Mafia: blitz contro il clan Santapaola Ercolano, 31 arresti

ottobre 12, 2019

CATANIA – È stata rinominata “Black Lotus”, l’operazione dei carabinieri del comando provinciale di Catania in tutto il territorio nazionale che ha portato alla cattura di 31 persone accusate di appartenere a Cosa nostra etnea, in particolare al gruppo Santapaola-Ercolano. Ventuno sono finite in carcere e 10 ai domiciliari. La Direzione distrettuale antimafia le ha indagate, a vario titolo, per associazione mafiosa, estorsione, intestazione fittizia di beni, traffico di stupefacenti, detenzione e porto illegale di armi. L’indagine ha consentito di fare luce sull’articolazione della struttura interna alla famiglia catanese di Cosa nostra, cristallizzando la presenza di figure verticistiche e i ruoli di responsabilità ben definiti.

Inoltre è stato accertato, come già emerso in passato, che i Santapaola-Ercolano sono articolati in gruppi territorialmente localizzati, a capo di ciascuno dei quali è posto un “responsabile”, tenuto a dar conto del proprio operato al reggente “pro tempore” dell’intero sodalizio (carica suddivisa tra Francesco Santapaola, Antonio Tomaselli e Aldo Ercolano negli anni 2015/2016).

L’indagine, che si basa anche sulle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, trae origine da un episodio avvenuto nel marzo 2015, quando un imprenditore ha denunciato un tentativo di estorsione. In particolare nel mirino degli investigatori è finito il gruppo di “San Pietro Clarenza e Barriera” e il gruppo di “Lineri”, operanti nei territori di Camporotondo Etneo, San Pietro Clarenza, Misterbianco e Belpasso, e sono state accertati e contestati oltre trenta episodi di estorsione, sia tentata sia consumata, oltre a traffico di stupefacenti e intestazione fittizia di società.

Le investigazioni hanno dimostrato che il clan ha messo in piedi nel corso degli anni un vasto e capillare sistema di estorsioni, con gravi atti intimidatori, attentati e aggressioni agli imprenditori. Le aziende vessate in alcuni casi versavano importi che si aggiravano tra i 3.000 e i 5.000 euro annui a cadenze periodiche.

Queste somme, oltre che essere destinate alle famiglie dei detenuti, venivano anche reinvestite in attività imprenditoriali del settore ludico e dei trasporti, attraverso dei prestanome, così da eludere disposizioni di legge.

Un dato di particolare rilievo è quello relativo alla collaborazione di oltre 15 vittime di estorsione (tentata o consumata), con abbattimento del muro di omertà tipico di commercianti e imprenditori che temono la forza della mafia.

Gli arrestati: Carmelo Ardizzone, Sebastiano Caruso, Orazio Coppola, Antonino Correnti, Domenico Orazio Cosentino, Carmelo Di Stefano, Aldo Ercolano, Giuseppe Faro e Giuseppe Felice, Roberto Finocchiaro e Gianluca Lo Presti, Salvatore Messina , Corrado Monaco, Carmelo Puglisi, Vito Romeo, Francesco Santapaola, Giuseppe Santoniocito, Barbaro, Carmelo e Pietro Stimoli, Antonino Tomaselli. Ai domiciliari: Andrea e Vincenzo Consoli, marcello Corona, Carmelo Di mauro, Salvatore La Rosa, Giuseppe Leocata, Venerando Leone, Stefania Politini, Giuseppe Puglisi e Gabriele Stimoli.

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