Mafia, è un imprenditore “l’amico buono”. Rinviato a giudizio per associazione a delinquere, dopo le rivelazioni di un collaboratore

aprile 3, 2018

Katya Maugeri

CATANIA – Anni di meticolose indagini portate avanti dal Nucleo operativo dei Carabinieri, coordinati dai sostituti procuratori Giuseppe Sturiale e Andrea Bonomo della D.D.A. di Catania, hanno consentito di svelare il ruolo “dell’amico buono”, quello che serve alla criminalità organizzata per infiltrarsi nell’economia sana. Soggetti che solitamente restano in ombra, agendo, apparentemente, come normali imprenditori, in realtà svolgono una funzione preziosissima, in nome e per conto delle “famiglie”. Non sono mai esposti, vengono tutelati, protetti, “riservati” dalle organizzazioni, che grazie ai loro servizi incrementano guadagni, accordi sempre più ambiziosi. Uomini fidati che conoscono affari e segreti dei clan.

In questo contesto sono stati rinviati a giudizio – udienza fissata per il 23 maggio, dinanzi alla seconda sezione penale del Tribunale – dal gup del Tribunale di Catania Rosa Alba Recupido, l’imprenditore Santo Tomasello, in concorso con Ignazio Barbagallo, adesso collaboratore di giustizia, pregiudicato reggente della famiglia Santapaola, responsabile del territorio nei comuni di San Pietro Clarenza, Belpasso e Camporotondo, per conto dell’uomo d’onore ed ergastolano Franco Stimoli, con Mirko Casesa, in nome e per conto dell’uomo d’onore Piero Puglisi del “Gruppo di Mascalucia”, e Nicolò Squillaci, rappresentante dello storico gruppo “I Mattiddina” di Piano Tavola, passato dai Santapaola ai Cappello-Carateddi. Tutti accusati di estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni di un imprenditore catanese, ex socio del Tomasello.

“Lo conosco da una vita, siamo stati amici. Era un carpentiere”, “sono stato io a portare Tomasello da Raimondo Maugeri, l’ho presentato come persona a cui presentarsi nel caso in cui io fossi stato arrestato” racconta Barbagallo nelle sue deposizioni. Raimondo Maugeri, capo gruppo del Villaggio S. Agata, vicinissimo al boss Pippo Ercolano, fu ucciso nel 2009, su ordine di Sebastiano Lo Giudice “Ianu u Carateddu” mentre si recava, per obbligo di firma, al Commissariato  di Librino; questo episodio diede inizio al tentativo da parte dei Cappello-Carateddi di scalzare i Santapaola-Ercolano da Cosa nostra catanese.
“Il ruolo dell’amico buono” lo ebbe anche in altri ambiti estorsivi perché Santo Tomasello era addentrato, la sua militanza è da sempre, lui era in buoni rapporti con tutti gli ambienti criminali e portava clienti alla famiglia.

Inoltre lo stesso Barbagallo nelle sue deposizioni dichiara di aver presentato Santo Tomasello ad Angelo Santapaola, reggente dell’omonimo clan mafioso, per la costruzione di alcuni appartamenti in via della Concordia. E ancora: “Riesce a fare il salto di qualità” sfruttando il suo ex socio, con l’appoggio degli “amici buoni” si trasforma da carpentiere a imprenditore”.

Tutto ebbe inizio, durante la realizzazione di un cantiere

Tutto ebbe inizio, durante la realizzazione di un cantiere nella – zona artigianale in Centuripe – in cui avvenne il furto di un “bobcat”. Qualche giorno prima, avevano ricevuto una visita in cantiere (un rituale  ben conosciuto dal Tomasello) di alcuni soggetti che avevano ordinato l’immediata – messa a posto – “mi chiese di interessarmi per recuperare il mezzo – dichiara Barbagallo – io risposi che lo avrei fatto”. Tomasello, inoltre costrinse la vittima a corrispondere un assegno di 20 mila euro – attraverso minacce e conseguenze fisiche – destinato a Barbagallo che avrebbe così “sistemato” la faccenda, facendo da mediatore assieme allo Squillaci, il quale intratteneva rapporti diretti con la famiglia mafiosa di Enna, per la messa a posto sul territorio di loro pertinenza. Ignazio Barbagallo fu uno dei nove arrestati nel summit interrotto dai carabinieri in una villetta di Belpasso nel 2009 durante il summit più importante, nel quale venne arrestato anche Santo La Causa, l’ultimo dei pentiti eccellenti di Cosa nostra, che con la sua sconvolgente versione, del duplice omicidio di Angelo Santapaola e Nicola Sedici, entra in tutti i processi di mafia catanesi, tra cui “Iblis”, nel corso del quale sono emersi rapporti politico-affaristici insospettabili.

Anni di denunce, di coraggio ed emarginazione, quelli vissuti dall’imprenditore che si è opposto a questi perversi sistemi di potere mafioso, che hanno strangolato l’imprenditoria sana e condizionato fortemente la nostra economia.

Il lavoro di questa Procura, guidata con competenza e determinazione, da Carmelo Zuccaro ci fa ben sperare per il futuro, anche se siamo coscienti che la battaglia è dura e lunga. E non può essere demandata alle sole forze dell’ordine.

Riceviamo e pubblichiamo.

Gent.mo Direttore,

Ricevo mandato dal mio assistito, sig. Santo Tomasello, di pretendere immediata rettifica relativamente a quanto pubblicato dalla Sua testata on line in data 3/4/2018 a firma della sig.ra Maugeri.

Debbo premettere che, a differenza di altri organi di stampa che hanno dato notizia delle vicende giudiziarie che riguardano il mio assistito, soggetto assolutamente privo di qualsiasi precedente giudiziario, il Suo giornale e la sig.ra Maugeri mostrano di avere avuto accesso agli atti del procedimento o, in ogni caso, di averne avuto notizie che esulano dal mero richiamo alla contestazione ed alla notizia del rinvio a giudizio disposto dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Catania.

Ciò implica che di tale conoscenza si sia fatto uso parziale e distorto sia nel testo dell’articolo e, soprattutto, nel titolo dello stesso.

Sarò più preciso.

Il TITOLO dell’articolo su Sicilia Network

L’articolo si presenta non corrispondente al vero sin dal titolo che recita. “Mafia, è un imprenditore “l’amico buono”. Rinviato a giudizio per associazione a delinquere, dopo le rivelazioni di un collaboratore.”

Gli errori sono palesi!

1. Il sig. Tomasello – così come alcuno degli altri coimputati – non è stato rinviato a giudizio per il reato di associazione a delinquere, né semplice né, meno che meno, di stampo mafioso. Reati a lui mai contestati! Anzi, mai contestati in alcun modo nel procedimento di cui si dà notizia.

2. Tomasello non è stato mai indicato, in nessun atto del processo, come “amico buono”. Con questo termine si indica il ruolo di un soggetto, apparentemente estraneo alla richiesta estortiva, che assume il ruolo di possibile intermediario tra la vittima della richiesta e l’autore della stessa, al fine concreto di consentire a quest’ultimo di acquisire agevolmente il profitto dell’estorsione, convincendo la vittima che pagare rappresenta il “male minore”. Il paradosso è che Tomasello è il soggetto che subisce la richiesta ed il furto del mezzo di lavoro, descritto nel capo d’imputazione, impiegato dalla ditta di Tomasello nei lavori di Centuripe.

3. Il collaboratore di giustizia che, secondo il titolo, sarebbe la fonte delle rivelazioni di responsabilità di Tomasello, per l’esattezza Barbagallo Ignazio, pur essendo stato più volte nel corso del procedimento, non ha mai accusato Tomasello di alcun illecito, definendolo soggetto “lavoratore” e mai partecipante ad alcuna associazione.

L’articolo: omissioni

Nel corpo dell’articolo la sig.ra Maugeri fa uso parziale e non corrispondente al vero delle dichiarazioni del Barbagallo:

1. Non è vero che egli “ebbe il ruolo dell’amico buono in altri ambiti estorsivi” per ragioni di una “militanza da sempre”, perché era in buoni rapporti con tutti gli ambienti criminali e portava clienti alla famiglia”; tutte queste asserzioni non corrispondono in alcun modo alle “carte” del processo e mai nessuna dichiarazione del Barbagallo indica Santo Tomasello come soggetto complice o coinvolto in attività illecite. Anzi!

2. Vero è, invece, che le accuse a Santo Tomasello sono fatte da chi, in epoca passata è stato socio del Tomasello in alcuni lavori pubblici e, proprio in quegli anni, acerrima controparte del sig. Tomasello in alcune controversie civili e penali concluse con la rimessione delle denunzie e con la stipula di un atto di transazione;

3. Altrettanto vero è che Barbagallo Ignazio, collaboratore di giustizia da molti anni e già ritenuto attendibile dall’autorità giudiziaria, definisce letteralmente Santo Tomasello come un “lavoratore che non è appartenente ad alcuna organizzazione “e, soprattutto, ha fortemente smentito quanto dichiarato dal denunciante, non fornendo alcuna conferma a quanto detto da chi ha fatto la denunzia contro Santo Tomasello.

Solo il dibattimento consentirà al sig. Santo Tomasello di dimostrare che le accuse del denunziante sono dettate motivi che nulla hanno a che fare con la mafia o con estorsioni.

Oggettiva circostanza è che proprio dalle pagine processuali e da quanto dichiarato dal collaborante citato nell’articolo emerge la chiara indicazione che Tomasello Santo sia un lavoratore ed uno che non ha mai fatto parte di organizzazioni mafiose ed uno che si è fatto conoscere e rispettare perché sa fare il suo lavoro.

Questo dice il collaborante di giustizia.

Sono certo che il tempo darà ragione al sig. Tomasello che mai, e dico mai, è stato mai incriminato per essere stato un mafioso.

La ringrazio per la disponibilità avuta nel ricevere quanto sopra esposto, certo che potrà essere data pubblicazione di quanto richiesto e chiudere, così, l’equivoco.

Cordialmente

Catania, 13/5/2018

Avv. Salvatore Liotta

One Comment

  1. turi

    aprile 6, 2018 at 8:22 pm

    Oggi desidero fortemente approfittare dell’ospitalita`che mi ha sempre concessa il mio amico e direttore Daniele Lo Porto per chiarire alcune situazioni che spesso sono state erroneamente interpretate da alcuni amici !!! e poi mettere la parola fine ai miei interventi su questo ben gestito giornale sul web . La contrarieta` che ho dimostrato sui 5/stellati alla guida del governo italiano con Luigi Di Maio mi e` costata l’amicizia di qualche vecchio/a amico/a accusandomi di disfattismo per il nuovo che arriva . Mai e poi mai mi sono servito nel distruggere un’aurora fresca di gioventu` ma , ai loro ,molto scarsa in contenuti politici . Tutto cio` io lo chiamo realismo e niente di diverso. Se una persona non capisce un bel niente di astronautica puo` mai fare il pilota di una di quelle complicate macchine volanti? Penso proprio di no . E allora perche` Luigi Di Maio, con la sua terza media finalmente dichiarata,viene abilitato a poter indossare i panni da primo ministro come niente fosse? Panni indossati nel passato da gente come De Gasperi, Moro, Crax, Andreotti e tanti altri emeriti politici molto stimati anche all’estero ? Per favore siate realisti anche voi , miei cari vecchi amici , che non vi costa niente e non ci perderete di dignita`. Se il BUON DIO avra` misericordia verso di me e mi ridara` la possibilita` di potere viaggiare nuovamente , sarebbe bellissimo poterci incontrare ” de visu ” e farvi conoscere del perche`non finiro` mai di auspicare una SICILIA LIBERA E INDIPENDENTE . Come ogni domenica dice PAPA FRANCESCO dopo l’incontro con i tantissimi cattolici che vanno ad affollare PIAZZA SAN PIETRO : PREGATE PER ME E PER LA MIA SALUTE aggiungo io . GRAZIE da TURI SAPIENZA .

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