Mafia e Chiesa, monsignor Gristina: "Sono peccatori, fuori dal Vangelo"

 

 

 

CATANIA – I fedeli devono rispettare l’ordine, la sicurezza e la legalità. Lo ha ricordato l’arcivescovo di Catania e presidente della Conferenza episcopale siciliana, Salvatore Gristina, in occasione dei festeggiamenti per la patrona sant’Agata che deve essere un momento di preghiera e nulla più. E poi, dopo il tentativo di alcuni sconsiderati di “dirottare” il fercolo con il busto reliquario nella processione conclusiva, lo stesso Gristina ha  pronunciato, forti parole di condanna: “Non possiamo accettare questi gesti da parte di pochi. Chi ha sbagliato se ne renda conto, si penta, chieda perdono al Signore, si scusi con sant’Agata e con la comunità”. Un intervento che ricorda la posizione chiara e netta assunta dai vescovi siciliani nel maggio scorso, in occasione del venticinquesimo anniversario della visita di Giovanni Paolo II in Sicilia e la storica esortazione, pronunciata nella valle dei templi: “Convertitevi”. “Tuttii mafiosi sono peccatori, quelli con la pistola e quelli che si mimetizzano tra i cosiddetti colletti bianchi”. E proprio quel documento della CESI,  è stato ricordato da Salvatore Gristina, nell’ambito della sua arcidiocesi, nel settembre scorso, all’inizio dell’anno pastorale, affinchè i parroci ne facessero opera di conoscenza, approfondimento, diffusione nell’ambito della loro attività. “L’esortazione di Papa Giovanni Paolo II è stata ricordata e diffusa perché la mafia continua a esistere e a ordire le sue tramemortali in Sicilia come nel resto d’Italia. La mafia è peccato, la mafia è incompatibile con il Vangelo, la mafia non è necessariamente un sodalizio criminale, ma può essere anche un atteggiamento di prevaricazione sull’altro o la mancanza costante di rispetto delle regole della civile convivenza”, sottolinea monsignor Gristina. In questo contesto proprio a Catania, nei mesi scorsi, in preparazione alla grande festa della patrona sant’Agata, che si è tenuta dal 3 al 5 febbraio, è stato redatto il nuovo regolamento che vieta l’iscrizione alle associazioni agatine a coloro che hanno subito condanne per particolari reati, come quelli mafiosi. In questo caso viene richiesta una autocertificazione con il quale il devoto dichiara di non essere in condizioni di incompatibilità. Un ulteriore passo verso la legalità e la trasparenza di un grande evento oltre che religioso anche di popolo.  La recente decisione di monsignor Lorefice, che ha individuato una specifica applicazione nella comunità palermitana per quanto riguarda le confraternite, quindi, scaturisce dalla lettera della CESI  del maggio 2018.   

Dal Giornale di Sicilia

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