Mafia: ippodromo di Palermo nelle mani dei boss, nove arresti

PALERMO – Nove arresti a Palermo, nei confronti di persone accusate a vario titolo di concorso esterno in associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori aggravato in concorso e frode in competizioni sportive. Denominata “COrSA NOSTRA”, l’inchiesta ha accertato come la mafia controllasse l’ippodromo del capoluogo siciliano. Sono almeno quattro le corse ippiche truccate scoperte dai carabinieri. Chi non accettava di sottostare ai diktat mafiosi subiva pesanti intimidazioni: dalle minacce di morte (come rivelato dalle intercettazioni), agli attentati intimidatori e alle aggressioni (i collaboratori di giustizia parlano di veri e propri pestaggi dei fantini ‘ribelli’).

L’inchiesta, che ha riguardato fantini, titolari di scuderie e allenatori, ha svelato un sistema di gare truccate gestite da Cosa Nostra. Le cosche decidevano quale cavallo dovesse vincere e intascava i soldi delle scommesse. Gli interessi della mafia sull’ippodromo di Palermo erano emersi già in una indagine della Dda che, nei mesi scorsi, aveva portato all’arresto, tra gli altri, del boss di San Lorenzo Giovanni Niosi. In quell’occasione, i carabinieri, intercettando il capomafia, avevano accertato i suoi rapporti con alcuni personaggi molto conosciuti nel mondo dell’ippica, come Giuseppe Greco. L’uomo avrebbe accompagnato più volte Niosi a summit di mafia, Domenico Zanca e la giovane fantina Gloria Zuccaro, tutti tra i nove arrestati dai carabinieri. Per gli inquirenti la gestione mafiosa dell’ippodromo sarebbe passata dal boss Giovanni Nioisi, tra gli arrestati, poi caduto in disgrazia e “destituito”, a Sergio Napolitano. L’inchiesta ha individuato “un gruppo di storici fantini che altrettanto storicamente sono vicini agli affiliati mafiosi e si prestano all’opera fraudolenta necessaria per condizionare l’esito delle corse”. Inoltre, l’inchiesta ha accertato che tre mafiosi avrebbero intestato fittiziamente i cavalli a prestanomi. Gli animali sono stati sequestrati.

“Perché sia possibile alterare il risultato di una gara occorre indurre i fantini che vi partecipano a collaborare – dice il Gip – non si tratta di una meccanica semplice, ma complessa e articolata cui si può giungere soltanto per effetto di un intervento molto forte. Le indicazioni acquisite sia attraverso le intercettazioni sia attraverso le dichiarazioni dei collaboratori, descrivono un tessuto sociale che compone l’ippodromo pesantemente condizionato dalla paura”. Il pentito Giovanni Vitale racconta, ad esempio, che per “convincere” il fantino Biagio Lo Verde a collaborare gli sarebbe stato bruciato il furgone di trasporto dei cavalli.

Send a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *