più spesso di quanto si pensi. E non solo in certi ambienti degradati, ma anche in molti altolocati e persino là dove meno lo si pensi.

In fondo è sotto gli occhi di tutti: non passa ormai più giorno senza che dai telegionali, dai notiziari radio, dai giornali, o comunque da qualunque altro mezzo di comunicazione, non si apprendano notizie di pestaggi, femminicidi o violenze di ogni genere commesse sulle donne, e – quel ch’è peggio! – troppo spesso perpetrate da uomini (se così si possono ancora chiamare, per non dire belve!) che avevano giurato di amarle o addirittura adorarle per tutta la vita.

Tali fatti, purtroppo sempre più frequenti, dovrebbero aiutare a riflettere e – come le storie raccontateci da Nunzia Scalzo – dovrebbero mettere in crisi una società, come quella attuale, che seppur alle prese con altri problemi seri, i quali non vanno di certo assolutamente trascurati, dovrebbe dare più spazio all’amore, al vero Amore, sì a quello con la A maiuscola, e a dare maggiore tutela a chi tante, molte, e fin troppe volte si rivela essere la parte più debole in un rapporto a due: la donna, appunto! I numeri della violenza, ancora oggi, nel Terzo Millennio, sono enormi e fanno spavento. Il movente – come ben sottolinea l’Autrice di queste Vite Storte – è sempre, o quasi sempre, quello “passionale o del possesso”: generalmente è la reazione dell’uomo alla decisione della donna di interrompere o di chiudere un legame, più o meno formalizzato, o comunque di non volerlo più ricostruire. E tutto ciò, anche perchè – dobbiamo ancora una volta amaramente ammetterlo – tante volte le denunce per atti persecutori o maltrattamenti presentate dalle vittime alle competenti autorità non vengono tenute nella dovuta considerazione.

Il persistere e – come si diceva all’inizio – il dilagare dei banali luoghi comuni, dei vari discorsi da bar, o addirittura di risentimento se non addirittura di odio da parte degli uomini, il cui bersaglio preferito e privilegiato molto spesso sono le donne, rappresentano il sintomo di una malattia più vasta ed in qualche modo degenerativa, frutto del più becero maschilismo che vede sempre la donna come oggetto del proprio desiderio da appagare comunque dando sfogo ai propri più bassi istinti. Fa male riconoscerlo, più male ancora dirlo, ma purtroppo è così!

In tale contesto, ben si inserisce il pregevole e – senza alcuna ombra di dubbio – prezioso lavoro della nostra Autrice, Nunzia Scalzo, che dall’alto della sua preparazione e della sua esperienza acquisita sul campo da parecchi anni, in questa sua apprezzabile opera – scritta con un ritmo televisivo, come se Ella avesse una telecamera od una cinepresa in mano, con personaggi vivi che ci raccontano le loro Vite Storte – ci dà un ampio spaccato su quelle che sono state le cause di un così triste fenomeno qual è, appunto, quello del delitto passionale in tutti i suoi aspetti ed in tutte le sue molteplici sfaccettature.

Sì. Ne vale veramente la pena incamminarsi nella lettura di questo pregevole e prezioso lavoro e vedremo come, attraverso queste Vite Storte, ci si aprirà un mondo sconosciuto, che però vale la pena scoprire e conoscere sempre più, pagina dopo pagina.

Alla fine ne sapremo molto ma molto di più ed acquisiremo di certo una nuova e maggiore consapevolezza sul non sempre facile rapporto esistente – ancora oggi, dobbiamo ammetterlo! – fra uomini e donne, talvolta in cammino sulla medesima strada e che, nonostante le numerose difficoltà della vita, forse soffermandosi a riflettere ed a parlare serenamente, anziché ricorrere alla violenza, potrebbero, e certamente possono, risolvere, talvolta nonostante le divergenze caratteriali, i tanti e tanti problemi che quotidianamente, per un verso o per un altro, si presentano e che bisogna necessariamente affrontare e risolvere. In pace. Sì. Con un po’ di buona volontà, si può…

Giuseppe Portale

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