L'università sana ha le "porte aperte"

L'università sana ha le "porte aperte"

di Katya Maugeri

CATANIA – Catania è ancora scossa dallo scandalo legato all’inchiesta “Università bandita”, sui presunti concorsi truccati nell’ateneo, che ha svelato un vero e proprio “codice di comportamento sommerso” secondo il quale gli esiti dei concorsi dovevano essere predeterminati dai docenti interessati, con a capo il rettore dell’Università di Catania Francesco Basile, in accordo con l’ex rettore Giacomo Pignataro. Ma esiste una parte sana in tutto scandalo, coloro che credono e portano avanti dei progetti costruttivi, con passione e dedizione: Porte Aperte Unict 2019, la rassegna culturale realizzata dall’Università di Catania  nella sua quinta edizione ha lo scopo di riaffermare Catania come grande città universitaria e offrire un contributo originale all’estate. “Intitolare l’edizione di quest’anno “Università per la città” intendeva proprio creare una sinergia tra le massime istituzioni di questo territorio – spiega il professore Rosario Castelli, delegato ai servizi culturali per gli studenti – garantendo una offerta culturale ampia, fatta di incontri teatrali, musicali ben curati e selezionati, proprio per tenere legato il tessuto di questa città”.

In un momento così complicato a causa del dissesto, Catania non si è trovata nelle condizioni di poter garantire, come in passato un programma estivo per i cittadini,  ma a questo ha sopperito l’università cercando una forma di collaborazione con l’amministrazione cittadina, “in realtà c’è un fermento, una volontà di fare e di proporre pur nelle oggettive difficoltà. Siamo riusciti a fare sistema, a fare rete, garantendo un programma ricco, ampio: settanta appuntamenti  in cinquanta giorni, in dieci location che riguardano l’università e non solo”.

La cultura, lo spettacolo e l’arte coinvolgeranno infatti quei luoghi spesso legati a pregiudizi, per rivalutarli e apprezzarli come spazi di appartenenza. Un programma ricchissimo di passato e presente, da Omero a Dante “perché questi autori hanno ancora tanto da dirci”, opere rivisitate, una minuziosa ricerca dei dettagli rende il programma di Porte aperte 2019 un bellissimo progetto rivolto a una comunità dagli interessi trasversali, proprio per questo ricco di molti segmenti per garantire un incrocio di linguaggi che possano affascinare e non deludere il giovane pubblico.

“Nell’idea di Porte aperte c’è la volontà di favorire scelte multiculturali, sottolineando la politica di accoglienza. Siamo tutti il prodotto della migrazione, noi siciliani lo siamo tantissimo”. Sembriamo invece essere smemorati e incapaci di leggere la storia che ci vede protagonisti di contaminazioni e cambiamenti, “manca il riconoscimento e la conoscenza di questa storia, se si avesse la consapevolezza attraverso la memoria, la riflessione, forse riusciremmo ad essere molto più accoglienti e meno divisivi”.

La rassegna culturale, inaugurata il 16 giugno accompagnerà il pubblico catanese fino al 2 agosto anche con un nuovo segmento: “Porte aperte Teen”. “Una serie di appuntamenti rivolti a un pubblico di adolescenti – spiega il professore Castelli – per interessarli, stimolare la loro curiosità, attraverso giochi matematici, di strategia. Avremo, inoltre, un concerto con Musica insieme a Librino e attività pensate proprio per loro. Porte Aperte è una manifestazione che deve servire a trasmettere l’immagine di un ateneo in cui chi si spende per la promozione culturale è la stragrande maggioranza, è un punto di riferimento, ciò comporta avere delle responsabilità. Io spero si possa trasmettere l’aspetto sano, buono, di una politica che ha una sua unicità siamo l’unico ateneo in Italia infatti ad offrire una rassegna di questo tipo, in un tempo ampio. Un contenitore magmatico – conclude Castelli – ricco di proposte, investendo in una idea forte che rende l’università protagonista di un progetto culturale che ha benefici per l’intera città”.

Progetti come Porte aperte diventano un ponte da attraversare perché la cultura deve servire a questo: esibire e riproporre la bellezza, lo spettacolo diventa un modo di riscattarsi dalla violenza dei tempi, una forma anche di resistenza e di trasparenza, in una città piena di ombre e silenzi.

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