Mafia: ritornano in carcere i vertici delle famiglie di Agrigento e Palermo

AGRIGENTO – Erano stati rimessi in libertà a febbraio dopo l’operazione denominata in codice “Montagna”.  I giudici della Libertà, nei mesi scorsi, avevano annullato per difetto di motivazione ben 13 misure cautelari sostenendo che il gip che aveva disposto i provvedimenti si fosse limitato a fare un copia e incolla della richiesta di arresto depositata dai pm Gery Ferrara, Claudio Camilleri e Alessia Sinatra. Una decisione, quella del Riesame, che aveva fatto tornare liberi mafiosi ed estortori. La Procura di Palermo ha fatto ricorso contro la decisione del tribunale.  La Cassazione, che si sta pronunciando in questi giorni, ha dato ragione ai pm e ha annullato con rinvio già 8 delle 13 scarcerazioni disposte dal Riesame.

Il blitz, è scattato nel cuore della notte con l’ausilio di un elicottero, di unità cinofile e dello Squadrone Eliportato Carabinieri Cacciatori di Sicilia, ordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, eseguito da oltre cento militari del comando provinciale di Agrigento hanno nuovamente arrestato dieci esponenti di vertice di famiglie di Cosa Nostra agrigentina e del Palermitano,  L’operazione ha inflitto un ulteriore duro colpo agli attuali assetti di Cosa nostra, permettendo di documentare ulteriormente estorsioni ai danni di sette aziende. Numerose perquisizioni, alla ricerca di droga, armi ed esplosivi, sono ancora in corso.

Alle 3 di notte, è scattato il blitz

Un elicottero vigilava dall’alto, facendo rapidamente la spola tra Raffadali, Favara e San Biagio Platani. Oltre 100 militari, supportati anche da unità cinofile per la ricerca di droga, armi ed esplosivi, hanno fatto simultaneamente irruzione in ville, appartamenti, case di campagna e casolari. In pochi minuti, sono scattate le manette ai polsi di 10 pericolosi soggetti, quasi tutti ai vertici delle famiglie di Cosa Nostra agrigentina e del palermitano. I provvedimenti sono stati emessi, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, con l’accusa di “associazione di tipo mafioso armata” finalizzata alle estorsioni.

La vasta operazione odierna è scaturita da attività investigative svolte dai Carabinieri del Reparto Operativo di Agrigento nel periodo febbraio/maggio 2018, che hanno permesso di acquisire ulteriori elementi di prova, corroborati anche dalle dichiarazioni rese da un nuovo collaboratore di Giustizia, convintosi a dare il suo contributo proprio dopo essere stato arrestato nell’ambito dell’operazione denominata in codice “Montagna”.

Sono stati così ulteriormente raccolti gravi e concordanti elementi indiziari che hanno delineato le responsabilità e i vari ruoli assolti, in seno ai mandamenti ed alle famiglie mafiose, dai destinatari del nuovo provvedimento cautelare, i quali, nel mese di Febbraio erano stati rimessi in libertà dal Tribunale del Riesame a seguito del primo imponente blitz. Nel corso di tali ulteriori investigazioni, nei confronti di alcuni dei destinatari del provvedimento restrittivo, sono stati acquisiti elementi di prova in relazione al loro coinvolgimento in estorsioni, tentate e consumate, ai danni complessivamente di sette società appaltatrici di opere pubbliche di ingente valore. L’inchiesta in corso, come noto, aveva già documentato l’esistenza di un nuovo mandamento, quello, appunto, della “Montagna”, da cui prende il nome l’intera operazione. Il nuovo mandamento è risultato essere il frutto di una scelta fatta nel 2014 dal 37enne Francesco Fragapane, arrestato durante il primo blitz, ritenuto Capo del medesimo mandamento, figlio di Salvatore, quest’ultimo già capo provincia di Cosa nostra agrigentina.

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